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L’agonia di Tullio, morto per Covid, raccontata per messaggio: “Sono troppo stanco”

Tullio Flamini, 63 anni, è morto per Covid l’8 ottobre all’ospedale Cardarelli di Napoli. I suoi messaggi, inviati su Whatsapp alla moglie Sofia mentre era intubato, sono diventati un mezzo per ripercorrere l’agonia di Tullio e di tantissimi malati di Covid che si sentono abbandonati e molto spesso muoiono soli. La moglie, infermiera, ha condiviso i messaggi per attirare l’attenzione sulla condizione di questi malati. “Io non ce l’ho con i medici o gli infermieri, che sono stremati dall’emergenza e sono degli eroi. Ma è l’organizzazione che non funziona”, dice Sofia a Fanpage.

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Tullio morto per Covid

I messaggi di Tullio

Alla moglie raccontava della sua solitudine, della sua preoccupazione quando rimaneva con poca acqua e temeva che nessuno gli avrebbe dato da bere. La maschera che lo aiutava a respirare, troppo stretta, gli faceva male ai denti. Addirittura, l’uomo aveva dovuto ricorrere a un alfabeto morse per comunicare con il personale: “Mi sono inventato un alfabeto morse per chiedere aiuto. Dopo un’ora è venuto uno che lo conosceva”, aveva scritto. “Dopo una nottata ho preso una decisione, mi faccio intubare”, aveva scritto alla moglie, “vi voglio bene a tutti, se la cosa si mette male, tutti uniti con vostra madre, poi io vi seguirò dall’alto, sono troppo stanco, un bacione a tutti”.

Ricoverato il 28 settembre, Tullio è morto l’8 ottobre per arresto cardiaco al padiglione M del Cardarelli.  “E’ sempre stato forte”, dice la moglie, “Soffriva però di diabete e aveva un bypass all’arteria femorale. Ma camminava molto. Ultimamente però era un po’ debilitato perché aveva un impianto ai denti che gli dava dei problemi e stava prendendo l’Oki”. “Ha vissuto giorno per giorno la malattia. Ha visto la morte avvicinarsi e quando si è reso conto di non potercela fare ha scritto un messaggio a me e alle mie figlie per darci l’ultimo saluto. Un gesto d’amore che non si può dimenticare”, dice Sofia a Fanpage.

Tullio morto per Covid

Tullio morto per Covid e la sua testimonianza

La moglie racconta della solitudine in cui anche la famiglia è stata lasciata, con saltuarie informazioni sullo stato di salute di Tullio. “Sono stata pomeriggi interi al telefono ad aspettare che mi rispondessero dall’ospedale. Alla fine due parole: ‘Stazionario, né peggiorato né migliorato’. Ho ricevuto solo una telefonata il 7 ottobre per il ritiro degli effetti personali. Dicono che è la prassi chiamare di sera. Poi il mattino dopo, con un’altra telefonata, mi hanno detto che era in obitorio. L’abbiamo trovato là in un sacco, senza poterlo vedere”.

La moglie Sofia ha voluto utilizzare il proprio dolore facendo qualcosa per gli altri. Spera infatti che la testimonianza di Tullio faccia svegliare chi ride del Coronavirus e chi dice che uccide solo chi è anziano. “Spero che i messaggi di mio marito possano aiutare a migliorare le condizioni di questi poveri ammalati di questo mostro invisibile, affinché siano più seguiti, anche se c’è l’emergenza. Queste persone sono vigili, anche se sotto la maschera dell’ossigeno, non sono in coma, vedono e sentono tutto, anche se non possono parlare”. >> Tutte le news di UrbanPost

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