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Zona rossa a Bergamo, Gori: «Commessi errori, non facile accertare responsabilità»

Zona rossa Nembro Alzano Lombardo. “Chiamavo Roma. E da Roma rispondevano: tra poco si chiude, fra qualche ora si chiude, forse domani. Neanche loro sapevano. Insomma: la decisione di istituire la zona rossa poteva essere presa sia dalla regione sia dal governo. Non credo sarà facile accertare le responsabilità”. Lo ha detto il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, in un’intervista a La Stampa in merito alla mancata istituzione della zona rossa nella bergamasca sulla quale la Procura di Bergamo ha aperto un’inchiesta.

>> Conte ascoltato dai magistrati di Bergamo per la mancata istituzione della zona rossa a Nembro ed Alzano Lombardo

Zona rossa Nembro Alzano Lombardo Gori

Zona rossa Nembro Alzano Lombardo, Gori: “Anche Fontana aveva la facoltà di chiudere”

In quei giorni, sottolinea Gori, “bisognava prendere una decisione. Ne abbiamo parlato in videochiamata con il governatore Fontana. Ci disse: ‘Ho interpellato i miei esperti, tocca al governo istituire la zona rossa’. In Emilia Romagna, nel Lazio e in Campania sono state istituite però zone rosse per decisione regionale. Fontana quindi aveva la facoltà di chiudere”.

Secondo Gori, sono stati commessi diversi errori. “Il primo contagio sottolinea – è del 23 febbraio. Eravamo zona gialla. Ristoranti e bar aperti. Non erano soltanto gli amministratori lombardi a dire quelle cose. Ricordo Roberto Burioni in televisione spiegare che prendeva le stesse precauzioni di una normale influenza. Ricordo Ferruccio De Bortoli invitare ad uscire: ‘Bevete un caffè, fate una passeggiata’. Eravamo convinti tutti – tutti – che il virus potesse passare nel giro di poche settimane senza stravolgere le nostre vite. È un’assoluta ammissione di errore da parte mia. Sicuramente ho sbagliato. Mi dispiaccio di aver sbagliato. Avrei voluto dare un messaggio più utile”.

Zona rossa Nembro Alzano Lombardo decisione governo

“Il paziente zero di Codogno in realtà non lo era”

Quindi il primo cittadino di Bergamo prosegue: “Il paziente zero di Codogno in realtà non lo era. C’erano già stati centinaia o forse migliaia di malati fra l’inizio dell’anno e febbraio. Bergamo ha molti contatti con la Cina. Il virus ha viaggiato sotto il pelo dell’acqua senza essere riconosciuto. Quando lo abbiamo scoperto, era troppo tardi. E poi abbiamo perso altro tempo. Commettendo anche errori. Come chiudere e riaprire l’ospedale di Alzano. E in tutto questo, la partita dell’Atalanta contro il Valencia a Milano è stato un acceleratore. Anche io, quella sera, ero in tribuna con mio figlio: non sapevamo”.

Gori nega poi di aver ricevuto pressioni degli industriali affinché la Val Seriana non diventasse zona rossa. “In quei giorni ho parlato con il direttore generale di Confindustria di Bergamo, ed era favorevole all’opzione della chiusura – rimarca – Ho parlato anche con un imprenditore, preoccupato per il fatto che tutto il mondo continuasse a produrre mentre solo loro dovevano fermare il lavoro. Ho trovato persone con dei dubbi. Nessuno che stava tramando operazioni di lobbying”.

“In quel momento – fa notare – anche un giorno contava. Poteva fare la differenza. Però tutti ci concentriamo sulla mancata zona rossa, molto meno su quei due mesi o forse tre in cui il virus era già fra noi. C’era la coda di pazienti con la polmonite. Il governo aveva istituito la prima task force il 22 gennaio. Mi stupisce che questo aspetto venga poco indagato”.

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Quante persone hanno avuto davvero il Covid19 a Bergamo?

Quanto al numero di persone che hanno avuto davvero il Covid19 a Bergamo, “noi stimiamo fra il il 35 e il 45% della popolazione – spiega Gori -. Per saperlo con maggiore certezza ho cercato risorse dai privati per poter fare un test a tutti i miei concittadini. Lo screening partirà lunedì. Il tampone entro 6 giorni. Se non lo fa la Regione ci organizziamo da soli”.

E sui morti fa sapere: “A Bergamo dal primo marzo a fine maggio sono morte 670 persone in più della media dei 10 anni precedenti. In tutta la provincia: 6 mila in più. Quindi, le vittime del Covid qui sono più del doppio di quelle comunicate dalla Regione Lombardia. È allucinante”. Questo, sottolinea “credo solo per inadeguatezza organizzativa. Anche se a volte sospetto che ci sia qualcosa di più, visto che quando abbiamo sollevato il tema dei dati, loro hanno oscurato le fonti”. >> Tutte le notizie di politica italiana

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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