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Samanta Togni, malattia imbarazzante: «Era infettiva. Mi trattavano come un’appestata»

Qualche tempo fa ad “Ok Salute e Benessere” Samanta Togni ha raccontato di una malattia imbarazzante con cui ha dovuto fare i conti. L’ex maestra di “Ballando con le stelle” ha svelato un retroscena risalente alla gioventù che ha per protagonisti gli amici a quattro zampe. «Amo molto gli animali e da piccola avevo due gatti persiani. Abitavamo in un palazzo a Terni, senza giardino, e i miei genitori pensarono fosse più pratico e igienico tenere in casa due mici, piuttosto che altri animali domestici. Rommy e Cleo, un maschio e una femmina, erano due palle pelose, i miei dispettosi compagni di giochi con i quali avevo confidenza assoluta. Li abbracciavo e baciavo sul muso, me li mettevo sulla testa, ci passavo le giornate», ha esordito il volto noto.

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Samanta Togni

Samanta Togni malattia imbarazzante: «Era infettiva. Mi trattavano come un’appestata»

«Allora avevo 12 anni, frequentavo la seconda media. Ero una bimba magrolina, con una gran massa di capelli. Improvvisamente, un giorno, mi accorsi di una bolla che si andava aprendo sul petto, fin su per il collo. Poi, sul lato sinistro della testa, comparve un bozzo che cominciò a gonfiarsi e a darmi fastidio. Perdevo i capelli e intorno a quella zona finì per formarsi una chiazza: a scuola i compagni mi tenevano a distanza, mi prendevano in giro. E io ci soffrivo», ha riferito Samanta Togni. «La mia mamma mi portò dal pediatra e questi ci indirizzò dal chirurgo più noto della mia cittadina, che consigliò l’operazione in tempi veloci. Disse che era una cisti da togliere, ma l’intuito e lo scrupolo di mia mamma suggerirono un ultimo tentativo», ha proseguito la 39enne. La mamma decise di portarla all’Istituto dermopatico dell’Immacolata (Idi), che oltre che a Roma, ha una sede distaccata in provincia di Viterbo, a Capranica. «Il dottore mi diagnosticò un tipo di tigna rara e particolarmente aggressiva. Un fungo che avevo contratto dai miei adorati gatti e che il mio fisico gracile, in quel momento senza solide difese immunitarie, aveva incoraggiato», ha spiegato la Togni.

Samanta Togni

«Io comunque mi ero spaventata moltissimo e temevo addirittura di poterne morire»

«Disse anche che, se la cisti (in realtà, una pustola) fosse stata rimossa in modo chirurgico, l’infezione si sarebbe ulteriormente diffusa, con problemi anche seri. Non so… Forse aveva calcato un po’ troppo i toni. Io, comunque, mi ero spaventata moltissimo e temevo addirittura di poterne morire», ha dichiarato Samanta Togni. Come è andata a finire? «Per prima cosa, allora, il medico mi aprì la pustola e la ripulì. Poi prescrisse una lunga e meticolosa cura, con lo scopo di disinfestare il cuoio capelluto che intanto si stava riempiendo di altri bozzettini in crescita», ha spiegato il personaggio tv. «Per più di un mese, due volte al giorno, la mamma mi detergeva diligentemente la testa con acqua ossigenata, applicando poi creme specifiche (ne ricordo una di colore giallastro, molto appiccicosa). Non potevo lavare i capelli, se non con uno shampoo ad hoc, e avevo il mio pettine che nessun altro poteva usare: la mia malattia era infettiva! Così, a scuola, andavo con un cappellino in testa e venivo trattata come una piccola appestata», ha aggiunto lei. Per fortuna è acqua passata: oggi la conduttrice ha una folta chioma. È bellissima. Leggi anche l’articolo —> Alfonso Signorini, chi è il misterioso compagno: cosa sappiamo

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