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Travaglio offese a Draghi sul personale: il direttore del “Fatto” interviene dopo la polemica

Travaglio contro Draghi – Martedì 27 luglio 2021. Prima le offese pesanti, poi la polemica, infine il chiarimento. Ma forse mai come in questo caso “la toppa è peggio del buco”. Dopo le parole “deliranti” di Marco Travaglio sul premier Mario Draghi, sono arrivati da ogni dove messaggi di solidarietà all’ex numero uno della Bce: non solo dai politici (primo tra tutti il leader di Iv Renzi), ma anche dalla gente comune. Gli insulti personali nei confronti del presidente del Consiglio, con tanto di applausi e risate, alla festa di Articolo Uno, non sono andati giù a molti e parecchi (in primis la Lega) hanno invocato le dimissioni di Roberto Speranza, intervenuto in seguito al discorso del giornalista. Difatti il ministro della Salute non si è dissociato subito dalle tesi del giornalista.

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Travaglio contro Draghi, scoppia la polemica: arriva replica sprezzante del direttore del “Fatto”

Draghi è un figlio di papà…“, questa la considerazione di Marco Travaglio, che evidentemente non conosce la vera storia del premier Draghi, rimasto orfano appena sedicenne del padre Carlo (subito dopo ha perso anche la madre). Il modo di dire è spesso impiegato per alludere ad una persona cresciuta negli agi familiari, senza dover faticare troppo per fare la bella vita. Un’immagine che cozza non poco con quella che è stata la giovinezza del presidente del consiglio. Quel lutto, così importante, segnò la fine della sua infanzia e cambiò inevitabilmente la sua vita. A parlarne lo stesso Draghi in un’intervista di qualche tempo fa concessa al giornale tedesco «Die Zeit». «Ricordo che a sedici anni, al rientro da una vacanza con un amico, lui poteva fare quello che voleva, io invece trovai a casa ad aspettarmi un cumulo di corrispondenza da sbrigare e di bollette da pagare», dichiarò Mario Draghi, che riservatissimo, non ama parlare troppo del suo privato.

In queste ore non è seguita alcuna replica da parte del premier al giornalista torinese. Speranza, nel pomeriggio, dopo la polemica “montata come panna al veleno”, è invece intervenuto: “L’uscita di Marco Travaglio su Mario Draghi è infelice e non rappresenta certo il punto di vista di Articolo uno che sostiene convintamente la sua azione di governo“, ha chiarito il segretario di Articolo uno. Un atto dovuto, diciamo. Sui social non pochi ne avevano chiesto le dimissioni: da commenti come “Nella mia vita non ho mai conosciuta una persona più cattiva di Travaglio e Speranza domani deve dare le dimissioni“; a “Visto che Articolo uno applaude alle fesserie di Travaglio, sarebbe meglio che Speranza desse le dimissioni“.

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La Lega e non solo invocano dimissioni di Roberto Speranza

Anche Il Fatto Quotidiano ha cercato di ‘rimediare’, pubblicando il discorso integrale (che trovate a fine articolo) di Marco Travaglio all’evento organizzato da Articolo Uno. Evidentemente non è bastato, il direttore, come evidenziano diversi giornali, è rimasto isolato: il suo intervento non è piaciuto ai più. Per Renzi le parole di Travaglio “dimostrano come il direttore de Il Fatto Quotidiano sia semplicemente un uomo vergognoso“. Ettore Rosato, presidente di Italia Viva, su Twitter ha tuonato: “Quando pensi che Marco Travaglio abbia già toccato il fondo da un pezzo, ma lui ti dimostra, alla festa di Articolo uno, che sa fare di peggio…“. Solidarietà anche da altri partiti.

Travaglio, contattato dall’Adnkronos, ha risposto in questi termini agli attacchi: “Non me ne frega niente. Come diceva Arthur Bloch, non discutere mai con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza…“. La citazione, talvolta erroneamente attribuita ad Oscar Wilde, viene però dritta dritta dalla Bibbia: “Non rispondere allo stolto secondo la sua follia, che tu non gli abbia a somigliare”. Una replica sprezzante come al solito, forse non ci si poteva aspettare di più. Non dimentichiamoci che Travaglio, domenica scorsa, si era recato al Parco Cevenini di Bologna per presentare la sua ultima fatica letteraria, “I segreti del Conticidio”.

Non solo: Travaglio ha intitolato il suo pezzo di oggi Il piccolo fiammiferaioMea culpa, mea culpa, mea maxima culpa“, questo l’esordio dell’articolo del direttore del Fatto, che ha ricostruito quanto accaduto. Lui si è limitato a rispondere alle domande di Chiara Geloni e le sue parole al veleno hanno ricevuto applausi scroscianti dalla platea presente. Nessun passo indietro: i ministri di questo governo, a detta di Travaglio, sono “tutti figli di papà, cioè del solito establishment, a cominciare dal premier, rampollo di un dirigente di Bankitalia, Bnl e Iri“. Il giornalista ha accusato la consueta combriccola di spostati, falliti e leccapiedi che bivacca sui socialdi aver travisato il senso del suo discorso. Nell’articolo si legge ancora: “Egli è onnisciente e, a dispetto delle biografie, non è nato ai Parioli, ma a Betlemme, in una mangiatoia“. Ennesima bordata al premier e a quanti hanno preso le difese di Draghi in queste ore. Leggi anche l’articolo —> Mario Draghi e quell’esperienza traumatica che gli inculcò la «religione del lavoro»

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Di seguito l’intervento integrale di Marco Travaglio pubblicato su “Il Fatto” nella giornata di ieri:

“È interessante vedere proprio anche la composizione sociale dei ministri. Non c’era mai stato un governo con dei ministri quasi tutti figli del popolo e quasi nessuno figlio di papà. Io ho fatto una breve lista perché mi aveva dato lo spunto Speranza un anno fa alla festa del Fatto: effettivamente è impressionante, tutti figli di gente umile, normale. Quindi gente che anche per estrazione sociale è più propensa ad ascoltare le voci che vengono dal basso che non quelle che vengono dall’alto. E il problema è che quel governo era popolare per estrazione ma era popolare anche per la popolarità che aveva. Il presidente del Consiglio era il presidente del Consiglio più popolare degli ultimi venticinque anni (come risultava dai sondaggi fatti da Repubblica). E i ministri come Speranza erano ai primi posti della graduatoria della popolarità. Quindi voi capite per quale motivo invece di dire “sono popolari” si dice “sono populisti”: perché “popolare” è un pregio, “populista” è un difetto (l’”ismo” è sempre deteriore, no?). Per quello che lo hanno buttato giù. Poi non è che non hanno fatto degli errori, secondo me li hanno fatti e nel libro li ho elencati, ma non li hanno mandati via per i loro errori; li hanno mandati via per i loro meriti.

E hanno messo al loro posto l’esatta antitesi, che è un figlio di papà, un curriculum ambulante, uno che – visto che ha fatto bene il banchiere europeo – ci hanno raccontato che quindi è competente anche in materia di sanità, di giustizia, di vaccini eccetera. Mentre, mi spiace dirlo, non capisce un cazzo! Né di giustizia, né di sociale, né di sanità. Mi dispiace dirlo: capisce di finanza, ma non esiste l’onniscienza, o la scienza infusa. E non ha neanche l’umiltà perché a furia di leggere che è competente su tutti i rami dello scibile umano si è convinto di essere competente su tutti i ra.. e quindi non chiede consiglio. E pensa che per convincere i no vax a vaccinarsi basta dirgli “se non vi vaccinate morite tutti”. Ma conoscete un no vax che si convince di fronte alla propaganda terroristica e menzognera? Quando tutti sanno che purtroppo stanno morendo anche persone vaccinate? Che il vaccino non ti immunizza dal contagio? Che se sei vaccinato puoi contagiare ed essere contagiato… Allora abbassa un po’ trinchetto, cala…

Racconta la verità, e di’ che il vaccino diminuisce le possibilità, le abbatte, e non le elimina. Perché se parti con la propaganda terroristica e falsa, il no vax non lo prendi. Il no vax lo puoi prendere (soprattutto quello che è no vax per paura e non per ideologia) se lo persuadi con una comunicazione morbida e non con una comunicazione terroristica, non col bazooka. Purtroppo se chiedesse consiglio a qualcuno (per esempio al professor Locatelli, che è una persona di buonsenso e ha una comunicazione persuasiva e non terroristica), Draghi farebbe un’ottima riuscita”.

 

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