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Caso Yara, Roberta Bruzzone ‘smonta’ le speranze di Bossetti: «L’analisi dei reperti? Molto rumore per nulla … »

Caso Yara, Massimo Bossetti rilascia nuove dichiarazioni relative alla recente sentenza della Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha infatti accolto il ricorso della difesa del carpentiere bergamasco inerente alla possibilità di accedere ai reperti di indagine. «Finalmente potrò dimostrare la mia innocenza»: a riportare le parole piene di speranza del muratore di Mapello è il settimanale Oggi.

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Bossetti dopo la Cassazione sui reperti: «Finalmente, non ho ucciso Yara»

«Non ho ucciso Yara, finalmente qualcuno mi ha ascoltato e potrò dimostrare che non sono un assassino». Massimo Bossetti, è palese, torna a sperare di potere ottenere, mediante il lavoro del suo pool difensivo, l’accesso ai reperti di indagine. Lo scopo è quello di effettuare una super perizia sul Dna per dimostrare la sua conclamata innocenza e far riaprire il caso sull’omicidio della piccola Yara.

Gli inquirenti e i giudici di Bergamo gli avevano sempre impedito di accedere ai corpi di reato e al loro riesame, passo imprescindibile per una possibile revisione del processo. Adesso la Suprema Corte ha rimandato la decisione ad altri giudici del tribunale di Bergamo che dovranno pronunciarsi in merito. La difesa di Bossetti chiede l’accesso a 54 campioni di Dna e agli abiti della 13 enne.

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Yara Bossetti, Roberta Bruzzone: «L’analisi dei reperti? Molto rumore per nulla … »

«L’analisi dei reperti? Molto rumore per nulla», con queste parole Roberta Bruzzone ridimensiona la situazione di cui in oggetto che tanto fa sperare Massimo Bossetti. E sulle pagine del settimanale Giallo argomenta così il suo pensiero: «Ritengo prematuro parlare di ‘indagini genetiche’ sui vari reperti. Laddove il nuovo collegio della Corte d’Assise di Bergamo, che sarà chiamato a valutare l’istanza nuovamente, desse il ‘via libera’, l’unica cosa che sarà possibile fare è un mero accesso visivo ai reperti che, al massimo, potranno essere soltanto fotografati.»

La dottoressa poi si addentra nei dettagli dei tecnicismi giuridici del caso. Così: «Per essere chiari, tale attività esclude qualsiasi operazione di prelievo e analisi dei reperti. Aggiungo poi che la richiesta di accesso ai reperti, per come prevede il codice di procedura, solitamente è successiva alla scoperta di nuovi elementi o di nuove prove atte a dimostrare che il condannato vada prosciolto. E non mi risulta proprio che, allo stato, tali nuove prove esistano, neppure ipoteticamente […]». Potrebbe interessarti anche —> Yara Gambirasio «non ha avuto giustizia»: lo sfogo di Bossetti a 10 anni dall’omicidio

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Bossetti spera, le parole dell’avvocato Claudio Salvagni

L’avvocato Claudio Salvagni su Facebook aveva commentato così, ‘a caldo’, la piccola (grande) conquista ottenuta dal suo team di lavoro:

“FINALMENTE!!!
La Suprema Corte – Prima Sezione Penale – ha accolto i ricorsi della difesa di Massimo Giuseppe Bossetti presentati contro i provvedimenti della Corte di Assise di Bergamo che di fatto negavano la possibilità di visionare ed esaminare i reperti (peraltro mai visti dalla difesa durante le varie fasi processuali) ed i campioni di DNA (ben 54!) che per l’Assise di Brescia erano addirittura esauriti, motivo per cui non veniva concessa la perizia genetica! Ogni richiesta di approfondimento peritale avanzato per far luce su quel DNA evidentemente “farlocco” è sempre stata respinta, di fatto rendendo impossibile ogni difesa a Massimo Bossetti. Finalmente, sarà possibile accedere a questi misteriosi reperti e portare alla luce quello che è, a mio giudizio, uno dei più gravi errori giudiziari della storia italiana.
Un grazie al team di professionisti che affianca me ed il collega Paolo e che continua a lavorare in silenzio ma senza demordere, per amore della verità e della Giustizia!
Forza Massimo, lentamente ma ci avviciniamo alla verità!”

 

 

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