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Kharkiv distrutta dai raid, viaggio dentro una città fantasma: “Putin vuole terrorizzare il mondo”

Quanto dolore nella città di Kharkiv distrutta dai bombardamenti dei Russi. In un lungo reportage uscito su «La Stampa» Francesca Mannocchi racconta gli orrori di un centro fantasma. Nel cuore della città, Piazza della Libertà, è stato colpita due giorni fa da missili e razzi una sede del governo locale. Un attacco in cui sono rimaste uccise almeno dieci persone. Oggi a presidiare ci sono i militari, poche le persone a passeggiare per strada. A notare la troupe italiana del giornale diretto da Giannini un uomo che si è lasciato andare a commenti su cui dovremmo riflettere tutti.

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Kharkiv

Kharkiv distrutta dai raid, viaggio dentro una città fantasma: “Putin vuole terrorizzare il mondo”

«Un uomo cammina solo, con una bottiglia di birra in mano. Cammina, sorseggia e canta. Poi ci vede, non chiede chi siamo, che facciamo lì, si avvicina, dice solo: ‘A Putin non importa che viviamo o moriamo, non ha bisogno di noi. Ha bisogno solo di terrorizzarci e terrorizzare il mondo. Con noi c’è riuscito, col mondo ancora no’. E si presenta. ‘Mi chiamo Igor e questa è la mia terra’. E ancora: ‘Putin vuole vincere la terra, non le persone, con la terra può riuscire, ma con le persone no. Le persone per lui sono dettagli lungo il cammino’», racconta Francesca Mannocchi. In quest’ottica forse si può comprendere ancora meglio l’attacco di stanotte per il controllo della centrale nucleare più grande d’Europa, la quinta al mondo. Uno dei punti più importanti per l’Ucraina, ma non solo. Senza pensare alle conseguenze, quasi fosse una provocazione: ancora una volta Putin ha tenuto conto solo di sé stesso e del suo oscuro disegno. Lo zar russo non ha considerato che potesse essere l’attacco a Zaporizhzhia una nuova Chernobyl.

Kharkiv

La strategia dello zar

E sempre senza badare al dolore, alla morte, al panico Putin ha dato ordine di mettere in ginocchio la città Kharkiv. Uno scenario desolante, straziante: “Le carcasse vuote di veicoli corazzati russi bruciati, i veicoli distrutti e disseminati sulle carreggiate, i pezzi di uniformi, oggetti personali sparsi a terra, mimetiche, gli edifici distrutti e quelli ancora in fiamme”. Così Mannocchi descrive ciò che le si è fatto innanzi. E ancora: “La via per raggiungere Kharkiv è una strada di persone che si affannano stanche, a piedi, piegate dalla fatica di otto giorni di guerra, a cercare cibo. Le poche botteghe e farmacie aperte, nelle rare ore in cui i bombardamenti lasciano una finestra di agibilità alle persone per cercare viveri e acqua, sono assaltate”. È una città piegata, vittima di un conflitto che assume sempre contorni più sinistri. È solo nel sottosuolo di Kharkiv che c’è vita, lì le persone si sono nascoste per scampare all’assalto russo. Un chiaro sintomo purtroppo di come la manovra di Putin di accerchiare, spaventare, distruggere sta funzionando purtroppo, come già successo altrove. Leggi anche l’articolo —> Attaccata la centrale nucleare di Zaporizhzhia: “Si è rischiata una nuova Chernobyl”

 

 

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