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Vaccino Covid, “Arcuri non dice il vero”: perché il Parlamento non ha potuto discutere il piano

Nella conferenza stampa del 29 gennaio scorso il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha detto che il Parlamento ha approvato un piano vaccinale diviso per tempi e categorie che può essere cambiato solo dal Parlamento stesso. Ma è davvero così? Su “Domani” la giurista Vitalba Azzollini ha cercato di fare chiarezza e rispondere a quest’interrogativo. A detta sua quello che dice Arcuri non corrisponde al vero: “le Camere sono state aggirate”. 

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Vaccino Covid, “Arcuri non dice il vero”: perché il Parlamento non ha potuto discutere il piano

Il piano vaccinale è stato realizzato a dicembre 2020. Ad inizio mese il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e Aifa, dopo aver ricevuto le linee guida vaccinali, hanno messo a punto una strategia anti Covid. Si tratta di un planning, che è stato sottoposto il 16 dicembre all’attenzione dei partecipanti alla Conferenza Stato-Regioni. Il 27 dicembre si è dato il via alle vaccinazioni, come tutti sappiamo. Priorità a medici, infermieri, operatori sanitari e anziani delle Rsa. Come scrive la Azzollini però “il piano aveva molti profili di indeterminatezza”. Al potere centrale era rimesso il compito di «definire gli standard operativi e il layout degli spazi per l’accettazione, la somministrazione e la sorveglianza degli eventuali effetti a breve termine». Tutto il resto era demandato al livello regionale. “In secondo luogo il piano identificava le categorie da vaccinare non solo senza delimitarne esattamente il perimetro, ma soprattutto senza che esse fossero individuate con una decisione trasparente e motivata. Pur essendo il piano vaccinale un atto che incide sulla vita delle persone, non era passato attraverso l’istituzione preposta a esaminare e discutere pubblicamente scelte di tale portata: il parlamento», scrive la giurista su “Domani”.

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L’editoriale della giurista Azzollini pubblicato su il “Domani”

Del resto si tratta di salute pubblica: «Con una legge si sarebbero dovuti quanto meno decidere i criteri di priorità». Per questa ragione il parlamento ha ritenuto di intervenire con la Legge di Bilancio, disponendo che il ministro della Salute «adottasse con proprio decreto il piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da Sars-CoV-2». Ma si è trattato di un intervento formale: «Il parlamento non ha né dettato i criteri cui il piano avrebbe dovuto essere improntato; ne ha esaminato, discusso o approvato un qualche piano, quello del 12 dicembre o un altro». Le osservazioni della Azzollini nell’editoriale uscito su il “Domani” sono mirate ad “etichettare” come “fuori luogo” le recenti dichiarazioni del Commissario Arcuri. Questi avrebbe asserito che la curva di vaccinazione è stata approvata dal parlamento e solo da esso può essere cambiata. In realtà si potrebbe dire addirittura l’esatto contrario. “La scelta di non definire il piano vaccinale con una legge, ma con atto amministrativo, serve a fare in modo che esso sia modificabile tempestivamente dal ministro alla bisogna, in relazione a esigenze dettate da imprevisti quali sono quelli che si stanno verificando: dai ritardi nelle forniture all’efficacia solo per alcune fasce di età”.

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Vaccino Covid, Arcuri nella bufera. Azzolini: «Il piano continua ad essere generico»

Per la Azzollini una legge sarebbe stata necessaria. Quanto meno per definire i “paletti circa le priorità da rispettare nel piano vaccinale”. Il potere di intervenire sul piano compete solo al ministro, e non al Parlamento, come dice Arcuri. Tutto questo per dire che il piano vaccinale attuale continua ad essere «esattamente generico come lo era all’inizio». Conclude la giurista su “Domani”: «Non ci sono dettagli ulteriori in termini di organizzazione ed esecuzione, ma solo alcuni aggiornamenti numerici sulla distribuzione dei vaccini, peraltro reputati poco fondati dagli esperti». Leggi anche l’articolo —> Vaccino Covid, Burioni: «Ritardo nella consegna significa morti», l’affondo ad Arcuri

 

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