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Reddito di cittadinanza, così non funziona: per il governo serve la stretta sul sussidio

Le politiche assistenzialiste senza una dura struttura sono destinate a essere fallimentari. E il reddito di cittadinanza, per ora, lo è stato. Su un milione di richiedenti, solamente duecentomila persone hanno trovato un impiego. Tante, invece, sono state trovate a usufruire del sussidio e, contemporaneamente, a lavorare in nero. Per questo c’è necessità di una stretta, di un cambio di rotta che permetta di far funzionare la piattaforma navigator e di evitare lo sperpero di denaro statale.

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Reddito di cittadinanza, perché non funziona

Doveva essere una politica attiva, invece il reddito di cittadinanza si è rivelato principalmente una politica passiva. Quindi c’è bisogno di effettuare dei cambiamenti, di reindirizzare il tiro: monitorare a livello centrale l’attività svolta dal Navigator nelle regioni, capire dove hanno origine i rallentamenti, controllare meglio i beneficiari. Finora, infatti, il reddito di cittadinanza è costato oltre 9 miliardi di euro, e ha prodotto dei risultati a dir poco insufficienti. Era difficile pensare che sarebbe riuscito a sconfiggere la povertà, e infatti questo non è avvenuto. Anzi. Anche perché come dice un vecchio proverbio: “Regala un pesce e sfamerai un uomo per un giorno, insegnagli a pescare le lo sazierai a vita”. E fino adesso, fondamentalmente, lo Stato ha regalato dei pesci.

Quindi, a un anno e mezzo dalla sua entrata in vigore, dopo la caduta di un governo, l’emergenza Coronavirus e con alle porte un lungo periodo di crisi economica condito dalla difficile gestione dei Recovery Fund, ecco che il reddito di cittadinanza necessita di cambiare abiti. Perché così non può andare avanti: è diventato un peso. E’ vero, infatti, che considerando l’attuale situazione, sarebbe impensabile eliminarlo del tutto, proprio post Covid. Modificarlo, però, è possibile. E Palazzo Chigi pretende che sia fatto. Anche perché la platea dei richiedenti sta crescendo rapidamente: ora sono 1,3 milioni di famiglie, se si considera anche la pensione di cittadinanza. In totale, sono 3 milioni i beneficiari, e questo significa una spesa di circa 7 miliardi nel 2020. Se i tempi non verranno ridotti e i posti di lavoro trovati, diventerà una cifra fuori controllo.

Ridurre i ritardi nelle convocazioni e nella sottoscrizione dei patti per il lavoro

Quindi ecco il piano: innanzitutto, aumentare i controlli sui beneficiari, così da ottenere risultati migliori nella lotta ai cosiddetti furbi, coloro che usufruiscono del reddito di cittadinanza mentre svolgono del lavoro in nero. E questo dovrebbe avvenire incrementando i poteri dei Comuni. A oggi, infatti, i territori devono effettuare le verifiche relative alle informazioni contenute nell’Isee su almeno il 5% dei percettori residenti. Con le modifiche che si vogliono attuare, i Comuni dovranno controllare almeno il 20/30%. Il ministero dell’Innovazione, poi, dovrà lavorare a una piattaforma per tenere sotto controllo l’operato svolto da navigator e dagli operatori dei centri per l’impiego delle varie regioni.

L’obiettivo è quello di riuscire a ridurre i tempi e sopratutto i ritardi nelle convocazioni degli occupabili, e nella sottoscrizione dei patti per il lavoro. Al momento, i beneficiari del Rdc che hanno sottoscritto i patti per il lavoro sono circa 400mila. Sono invece 500mila coloro che devono ancora completare la procedura di presa in carico o devono essere chiamati nei centri per l’impiego. Anche questo crea una grossa falla nel sistema. Solamente il 30% dei soggetti ai patti per il lavoro, infatti, è stato preso in carico nelle regioni del nord-ovest, il 44% in quelle del nord-est, il 39% al centro, il 43% al Sud e il 51% nelle isole.

Luigi Di Maio

Reddito di cittadinanza, agevolazioni per i datori di lavoro

Maggiore attenzione verrà posta poi anche nei confronti di coloro che non spendono completamente il sussidio mensile: queste persone potrebbero essere considerate un percettore sospetto. Di conseguenza, potrebbero subire la decurtazione del 20% della mensilità, e scontare controlli più approfonditi. Il problema però è anche il ritardo delle assunzioni, per questo il governo sta già pensando a come accelerare i tempi. I datori di lavoro che assumono a tempo pieno e con contratto a tempo indeterminato un sussidiato possono chiedere l’agevolazione prevista, pari alla differenza tra 18 mensilità del reddito di cittadinanza e quelle già godute dal percettore prima dell’assunzione. Gli incentivi potrebbero presto essere estesi pure ai contratti di lavoro intermittente a tempo indeterminato.

Inoltre, probabilmente verranno rivisti anche alcuni vincoli che regolano l’erogazione del bonus agli imprenditori. Per esempio, quello che stabilisce che l’azienda che assume deve realizzare un incremento occupazionale netto del numero di dipendenti impiegati a tempo indeterminato. Infine, si pensa anche di trasformare la piattaforma in una vera e propria app, così da riuscire a sfruttare i dati raccolti e incrociare più facilmente le domande e le offerte. Contemporaneamente, però, verranno aumentati i controlli contro chi non accetta il lavoro proposto. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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