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Tar Lazio: «Dpcm illegittimo sull’obbligo delle mascherine a scuola», cosa rischia Conte

Il Tribunale Amministrativo del Lazio con una sentenza ha dichiarato illegittimo il Dpcm del 14 gennaio 2021 emanato dal governo Conte sulle mascherine a scuola per i bambini al di sotto dei 12 anni durante l’emergenza Covid. La prima sezione del Tar del Lazio, presieduta da Antonino Savo Amodio, si è pronunciata sul ricorso presentato da una coppia di genitori di una minorenne che frequentava la scuola primaria. La coppia, con il supporto degli avvocati Linda Corrias e Francesco Scifo, si è opposta così all’imposizione dell’obbligo del dispositivo anti Coronavirus, per i bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni. Il Dpcm, uno degli ultimi dell’era Conte, prevedeva che la mascherina dovesse essere indossata a scuola, anche al banco, dai bambini tra i 6 e gli 11 anni. Vale a dire per tutto il tempo delle lezioni in presenza.

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Tar Lazio: «Dpcm illegittimo sull’obbligo delle mascherine a scuola», cosa rischia Conte

Secondo quanto si legge nel ricorso l’imposizione era «sia immotivata sia viziata da difetto di istruttoria in quanto adottata in contrasto con le indicazioni fornite dal Comitato tecnico scientifico e dall’Organizzazione mondiale della Sanità, senza fornire alcun supporto a sostegno di tale determinazione». Un obbligo che, si puntualizza, è stato imposto «senza fornire alcun supporto a sostegno di tale determinazione». Nessun bambino poteva essere esonerato dall’uso della mascherina in classe. La coppia ha rimarcato «che non sia stata adottata alcuna misura al fine di garantire che un minore, pur privo di patologie conclamate, possa essere esonerato dall’uso della mascherina in classe ove risenta di cali di ossigenazione o di altri disturbi o difficoltà». 

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Dpcm illegittimo durante l’emergenza Covid

Nella sentenza il Collegio spiega che per la sua decisione ha fatto «espresso rinvio alle considerazioni svolte nella sentenza n. 2102 del 19 febbraio 2021 su analoghe questioni, in cui è stata rilevata l’illegittimità del Dpcm del 3 novembre 2020 per sostanziale difetto di istruttoria, per irragionevolezza e per contrasto con le indicazioni del CTS. Dalle quali l’amministrazione si è discostata senza tuttavia motivare alcunché sulle ragioni del diverso opinamento. E senza addurre o richiamare evidenze istruttorie di diverso avviso, in ipotesi ritenute prevalenti rispetto al parere tecnico-scientifico del CTS». Per i giudici «si tratta di vizi ravvisabili anche nel successivo Dpcm del 14 gennaio 2021, oggetto di impugnazione, la cui base istruttoria è rimasta sostanzialmente immodificata».

Mentre a proposito del Dpcm del 2 marzo 2021, «la Sezione ha già ripetutamente evidenziato l’effetto di formale legificazione delle misure in contestazione. E dunque, la loro non sindacabilità trattandosi di atti non amministrativi». Il tribunale ha dichiarato illegittimo il Dpcm del 14 gennaio 2021, ma «nei limiti» espressi nella motivazione e «ai soli fini risarcitori».

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Il legale della coppia: «Agiremo contro Conte e i suoi ministri ai sensi dell’articolo 28 della Costituzione per responsabilità personale, con volontà di dolo»

Cosa rischia ora Giuseppe Conte? “La sentenza è importantissima, perché permette il risarcimento dei danni per un obbligo che è abusivo, quello di portare le mascherine al chiuso senza che sia stata fatta prima alcuna prescrizione o valutazione medica”, ha detto Francesco Scifo, legale della coppia. «Agiremo contro Conte e i suoi ministri ai sensi dell’articolo 28 della Costituzione per responsabilità personale, con volontà di dolo», ha aggiunto. L’avvocato ha già annunciato in all’AdnKronos che chiederà i danni all’ex premier, ma anche al presidente del Consiglio Draghi.

«La sentenza è importantissima perché permette il risarcimento dei danni per un obbligo. Che è abusivo. Quello appunto di portare le mascherine al chiuso senza che sia stata fatta prima alcuna prescrizione o valutazione medica». E ancora: «Agiremo contro Conte e i suoi ministri ai sensi dell’articolo 28 della Costituzione per responsabilità personale, con volontà di dolo. Faremo un’azione collettiva per tutti gli italiani chiedendo loro i danni. Agiremo anche contro Draghi perché ha inserito la misura nel decreto legge 52/2021 e nei successivi. Ci dicano quali sono le disposizioni scientifiche che avallano la misura. La verità è che i governi se ne sono infischiati, non hanno fatto alcuna valutazione scientifica. (…) C’è stato un eccesso di potere». 

La sentenza è appellabile in secondo grado di giudizio presso il Consiglio di Stato, quindi abbiamo motivo di pensare che l’Avvocatura dello Stato presenterà il ricorso. Con una buona probabilità questo non sarà niente altro che il primo round: la battaglia non è finita qui. Leggi anche l’articolo —> Reddito di cittadinanza, come potrebbe cambiare: le ipotesi in ballo

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