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Il doppio gioco del PD sul Recovery Plan potrebbe costare il posto a Conte

L’esecutivo italiano non sta facendo una bella figura. Non solo agli occhi dei suoi cittadini, ma in particolare a quelli dell’Europa e più ingenerale del mondo intero. Accusare di incostituzionalità la bozza del Recovery Plan, parlare di crisi di governo e di rimpasto proprio durante un’emergenza sanitaria è a dir poco inappropriato. Ma la situazione è questa: gli equilibri sono precari, e sebbene in teoria oggi il Movimento 5 Stelle dovrebbe essersi convinto a votare a favore della riforma del Mes, un cambio di rotta improvviso potrebbe sempre verificarsi. E non sarebbe la prima volta che, nella storia repubblicana, avviene. In tal caso si potrebbe dichiarare lo scacco matto, ma non a favore della maggioranza e, soprattutto, di Conte. In più, la questione del Recovery Plan potrebbe portare a delle serie conseguenze.

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Recovery Plan, la sfida di Italia Viva

La bozza sulla governance del Recovery Plan appare opaca e presenta profili di incostituzionalità“, ha scritto il ministro Teresa Bellanova sul suo profilo Facebook. Certo c’è da dire che si è perfettamente allineata con il suo partito, Italia Viva, che ormai ha dichiarato guerra al presidente Conte. Renzi e il suo gruppo non vogliono proprio una nuova task force per gestire il piano, e questo ormai è chiaro. Tuttavia, la cabina di regia pensata da Conte oggi dovrebbe passare comunque, anche senza i voti dei renziani. Ma questo non rassicura: dimostra ancora di più la precarietà di una maggioranza che ormai sembra aver perso la bussola.

Teoricamente, infatti, il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto votare il Recovery Plan già ieri. Poi la riunione è slittata dopo che che i capigruppo di Italia Viva hanno abbandonato il vertice per protesta. E poi ancora, quando il ministro Luciana Lamorgese è risultato positivo al coronavirus. Intanto, Come ci ha provato: ha proposto di inserire l’ipotesi della governance come emendamento alla legge di bilancio. “In queso caso noi voteremo contro. Questa formula per noi è inaccettabile: esautora non solo i ministri, ma anche le Regioni e la Pubblica amministrazione”, ha risposto però Bellanova. E il PD, in tutto questo, cosa fa? Il doppio gioco. Da una parte appoggia Italia Viva, non convinto a sua volta della task force, dall’altra però fa la bella faccia anche con il Premier. Quindi cabina di regia sì, ma non nella legge di bilancio: insomma, sta nel mezzo. Almeno per ora.

recovery plan

Al Quirinale regna la preoccupazione

Chissà cosa sta pensando dal Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Costretto a guardare una serie di parlamentari e senatori discutere su tutto, anche all’interno della maggioranza, nonostante una pandemia che ancora ci costringere a contare i morti quasi come non fossero persone. Mattarella lo sa: gli incidenti politici sono sempre dietro l’angolo. E se oggi diciamo che il compromesso sul Mes con il Movimento 5 Stelle è stato trovato, finché non ci sarà l’approvazione ufficiale ci si continua a preoccupare. Anzi, nemmeno quella toglierà i pensieri al presidente della Repubblica. Se poi la riforma dovesse passare grazie all’aiuto dell’opposizione, ecco che si materializzerebbe un quadro ancora più indigesto.

A quel punto, infatti, si aprirebbe la finestra delle “maggioranze variabili”, una condizione che costringerebbe il Premier Conte a rivedere la sua posizione. E a rinunciare all’incarico, nel caso in cui la maggioranza si rivelasse troppo precaria. Cosa che, al momento, sembra proprio essere. A ogni modo, per quanto la si voglia raccontare, la crisi di governo non verrà superata dal voto sulla riforma del Mes. Dopo questo ostacolo, ci sarà di nuovo il Recovery Plan, che fondamentalmente per ora è stato posticipato alle feste di Natale. Un po’ come a nascondere la polvere sotto al tappeto. Prima o poi tornerà fuori, e lì vedremo se il governo Conte bis sarà in grado di reggere oppure no. Soprattutto, se avrà senso portarlo avanti o meno.

Quello sarà il passaggio cruciale: la maggioranza pretenderà che il Presidente Conte ridimensioni i suoi poteri, e un eventuale rimpasto potrebbe far cadere il governo. A quel punto, di fronte a una crisi in piena emergenza sanitaria, il Quirinale non potrà che accettare una possibile intesa tra Di Maio, Renzi e Zingaretti. Insomma: tutto pur di non andare alle urne proprio adesso. Anche se questo significherebbe, molto probabilmente, far saltare la testa di Conte. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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