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Zone d’Italia, quali regioni rischiano di diventare rosse dal 16 gennaio

Domani l’Italia torna a essere divisa per fasce di colore in zone gialle, arancioni e rosse. Di tutta la Penisola, solamente cinque regioni sono state definite a “medio-alto” rischio, e sono Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto. Per tutte le altre, invece, scatta la zona gialla rinforzata: rimarrà vietato uscire dalla propria regione di residenza se non per comprate esigenze di lavoro, necessità e salute.

Questo, in attesa delle regole che entreranno in vigore con il nuovo Dpcm del 16 gennaio, il quale potrebbe cambiare il metodo di determinazione delle zone colorate. Con il nuovo decreto, inoltre, probabilmente si prevederà la zona arancione tutti i fine settimana almeno per un mese, anche per le Regioni che saranno eventualmente in zona gialla. Vediamo comunque quali regioni potrebbero passare a zona rossa.

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Con il prossimo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità, quindi, la suddivisione delle zone d’Italia per colore potrebbe modificarsi di nuovo. E’ probabile, infatti, che tre Regioni e una Provincia autonoma possano passare da zona arancione a rossa. Si tratta di Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Bolzano. Questo, anche perché potrebbero variare le regole e i parametri che definiscono la mappatura. L’Iss, infatti, ha proposto di considerare in modo più restrittivo l’incidenza settimanale: se sarà superiore a 250 ogni 100mila abitando, potrebbe scattare in automatico la zona rossa. Questo significa che non sarà più sufficiente l’indice di contagio Rt per determinare il colore di una Regione.

Inoltre, si sta valutando anche l’ipotesi di strutturare una “zona bianca”, e questo avverrebbe nel caso in cui una Regione, una Provincia o addirittura un Comune riuscisse a registrare un Rt fino a 0,5. In realtà, quelli appena segnalati non sono gli unici territori a rischio: sono considerati borderline anche Marche, Sicilia e la Provincia di Trento. Andando a confrontare i dati dell’incidenza in queste Regioni nei periodi 28 dicembre-3 gennaio e 3 gennaio-9 gennaio, emerge infatti come nelle Marche l’incidenza sia aumentata da 201 a 231,17. In Sicilia, invece è passata da 133,52 a 216,44. Nella Provincia di Trento, infine, da 128,42 a 211,68.

zone d'italia

Zaia: “L’incidenza dipende dal numero dei test effettuati”

Tra le zone d’Italia considerate più a rischio c’è sicuramente il Veneto, territorio in cui l’incidenza è passata da 454,31 a 447,91: sebbene sia in leggero in caso, il dato è comunque il più alto della Penisola. In Emilia Romagna, invece, se prima l’incidenza era pari a 242,44, ora si è alzata a 281,29. Anche in Friuli Venezia Giulia è salita, passando da 205,39 a 386,39. Nella Provincia di Bolzano, infine, l’incidenza è passata da 231,36 a 263,95. La decisione di utilizzare questo dato per definire il colore delle zone d’Italia ha creato non poche polemiche. In primis a dubitarne è stato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, convinto che il passaggio in base al numero di casi possa penalizzare quei territori che fanno più test.

“Un 30/40% in più rispetto ai pochi di marzo: il valore così alto dell’incidenza, i 972 positivi per 100mila abitanti, dipende dal numero dei test molecolari. Ci sono regioni che ne fanno 400 al giorno e trovano 40 positivi. Noi ne facciamo in media 2 milioni”, ha sottolineato infatti Zaia. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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