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Mario Roggero, l’escamotage per la libertà: ecco come potrebbe cambiare tutto

27/07/2026 08:45

Dal carcere di Bollate, Mario Roggero non smette di pensare alla sua gioielleria di Grinzane Cavour. Il primo pensiero del gioielliere condannato a 17 anni non è per sé, ma per la moglie e le collaboratrici rimaste dietro il bancone del negozio già teatro di due rapine.

E mentre la richiesta di grazia è sul tavolo del Quirinale, la sua difesa gioca una carta inattesa: un ricorso in Cassazione fondato su un presunto vizio di forma che potrebbe travolgere l’intera sentenza di primo grado. E farlo tornare libero prima ancora di un’eventuale decisione di Mattarella.

“Serve una guardia giurata, senza badare a spese”

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A riportare le parole del gioielliere è il Corriere della Sera, attraverso il suo avvocato Stefano Marcolini. «Senza di me, in caso di una nuova rapina, non so come potrebbero difendersi. Tutti sanno che io non sono più lì, potrebbero approfittarsene», ha confidato Roggero, aggiungendo un timore preciso: non ora, che il negozio è «sotto l’occhio attento delle forze dell’ordine e della stampa», ma «tra un mesetto», quando i riflettori si saranno spenti.

Da qui la decisione già presa: «Dobbiamo aggiungere una guardia giurata che possa proteggerle, il prima possibile, senza badare a spese». Nel frattempo, il 72enne ha scelto di rendersi utile dietro le sbarre: si occuperà della biblioteca e del centro di assistenza del carcere, con mansioni amministrative a servizio degli altri detenuti. E sulla grazia si augura che il presidente Mattarella esamini la richiesta della moglie «con molta attenzione e umanità, al di là e al di sopra delle polemiche che hanno segnato la vicenda».

Il vizio di forma: un giudice popolare assente il giorno della sentenza

È però sul fronte giudiziario che potrebbe consumarsi la vera svolta. Secondo quanto riporta Libero, il professor Sergio Novani, che coordina il collegio difensivo insieme a Marcolini, ha individuato un punto debole nel processo di primo grado. Il giorno della sentenza, il 4 dicembre 2023, uno dei giudici popolari effettivi della Corte d’Assise non si presentò in aula. Nel verbale d’udienza si legge che la Corte, «preso atto dell’assenza», dispose semplicemente il subentro del primo supplente in ordine di sorteggio.

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Proprio qui, per la difesa, sta il problema: dell’assenza «non si indagano minimamente le ragioni». Le cause, sostiene il ricorso, «debbono essere sempre e comunque accertate, valutate e dichiarate». Una lacuna che violerebbe il diritto dell’imputato al giudice naturale precostituito per legge, sancito dall’articolo 25 della Costituzione.

La richiesta di nullità assoluta

Le conseguenze invocate dal team legale sono pesantissime: la totale assenza di motivazione sull’assenza del giudice popolare integrerebbe una «nullità assoluta della sentenza di primo grado», con riferimento alla legge n. 287 del 1951 sui procedimenti di assise. La difesa sottolinea anche una circostanza definita di «ironia tragica»: nella discussione d’appello, all’udienza del 3 dicembre 2025, il presidente diede atto dell’esonero di un giudice popolare aggiunto precisandone il motivo, i «gravi motivi familiari». Esattamente l’accertamento che, secondo i legali, mancò nel primo grado.

La parola passa ora alla Cassazione, chiamata a valutare la fondatezza del ricorso. Se i giudici dovessero accogliere la tesi difensiva, l’intero processo potrebbe dover ripartire da capo, con effetti immediati sulla detenzione del gioielliere. Una prospettiva che renderebbe la partita della grazia, di fatto, superata dagli eventi.

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