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Ristori ai locali chiusi per la pandemia: in Europa si fa meglio che in Italia

Gli imprenditori e ristoratori italiani lamentano la mancanza di aiuti al settore. Con l’iniziativa “Io apro”, il 15 gennaio, i ristoratori hanno voluto lanciare un segnale di soccorso al governo: chi accogliendo i clienti e rischiando grosse sanzioni, chi apparecchiando simbolicamente i tavoli. In molti Paesi europei, sembra che gli imprenditori del settore abbiano avuto molto più sostegno da parte dei governi. Lo raccontano gli chef e imprenditori intervistati da Identitagolose.it.

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ristori ristorazione

Francia

In Francia i ristoranti sono chiusi da marzo 2020, fatta eccezione per qualche pranzo in estate. Il ristoratore Simone Tondo, titolare di “Racines”, a Parigi, si dice soddisfatto della gestione dei ristori del governo francese. “Almeno governare in questo caso fa rima con ‘prevenire’, cioè ‘proteggere’. Se concedi a un ristorante di rimettersi in moto e poi lo fai chiudere senza avergli dato sovvenzioni, è come se lo uccidessi due volte”. In Francia, il governo si è mosso alla svelta: “Hanno concesso prestiti a interessi zero, da cominciare a restituire solo dopo un anno. Noi abbiamo chiesto il massimo possibile: è una cassa che ci ha dato e ci dà ancora ossigeno”. La cassa integrazione: “È partita anche quella a marzo. Rimborsa l’84% del netto degli stipendi. Da allora è arrivata tutti mesi, a tutti i nostri 13 dipendenti”.

Austria

In Austria come in Germania funziona il meccanismo del “Kurzarbeit”, una cassa integrazione particolare. Il governo concede all’azienda di decidere quanto far lavorare i propri dipendenti, e lo Stato paga il resto dello stipendio. “Tredicesima e quattordicesima sono stati erogati al 100%”, raccontano o Ciccio Sultano e Nicola Zamperetti, responsabili di un ristorante al Ritz Carlton di Vienna. “A novembre, all’inizio della seconda crisi, ci hanno rimborsato l’80% degli incassi dello stesso mese un anno prima. La percentuale è scesa al 50% a dicembre, ma è comunque un aiuto corposo”, aggiungono.

Germania

Secondo l’imprenditore intervistato a Identitagolose.it Alessandro Leonardi, le norme adottate in Italia e in Germania si assomigliano. “Cambiano, anche in modo notevole, le dinamiche con cui poi si sono manifestati questi protocolli: per questo direi che il governo tedesco è stato più tempestivo e più presente. Nella gestione dei dipendenti molto velocemente il governo ci ha offerto un programma di sostegno che ad esempio mi ha permesso di non licenziare nessuno: le persone che lavorano con me ricevono dall’inizio della crisi, puntualmente, il 60% del loro stipendio. Poi, una volta dichiarata l’emergenza lockdown e quindi l’obbligo di chiusura, l’amministrazione ha predisposto uno sportello digitale dove fare domanda per ricevere le compensazioni: si deve compilare la domanda dichiarando i propri fatturati dell’anno precedente e il numero dei dipendenti”.

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Regno Unito

Giorgio Locatelli, volto di MasterChef Italia e proprietario della “Locanda”, a Londra, ha subito importanti perdite, ma giudica comunque positivamente le decisioni del governo. “Certamente non è pensabile che si riescano a compensare le enormi perdite: noi fatturiamo circa 4 milioni di sterline in un anno, quest’anno arriveremo a stento a un milione”, spiega Locatelli. “Fondamentale è stato il furlough (un “congedo pagato”, ndr) istituito dal Governo che ha compensato i dipendenti con l’80% del loro stipendio. I rimborsi sono arrivati sempre nel giro di sette giorni. Poi è stata sospesa la business rate (le imposte sulle proprietà commerciali, ndr): sono cifre importanti, per noi circa 110mila sterline all’anno. La VAT (l’IVA, ndr) sulla ristorazione è stata abbassata dal 20% al 5%, e il pagamento del 2020, che avrebbe dovuto avvenire a marzo 2021, è stato sospeso fino al 2022. Ci è poi stato offerto un business loan, un prestito, che poteva arrivare fino a 350mila sterline: questo prestito è senza interessi né richiesta di garanzie, lo si inizia a ripagare dopo 12 mesi e si può dilazionare nei 5 anni successivi”.

“Un’ulteriore intervento importante ha riguardato le assicurazioni”, aggiunge l’imprenditore. “Tutti noi abbiamo delle assicurazioni che ci difendono dai danni subiti dalle aziende. Però le compagnie si erano subito premurate di dire che la crisi Covid era una calamità che non erano tenuti a rimborsare: il governo ha approvato un decreto in base al quale invece avremo diritto a una percentuale, ancora da definire, di rimborsi. Per i piccoli business è stato poi previsto un prestito a fondo perduto di 9mila sterline. L’unica sorpresa in negativo direi che è stata la decisione di non cancellare le tasse sui redditi per il 2020: sono state sospese, le pagheremo dal 2022 e le potremo rateizzare, ma rimarranno”. >> Tutte le news 

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Written by Chiara Ferri

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