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Willy Monteiro, lo sfogo amaro del titolare di un pub: «Lui è stato più coraggioso di me»

Sulla sua pagina ufficiale Filippo Rossi, direttore artistico del “Caffeina Festival” e fondatore della “Buona Destra”, ha rilanciato il post di Stefano Sorci, barista di un locale in provincia di Latina, che ha riferito del suo incontro ravvicinato con “la banda di Artena”, quel gruppo di giovani accusati di aver ucciso il 21enne Willy Monteiro. Un post diventato virale sui social, che ha raccolto centinaia di like. Un racconto onesto, da leggere fino in fondo. Parole che oggi commuovono, fanno riflettere. Tristemente riflettere e piangere insieme.

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Willy Monteiro

Willy Monteiro, lo sfogo amaro del titolare di un pub: «Lui è stato più coraggioso di me»

«I ragazzi alla ribalta delle cronache sono stati anche da me, era una sera d’inizio estate.
È stata una mezz’ora, sul tardi, e non è successo nulla di particolare. Eppure, tutti i presenti, quella mezz’ora se la ricordano bene. Anzi, ne ricordano bene i primi dieci minuti, quelli sufficienti a fargli passare la voglia di restare», ha esordito Stefano Sorci, titolare di ‘Macellerie Sociali’.

«Eravamo seduti tutti fuori, e ci siamo girati improvvisamente a guardare il Suv che sbucava dall’arco a tutta velocità per poi inchiodare a due metri dai tavolini. Sono scesi in 5 col classico atteggiamento spavaldo di chi a 25 anni gira col suv, in gruppo, coi capelli tinti, le catene al collo, i vestiti firmati, i bicipiti tirati a lucido e le sopracciglia appena disegnate. Quando fai il mio lavoro da anni, ti accorgi che su quella storia dell’abito e del monaco qualcuno ci ha ricamato sopra allegramente», ha proseguito il barista.

Stefano Sorci ha un locale in provincia di Latina. Da qualche giorno il post dove racconta del suo incontro con la…

Pubblicato da Filippo Rossi su Venerdì 11 settembre 2020

«Hanno iniziato a fare una gara fai rutti sopra la mia voce a cui non ho reagito in nessun modo»

«È calato subito il silenzio, sono stato costretto ad alzarmi quando ho sentito un poco promettente “chi è che comanda qua dentro?” detto dal primo che si era affacciato sulla porta. Sono andato verso il bancone senza neanche rispondere. Mentre loro mi seguivano dicendo: “Ah, ecco, comanda lui, è questo qua”. Poi è iniziato il giro di strette di mano, di quelli “ci tengo a dirti chi sono e devo capire chi sei tu”. Hanno iniziato a fare mille domande, prima sugli orari di apertura di tutti i locali del paese, poi sulle birre, sul modo in cui si lavano i bicchieri, sulla quantità della schiuma…», si legge nel post condiviso decine di volte su Facebook.

«C’era un’atmosfera pesantissima, era una conversazione di quelle finte che girano intorno a qualcosa, sembrava un film di Tarantino e io mi sentivo come Brett che spiega a Samuel L. Jackson la provenienza del suo hamburger, prima di sentirsi recitare Ezechiele a memoria. Ho visto con la coda dell’occhio tutti i tavoli fuori svuotarsi, le persone buttare un occhio dentro e andar via, e, mentre cercavo di rispondere alle domande, loro hanno iniziato a fare una gara di rutti sopra la mia voce a cui non ho reagito in nessun modo», si legge nello sfogo sui social di Stefano.

Willy Monteiro ucciso a 21 anni: il racconto diventato virale del barista Stefano Sorci

«Non contenti del mio restare impassibile, hanno proseguito la provocazione iniziando a rimproverarsi a vicenda, “Non si fa così, non ci facciamo riconoscere, se ruttiamo poi sembra che manchiamo di rispetto a lui che comanda! Dobbiamo chiedere scusa!”. Ho servito le birre come nulla fosse, e ricordo bene l’espressione di quello che ha messo mano al portafogli e mi ha chiesto “quant’è”, senza il punto di domanda e senza guardarmi. La stessa espressione che rivedo in ogni post di questi giorni. Hanno bevuto, hanno fatto casino, hanno brindato, hanno ruttato e sono ripartiti sgommando col Suv, come cani che hanno appena pisciato su un territorio nuovo e se ne vanno soddisfatti», ha affermato il barista che a casa non poteva non pensare a quanto successo.

Willy Monteiro

«So che non c’entrano Gomorra, Tarantino, Romanzo Criminale, non c’entrano internet, la Trap o le arti marziali»

«Ho chiuso a chiave e mi sono diretto a casa, ho iniziato a tranquillizzarmi soltanto lì. Ho pensato con rabbia alla mia vigliaccheria, al mio non aver proferito parola, al mio averli serviti con educazione mentre mi mancavano palesemente di rispetto in casa mia, e anche al fatto che avevano la metà dei miei anni. (…) Avevo soltanto chinato il capo davanti alla prepotenza. Poi ho sperato di non vederli più. (…) Oggi, ripensandoci alla luce dei fatti recenti, forse non me ne vergogno più, provo solo una stima enorme per Willy e per la sua sterminata mole di coraggio racchiusa in uno scricciolo d’uomo. E so che non c’entrano Gomorra, Tarantino, Romanzo Criminale, non c’entrano internet, la Trap o le arti marziali, così come ai tempi miei non c’entravano Dylan Dog, il Rap, le sale giochi. C’entrano le istituzioni, c’entrano i genitori, c’entra la scuola, la storia è sempre la stessa, ma non la studiamo mai», ha proseguito Stefano.

Willy Monteiro

Willy Monteiro non c’è più: «Siamo tutti figli di una società, ma soprattutto siamo tutti figli e la società la facciamo noi»

Infine una dolorosa riflessione: «Cercare dei colpevoli ci alleggerisce sempre. Io me la ricordo quella mattina in terza elementare, quando non ho saputo elencare a memoria le province del Piemonte. Me li ricordo quei pomeriggi in lacrime a scrivere quaderni di verbi e coniugazioni. Me le ricordo le parole di mia madre quando ho preso quel 3 al compito di latino, e ricordo pure la sua espressione quando a 16 anni mi ha beccato un giornaletto pornografico sotto al letto. Ricordo le raccomandazioni di mio fratello più grande, quando mi diceva che alla scuola pubblica sarebbe stato tutto diverso. Quando i miei gli trovarono un pacchetto di cartine nelle tasche dei jeans».

E ancora: «Credo di aver preso un solo schiaffo da loro, in tutta la mia vita, ma non me ne sono mai serviti altri. Mi è servito il loro esempio, ho avuto bisogno dei loro insegnamenti, delle loro rinunce per permettermi di studiare. Siamo tutti figli di una società, ma soprattutto siamo tutti figli e la società la facciamo noi. Chiudiamo la bocca e apriamo le orecchie, magari troveremo anche il tempo di leggere un buon libro, potremmo continuare ad aver paura ma essere comunque dei piccoli eroi», ha concluso il titolare di ‘Macellerie Sociali’. Leggi anche l’articolo —> Willy Monteiro, la compagna di Gabriele Bianchi: «Io incinta penso alla famiglia del 21enne ucciso»

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