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Covid, varianti diffuse in Italia: si lavora alla stretta nei weekend

La diffusione delle varianti Covid in Italia, specialmente in alcuni territori, ha fatto registrare un aumento dei contagi. A partire da venerdì 19 febbraio sono sei le Regioni a rischio zona arancione: Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Piemonte. Attualmente si trovano in zona arancione Abruzzo, Liguria, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento ed Umbria. La prevalenza della variante inglese, che facilita la circolazione del virus, suggerisce che un nuovo innalzamento della curva potrebbe essere in arrivo. La Stampa spiega oggi che Roberto Speranza ha in mente restrizioni nei weekend, per evitare il lockdown generalizzato.

>> Covid, 4 comuni lombardi in zona rossa, 6 regioni a rischio arancione: verso nuove misure

Covid varianti in Italia: la situazione regione per regione

L’indagine rapida condotta il 4 e 5 febbraio dall’Istituto superiore di Sanità e dal ministero della Salute ha monitorato la diffusione delle varianti Covid in Italia. I dati, che peraltro sono già datati, evidenziano che la variante inglese è ormai diffusa nella maggior parte del territorio italiano. Ma quello che emerge non è un quadro uniforme: in alcune aree la prevalenza della variante inglese, ossia il numero di casi identificati nei due giorni dell’indagine dell’Iss, raggiunge il 59%.

Nord Italia

In Lombardia le varianti sono presenti nel 30% dei tamponi positivi e potrebbero arrivare al 60/80%, ha spiegato l’assessore regionale al Welfare Letizia Moratti. In Veneto, “quasi il 20% dei tamponi fatti presenta la variante inglese”, ha detto il presidente Luca Zaia. Per ora nella regione non è stata riscontrata la variante brasiliana né quella sudafricana. In Friuli-Venezia Giulia, la variante inglese è stata rilevata in almeno 17 tamponi positivi, su un campione di 343 test raccolti tra il 3 e 4 febbraio. Un’ulteriore mutazione del virus, la “N439K”, già rilevata negli Usa, è stata riscontrata per la prima volta in Italia, a Trieste, in ambito pediatrico.

In Piemonte sono almeno due i casi accertati finora della variante inglese. In Alto Adige, sono stati riscontrati sei casi di variante sudafricana. Nella regione Liguria è stata isolata la variante sudafricana in una paziente di 25 anni rientrata dall’estero. Per quanto riguarda la mutazione inglese, “abbiamo una circolazione pari al 15% dei tamponi“, ha detto il 14 febbraio il governatore Giovanni Toti. In Emilia-Romagna, il 4 e 5 febbraio nella regione si registrava una diffusione del 27,9%, ma la variante inglese sarebbe in crescita. I dati preliminari di un secondo studio – 177 campioni del 12 febbraio – indicano una percentuale del 41%.

Centro Italia

Nelle Marche, negli ultimi 7 giorni c’è stato un aumento esponenziale di casi nell’area di Ancona, molti dei quali legati alla variante inglese. Abruzzo: a Pescara il 65% dei nuovi contagi si deve alla variante inglese. Il Pescarese e il Chietino sono in zona rossa dal 14 febbraio. Il primo caso positivo alla variante inglese in regione risale al 12 dicembre. Anche nel Lazio la variante inglese sarebbe in circolo: nel comune di Roccagorga in provincia di Latina. Casi accertati nel Viterbese. In Umbria, già nelle scorse settimane individuati almeno 18 casi di variante inglese e 12 di brasiliana, un numero che si teme possa salire. In Toscana, alcuni casi di variante brasiliana a Chiusi (Siena). Nei territori di Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli la variante inglese è all’8,4% dei positivi totali.

Sud Italia

Campania: nella regione la diffusione della variante inglese continua a ritmi alti: un caso su 4, dice l’Unità di crisi regionale, ormai è riconducibile al ceppo mutato. “A inizio febbraio avevamo un’incidenza del 7%, ora è del 20%. Un aumento del 13% in due settimane testimonia un incremento considerevole e dimostra la grande contagiosità della variante inglese”, dice Luigi Atripaldi, direttore del dipartimento di biochimica clinica e microbiologia dell’Ospedale dei Colli di Napoli. Intanto, a Napoli si è individuato il primo caso di una nuova variante in Italia, quella cosiddetta “nigeriana”. Finora ne sono stati individuati solo 32 casi in Gran Bretagna e pochi casi anche in Nigeria, Danimarca e Stati Uniti. La persona positiva è “un professionista di ritorno da un viaggio in Africa”, spiega la Regione in una nota.

In Molise la variante inglese è presente soprattutto nell’area del Basso Molise e in maniera minore nella zona di Campobasso e della provincia di Isernia. Presenza accertata anche in Puglia, con aumento di contagi. La percentuale di variante inglese in Puglia sarebbe del 38,6%. Anche in Calabria si contano le prime persone, almeno due, risultate positive allavariante inglese. Sono state individuate tra i migranti ospiti del Centro di accoglienza Cas di Longobardi, nel Cosentino. Quattro casi di variante inglese sono stati individuati e isolati anche all’ospedale Garibaldi di Catania.

Varianti Covid Italia: ipotesi zona arancione o rossa nei weekend

Gli esperti si dividono tra chi vuole puntare sulle zone rosse localizzate per isolare la diffusione delle varianti e chi invoca un lockdown nazionale, in prevenzione della terza ondata. Il 5 marzo scade il Dpcm attualmente vigente: quali saranno le scelte del nuovo governo? E’ certamente difficile immaginare una qualche forma di riapertura dopo il 5 marzo, a fronte delle richieste del Cts di inasprire le norme vigenti. D’altro canto però è improbabile anche un lockdown nazionale. Alcune indiscrezioni riferiscono la possibilità che si operi una stretta mirata ai fine settimana, eventualmente istituendo la zona rossa o arancione in tutta Italia. >> Tutte le news 

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Written by Chiara Ferri

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