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Riapertura confini, l’Unione europea spalanca le porte a 15 Paesi, Cina compresa

Da domani l’Unione europea è pronta a riaprire le frontiere: dopo lunghe trattative, gli Stati membri hanno raggiunto un accordo e hanno stilato la lista dei Paesi extra europei da cui sarà possibile partire per raggiungere l’Ue. Sono passati quasi tre mesi dalla chiusura dei confini a causa dell’emergenza coronavirus e, nonostante ancora non si possa parlare di una riapertura totale, questa decisione è da considerare un passo verso il ritorno alla normalità. Al momento, non saranno ancora ammessi i voli provenienti dagli Stati Uniti e dal Brasile, esclusi a causa della situazione epidemiologica.

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frontiere ue

Riapertura confini, l’Italia li mantiene chiusi

Via libera anche alla Cina, a patto che Pechino accetti i cittadini provenienti dall’Unione europea. Ovviamente, l’intesa raggiunta è da considerarsi un impegno politico, non un obbligo giuridicamente vincolante. I confini, infatti, anche quelli dell’Unione europea, sono totalmente gestiti dagli Stati membri. Per esempio, l’Italia ha deciso, in nome della prudenza, di mantenere le sue frontiere esterne chiuse per chi proviene da Paesi extra europei. Ovviamente, rimane la possibilità che i cittadini delle quindici nazioni inseriste nella “lista verde” entrino prima in un altro Paese dell’Ue, e poi in Italia grazie alla libera circolazione.

La discussione a riguardo rimane quindi aperta: Roma vorrebbe infatti evitare di chiudere Schengen, decisione che di fatto danneggerebbe significativamente la stagione estiva, e sta studiando dei controlli diversi da quelli legati solamente ai confini. Si pensa di effettuare dei controlli a campione negli hotel, in modo da poter verificare se una persona arriva da un Paese extra europeo. In quel caso, sarà obbligatoria la quarantena di due settimane.

“L’italia sceglie la linea della prudenza e mantiene in vigore l’isolamento fiduciario e la sorveglianza sanitaria per tutti i cittadini provenienti dai paesi extra schengen. La misura si applica nel nostro Paese anche ai cittadini dei 14 Paesi individuati dall’Ue nella “lista verde”, da e per i quali ci si può muovere liberamente da domani”, si legge nell’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza. L’Italia quindi mantiene la quarantena obbligatoria per tutti coloro che arrivano da una nazione non facente parte dell’Unione europea.

riapertura confini

Riapertura confini, i Paesi della lista verde

Per decidere a quali Paesi riaprire le frontiere esterne sono stati esaminati alcuni criteri, come la situazione epidemiologica. Primo tra tutti, è stato analizzato l’elemento dei contagi, quindi il numero di nuovi infetti registrati nelle ultime due settimane vicino o al di sotto della media Ue. Poi anche la tendenza stabile o decrescente dei nuovi casi di Covid-19, e infine l’affidabilità delle informazioni. In particolare, sono finite sotto l’attenzione le notizie rispetto ai test effettuati, alle misure di contenimento e alla tracciabilità dei contatti. A fronte di tutto questo, i paesi che l’Europa ha inserito nella lista verde sono: Algeria, Australia, Canada. Poi ancora Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia e Uruguay.

A loro si aggiunge poi la Cina, inserita in fondo alla lista con una clausola: Pechino entrerà a pieno titolo nell’elenco Ue solo se garantirà la reciprocità all’Europa. Non a caso, sono rimasti fuori dalla lista gli Stati Uniti, la Russia e il Brasile, India, Turchia e Israele, proprio per evitare l’apertura a paesi palesemente a rischio.

I criteri utilizzati per decidere a quali Paesi aprire le frontiere

Gli Stati inseriti nella lista, invece, sono considerati territori in cui l’epidemia Covid-19 può essere definita sotto controllo, al pari dell’Unione europea o migliore. Gli Stati Uniti, per esempio, con i suoi 125 mila morti e 2,6 milioni di casi, sono rimasti per ovvie ragioni esclusi dall’elenco. Non cambia nulla invece per il Regno Unito, che non è mai stato incluso nelle restrizioni approvate a marzo. Alcuni Paesi, in particolare la Grecia e il Portogallo, hanno spinto per un’apertura più generalizzata. Lo scopo era quello di salvare il più possibile la stagione estiva e riuscire a sostenere il settore del turismo. Altri, soprattutto quelli del Nord, hanno al contrario insistito per stilare una lista più contenuta.

Le preoccupazioni non sono solamente sul fronte sanitario. Non sono da sottovalutare infatti le conseguenze politiche di un’apertura nei confronti della Cina, dal momento che lo stesso non viene permesso agli USA. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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