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Renzo Arbore malattia: «Non c’è tempo da perdere, la diagnosi è chiara»

Leone da palcoscenico, Renzo Arbore non si è arreso a quella che è la sua smisurata passione per lo spettacolo nemmeno di fronte ai segni di un’evidente malattia: musicista, cantautore, conduttore e showman, l’83enne foggiano ha fronteggiato il suo stato di salute con un’adrenalina tale da nascondere perfino la reale situazione. Come raccontato a Ok Salute e Benessere, durante il tour 2019 il cantante ha letteralmente sfidato il suo fisico, affrontando i concerti con la febbre a 40° prima di finire in ospedale.

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Renzo Arbore malattia: «La sera del concerto ho avvertito che qualcosa non andava»

«Nell’ultimo periodo avevo lavorato tanto. – ha confessato Arbore che con l’Orchestra italiana si trovava in giro per l’Italia – Per mantenere fede agli impegni mi sono spostato dalla Sicilia al Nord. Ho iniziato la tournée a Bergamo. Un trionfo. Non c’erano “terroni” come me tra il pubblico e il consenso è stato tale che nessuno voleva che andassi via dal palcoscenico». «La sera del concerto, – ricorda – però, ho avvertito che qualcosa non andava. Sento di avere la febbre. Viene chiamato un medico che mi visita ma non trova alcunché». Sbalzi di temperatura e aria condizionata sembrano essere gli unici nemici del cantante che intanto, però, continua a stare male. «Proprio per la febbricola che non mi dava pace, – ha ammesso – sentivo che c’era qualcosa che non andava». Anche dopo la visita di un secondo medico, il tour di Arbore continua ad andare in scena, questa volta a Torino: «Faccio il concerto con 39 e mezzo di febbre. Per due tre ore canto e suono ininterrottamente alla guida dei 15 componenti dell’orchestra e con Gegè Telesforo. Ironia, divertimento e tanta musica».

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«Avverto una grande nausea e una febbre che da un momento all’altro raggiunge livelli altissimi»

Lo stop decisivo proprio dopo il concerto: «Quando torno in albergo, – prosegue il cantante – prima di andare a cenare avverto una grande nausea e una febbre che da un momento all’altro raggiunge livelli altissimi: avevo abbassato le mie difese immunitarie. Il tour continua, gli impegni presi vanno rispettati. Avvolto in una coperta e con le compresse di paracetamolo mi sposto verso Milano, nuova e terza tappa del giro, occasione per me importantissima, che anticipa quella di Genova e le altre. Al Teatro degli Arcimboldi l’attesa è grande. Però la febbre è salita a 40, un sudore continuo impedisce anche l’ipotesi di ripartire da Milano. Rimango in albergo, capisco che mi sarà impossibile rispettare le altre date. Gli interrogativi si moltiplicano, la febbre è sempre a 39, il sudore è costante».

Trasferito al pronto soccorso del Policlinico, «la radiografia evidenzia un focolaio di infezione abbastanza importante. Decidono per me che non c’è tempo da perdere. Arrivo a Roma con un’autoambulanza e vengo ricoverato alla Casa di cura Quisisana. La diagnosi è chiara: broncopolmonite». Solo la cura, “con sette antibiotici al giorno”, e una degenza di 18 giorni restituiscono ad Arbore la forza di prima. «Finalmente guarisco. Mi sento bene al punto da poter riprendere, sia pure con cautela, la mia attività». >> Iva Zanicchi, il ricordo del fratello morto di Covid: «Ecco perché non riesco ad elaborare il dolore»

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