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Riforma Pensioni, Draghi dice addio a Quota 100: le richieste dei sindacati

Riforma Pensioni – Martedì 27 aprile 2021. Nel Recovery Plan non vi è traccia di una riforma concreta sulle pensioni, ma questo non vuol dire che il sistema previdenziale non sia tra le priorità del governo Draghi. Nel Pnrr presentato ieri alla Camera dal presidente del Consiglio non ci sono indicazioni precise su Quota 100, che dovrebbe esser messa in soffitta a dicembre del 2021. Resta l’incognita: da cosa sarà sostituita? Le ipotesi e le richieste dei sindacati.

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Riforma Pensioni, il governo Draghi dice addio a Quota 100: le richieste dei sindacati

Come si legge sul sito “PMI” sembra sparito dal testo del Pnrr il riferimento precedentemente inserito nella prima bozza, secondo cui «la fase transitoria di applicazione della cosiddetta Quota 100 terminerà a fine anno e sarà sostituita da misure mirate a categorie con mansioni logoranti». Nelle raccomandazioni per il nostro Paese, “la UE richiede di attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica favorevole alla crescita. E questo è l’unico riferimento alla Riforma Pensioni che resta nel testo del Pnrr trasmesso alle Camere il 24 aprile”, si legge nell’articolo pubblicato stamani su “PMI”. Ma il ritorno secco alla Legge Fornero comporterebbe uno scalone di 5 anni. Per questo motivo i sindacati premono da tempo per affrontare il “dopo Quota 100” con un meccanismo flessibile.

Quali sono le ipotesi in campo? Tra le più papabili Quota 102, già sul tavolo del Conte due, una nuova forma di pensionamento anticipato con 64 anni di età e 38 di contributi. Lo “sconto” verrebbe riconosciuto a donne, caregivers e precoci. Nello specifico, si parla di una riduzione di 8 mesi sui contributi richiesti per ogni figlio per le donne (fino a un massimo di 24 mesi); riduzioni contributive pari a un anno per chi assiste da almeno 5 anni un familiare con handicap grave; e una maggiorazione del 25% degli anni di lavoro prestati tra i 17 e i 19 anni per i lavoratori precoci. Un’altra possibilità sarebbe quella dell’Ape sociale, l’Anticipo pensionistico, a cui possono accedere (con almeno 63 anni d’età) alcune categorie di lavoratori in difficoltà.

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Sbarra (Cisl): «Assicurare l’uscita volontaria dal mercato del lavoro a partire da 62 anni»

Su tema pensioni i sindacati chiedono subito di riaprire il dialogo: «Bisogna evitare a tutti i costi un nuovo scalone a 67 anni ed un altro fenomeno esodati, segnala il segretario della Cisl, Luigi Sbarra. E ancora: «assicurare l’uscita volontaria dal mercato del lavoro a partire da 62 anni o realizzare l’obiettivo di 41 anni di contributi a prescindere dall’età». Argomenti urgenti a cui il governo Draghi deve far fronte. Leggi anche l’articolo —> Recovery Plan, Draghi al Parlamento: «Qui c’è il destino degli Italiani» [VIDEO]

 

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