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Salvini, Coronavirus lo manda in confusione: «Chiudere l’Italia, anzi no…»

«Fai una giravolta, fallo un’altra volta, guarda in su, abbassa gli occhi in giù: dai un bacio a chi vuoi tu», sono i versi de ‘La bella lavanderina’. E questa vecchia canzoncina per bambini sembra perfetta per descrivere il «dissidio interiore» che agita l’ex Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che dal 27 febbraio ad oggi ha mutato continuamente parere sullo sblocco del lockdown del paese. Aprire o tenere chiuso? Sono stati tanti i cambiamenti di rotta del leader della Lega. E se la canzoncina per i più piccoli vi sembra inappropriata si può sostituire tranquillamente con la storpiatura del verso shakespeariano «aprire o non aprire: questo è il problema». Tanto lavanderina o Amleto la confusione che agita Salvini resta la stessa: salvaguardare la salute degli Italiani con le misure di distanziamento sociale o ripartire in fretta con le attività per rilanciare l’economia? L’importante è non perdere la faccia di fronte agli elettori: c’è la politica di mezzo.

 

Salvini, Coronavirus lo manda in confusione: «Chiudere l’Italia, anzi no»

Oggi Matteo Salvini è a favore della riapertura, sulla falsa riga dei governatori leghisti Fontana e Zaia. «Chiedere la riapertura da parte della Lombardia è un grande segnale di concretezza e di speranza, spero che il governo ne tenga conto», ha dichiarato il leader della Lega, che ha aggiunto: «Altri Paesi riaprono, non possiamo rimanere indietro». Per la serie partono tutti, mi arruolo anch’io.  Sulla scuola il senatore ha detto: «Se riaprisse l’11 maggio, i miei figli li manderei a scuola, purché siano garantiti sanificazione, distanze e dispositivi di protezione». Queste sono dichiarazioni di stamani, venerdì 17 aprile 2020, ma come sottolinea Laura Mari su ‘Repubblica’, Salvini ha fatto più di una giravolta nel corso degli ultimi mesi.

Salvini

Fai una giravolta: «Mettiamo in sicurezza la salute di tutta Italia. Chiudere prima che sia tardi»

Con l’insorgere dei primi contagi da Coronavirus in Lombardia il senatore milanese non aveva dubbi: «Bisogna chiudere tutto». La parola d’ordine era «controllare»: «Non do colpe a Tizio e a Caio:  è fondamentale, se non l’hanno fatto da ieri, che da oggi chiunque entri in Italia con qualunque mezzo di trasporto, dalla zattera all’aeroplano, venga controllato», ripeteva ossessivamente nelle interviste l’ex ministro dell’Interno. Dietrofront il 27 febbraio, a soli 6 giorni di distanza dalle sue prime dichiarazioni sull’emergenza Covid-19: «Il Paese affonda, con i governatori leghisti concordiamo che occorre riaprire tutte le attività e ritornare alla normalità». Il numero impressionante di vittime aveva portato però Salvini a rivedere la sua posizione: «Fermiamo tutto per i giorni necessari. Mettiamo in sicurezza la salute di tutta Italia. Chiudere prima che sia tardi». Parole quelle del senatore milanese datate 10 marzo 2020.

Salvini Coronavirus

Falla un’altra volta… Salvini: «Il mio è un appello a poter permettere a chi crede di andare a messa»

Il 26 marzo messo alle strette dalle trasmissione televisiva Piazzapulita su La7, Salvini è arrivato addirittura ad ammettere l’errore: «Era evidentemente una valutazione scientificamente sbagliata», per poi proseguire: «Come era sbagliata quella del presidente del Consiglio che diceva che era tutto sotto controllo». Una settimana dopo, il 4 aprile, il leader della Lega ha parlato però di riapertura delle chiese: «Il mio è un appello a poter permettere a chi crede di andare a messa. Si può andare dal tabaccaio, allora perchè non si può curare l’anima. Si può entrare contingentati al supermercato e allora perché no in chiesa?». Una proposta respinta fortemente dalla Santa Sede, che ha suscitato qualche malumore anche negli alleati del Centrodestra. Ieri, 16 aprile, il senatore rilancia l’appello di Fontana: «Chiedere la riapertura da parte della Lombardia è un grande segnale di concretezza e di speranza, spero che il governo ne tenga conto». Eh già, Salvini «guarda in su», come dice la canzoncina, non perde mai di vista l’occasione per attaccare l’esecutivo. leggi anche —> Matteo Salvini, è ancora polemica: “Trattare con l’Ue senza il voto delle Camere è fuori legge”

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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