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Trieste, lacrimogeni e cariche contro i No Green Pass. Critiche al Viminale da Salvini e Meloni

La Polizia ha sgomberato il porto di Trieste dai manifestanti no Green Pass per permettere la ripresa delle normali operazioni quotidiane. Gli agenti hanno azionato gli idranti e fatto ricorso a dei lacrimogeni contro i lavoratori che fino a pochi istanti prima intonavano cori contro il presidente del Consiglio Draghi. Alcuni partecipanti alla protesta al Varco 4 sono stati identificati dalle forze dell’ordine, ma ancora non è stato deciso se contestare loro reati. La questura, come riporta “Tgcom24”, ha fatto sapere che “un agente del reparto mobile in servizio è stato ferito”.

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Porto di Trieste, sgombero in corso: lacrimogeni contro No Green Pass. Critiche al Viminale da Salvini e Meloni

Liberato l’ingresso al varco 4 del porto di Trieste. Dopo circa due ore i manifestanti si sono spostati nel parcheggio in fondo alla zona presidiata da venerdì scorso. In questo modo la protesta potrà continuare, ma al contempo il porto riprenderà regolarmente la sua attività. Gli operai, infatti, hanno detto di non arrendersi. I portuali prolungheranno lo sciopero fino al 21 ottobre. L’obiettivo, hanno spiegato al megafono, è garantire l’accesso libero al porto «come abbiamo sempre fatto». Dopo l’intervento degli agenti in tenuta anti sommossa, la protesta si è spostata in strada e il corteo è arrivato in piazza Unità d’Italia. In testa c’era il dimissionario portavoce del Coordinamento lavoratori portuali di Trieste Stefano Puzzer, che ha dichiarato: “Vediamo se hanno il coraggio di caricarci anche in piazza Unità d’Italia”. I manifestanti hanno poi chiamato un legale, l’avvocato Pier Umberto Starace: «Teoricamente dopo il terzo avviso dovreste andare via secondo il Testo unico di sicurezza». In sostanza sembra che sia stato ascoltato l’appello dei sindacati, che avevano chiesto di liberare il porto: le legittime manifestazioni di dissenso “devono essere garantite, ma non possono impedire ad un porto e ad una città di continuare a generare reddito e prospettive per il futuro”. I lavoratori che hanno subito attacchi con idranti e lacrimogeni avrebbero manifestato pacificamente: si erano seduti a terra formando una sorta di catena umana.

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La leader di Fratelli di Italia tuona: «Sindacati muti, media accondiscendenti, forze politiche di maggioranza plaudenti. Ecco in cosa stanno trasformando l’Italia»

Sui disordini al porto di Trieste sono intervenuti in queste ore alcuni esponenti della politica. In testa la leader di Fratelli di Italia Giorgia Meloni, che non ha perso l’occasione per attaccare il Viminale: “Idranti contro il lavoratori che scioperano contro il Green Pass al porto di Trieste. Nulla contro l’illegalità”, ha scritto sui social, criticando l’operato dell’esecutivo Draghi. “Lo stesso Governo che nulla ha fatto per fermare un rave illegale di migliaia di sbandati, nulla ha fatto per impedire l’assalto alla sede della Cgil, nulla fa per fermare l’immigrazione illegale e combattere le zone franche dello spaccio e della criminalità, che nulla fa contro le occupazioni abusive di case e palazzi privati, tira fuori dai depositi gli idranti per usarli contro dei lavoratori che scioperano pacificamente per non essere discriminati sul posto di lavoro”. E ancora: “Così come vuole la Costituzione, così come richiesto pure dalla Ue. Sindacati muti, media accondiscendenti, forze politiche di maggioranza plaudenti. Ecco in cosa stanno trasformando l’Italia”, ha aggiunto su Facebook. Dura anche la posizione del segretario del Carroccio Matteo Salvini: “Settimana scorsa si permette  a un manipolo di neofascisti di mettere a soqquadro Roma, oggi si usano gli idranti contro i pacifici lavoratori e cittadini a Trieste. Ma al Viminale come ragionano?”. Leggi anche l’articolo —> Trieste, al via sgombero con idranti: resistenza passiva dei No Green [VIDEO]

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