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Dietro alle risse al Pincio c’è l’insofferenza dei giovani causata dell’emergenza Covid

Cosa succede nella Capitale? Sembra che la città stia rivivendo il passato. Le risse al terrazzo del Pincio di Roma della scorsa settimana hanno il sapore di faide tra bande di ragazzini. In realtà questa volta la questione è un diversa: non stanno facendo altro che esprimere l’insofferenza causata dal lockdown, dalla pandemia, dall’assenza di veri rapporti sociali e da una scuola che, fisicamente, non possono più frequentare. Negli ultimi mesi è stato ripetuto più volte: le restrizioni ci porteranno a sconfiggere il Covid-19, ma ci lasceranno anche serissime conseguenze non solo a livello sociale, ma soprattutto psicologico. E ora, infatti, ci stanno presentando il conto.

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rissa al pincio

Risse a Roma, l’organizzazione avviene tramite i social network

Sembra che non si possa parlare di una vera e propria guerra tra bande. Anzi, pare addirittura che la rissa scoppiata al Pincio dovesse “risolvere” lo screzio tra due ragazzine. Il tutto si muove sui social, l’unico mezzo rimasto ai giovani di oggi per comunicare. Ma la vita sulle piattaforme non è la realtà, e i ragazzini ora questo sembrano faticare a capirlo. Lì è dove parlano, dove si esprimono, dove si organizzano per incontrarsi e, letteralmente, “fare casino”. Hanno bisogno di evadere da un sistema che oggi li opprime, che non gli permette di crescere come dovrebbero. E la causa è il coronavirus.

Sono furbi, i giovani di oggi: sanno come coordinarsi. Si accordano su Telegram o su Tellonym, un canale affollato proprio dagli Under 18 e sfruttato perchè permette di conversare in modo anonimo. E poi c’è TikTok, il social network preferito dai più piccoli. Quello dove pare, appunto, sia stato pianificato l’incontro al Pincio che non solo è sfociato in una serie di risse, ma ha radunato anche centinaia di ragazzini. Il tutto, ovviamente, senza considerare le misure anti-Covid e il divieto di assembramento.

rissa al pincio

Risse a Roma, un nuovo appuntamento

E ora si parla di replicare quanto avvenuto al Pincio. “Raga’, me stanno a dì che se sposta a venerdì”, si legge in una delle nuove chat di Telegram nate per condividere le foto e i video della rissa di sabato scorso. Tutti contenuti che hanno fatto il giro del web in poche ore, e che al momento sono al vaglio della polizia che sta cercando di ricostruire l’accaduto. “Samuele preparate, e veniamo a prende con i coltelli”, è un altro messaggio nel gruppo “Risse a Roma”. Anche su Tellonym le domande rimbalzano da un profilo all’altro: “Dov’è il prossimo appuntamento?”, “Tu ci vieni?”, e ancora: “Quando ci rivediamo?”. Lo stesso sta accadendo su TikTok. Tra l’altro, mentre al Pincio si attendeva lo scontro tra le due ragazzine, rissa che in realtà non è mai scoppiata vista l’assenza di una delle due, anche all’Eur la situazione era molto calda.

Lì si sono trovati circa 3mila giovani, ma in questo caso non ci sono state lotte. I ragazzi si sono limitati a chiacchiere e schiamazzi con gli amici, il tutto, ovviamente, senza rispettare le norme anti contagio. Ora, chiaramente, l’attenzione in tutta la città è alta: “Siamo tornati indietro di 20 anni”, commentano gli agenti. Proprio nella piazza intorno all’Obelisco, infatti, tra gli anni ’90 e i 2000 si radunavano centinaia di ragazzi con le loro auto modificate, e lì partivano le gare lungo i rettilinei del quartiere. Ma il problema è molto più ampio: non si tratta solamente di scontri tra bande. Qui il dramma è sociale e psicologico: un’intera generazione sta soffrendo le chiusure, ha necessità di instaurare rapporti con i propri coetanei, di vivere i propri amici.

risse roma

L’insofferenza psicologica

Le misure restrittive imposte dalla quarantena, e di conseguenza l’isolamento sociale si associano alla perdita di controllo e alla sensazione di sentirsi in trappola. Per questo ora i giovani, vedendo un minimo di allentamento, stanno esprimendo la necessità di evadere. Secondo lo studio Young people bear the brunt of pandemic mental health issues, pubblicato su Public Healt e condotto in Gran Bretagna, i ragazzi sono tra i più a rischio depressione a causa della pandemia. L’84% delle persone tra i 18 e i 24 anni, infatti, ha riferito di aver riscontrato sintomi di depressione, mentre il 72% di ansia. Il rimanente, comunque, ha indicato sensazioni di disagio per la solitudine e una consistente riduzione del buonumore.

Per questo ora il forte desiderio di socialità, represso per alcuni mesi, porta i giovani a reagire in maniera più ribelle alle restrizioni e alle regole sociali: un perfetto esempio sono proprio le risse al Pincio. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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