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Garlasco, il Garante della Privacy multa Le Iene e Zona Bianca per le immagini di Chiara Poggi

30/07/2026 08:17 - Aggiornamento 30/07/2026 08:19

L’Autorità Garante per la Privacy ha multato due trasmissioni Mediaset, Le Iene e Zona Bianca, per aver mostrato in onda immagini del cadavere di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco nel 2007, il cui caso è tornato al centro dell’attenzione mediatica dopo la riapertura delle indagini. Il Garante ha definito “ingiustificata” la diffusione di quelle immagini, accogliendo la denuncia presentata dalla famiglia della vittima.

La multa è diretta a Rti, la società di Mediaset che gestisce le reti televisive, e ammonta complessivamente a quasi 60mila euro: 51.091 euro per Le Iene e 8.515 euro per la puntata di Zona Bianca. Una disparità che riflette, evidentemente, la diversa gravità delle violazioni contestate alle due trasmissioni.

La denuncia dei genitori di Chiara: “Immagini non necessarie”

Il Garante della Privacy multa Le Iene e Zona Bianca per la diffusione delle immagini di Chiara Poggi, vittima del delitto di Garlasco

A far scattare il procedimento sono stati gli stessi genitori di Chiara, Giuseppe Poggi e Rita Preda, che hanno denunciato le due trasmissioni per aver diffuso immagini della figlia ritenute non necessarie al racconto dei recenti sviluppi del caso di Garlasco. Una presa di posizione ferma da parte di una famiglia che, a quasi vent’anni dal delitto, continua a vedere il dolore privato trasformato in materiale televisivo.

Le violazioni risalgono a oltre un anno fa. Le Iene avevano trasmesso le immagini sanzionate durante la puntata speciale “Inside, delitto di Garlasco, caso riaperto” del 30 marzo 2025, mostrando il corpo della vittima. Zona Bianca era invece andata in onda il 9 luglio 2025 con immagini relative a una ferita e a un livido presenti sulla gamba della giovane.

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Le parole del Garante: “Grave violazione della dignità”

A spiegare nel dettaglio la decisione è stato Pasquale Stanzione, direttore dell’Autorità. La diffusione delle immagini, ha chiarito, “non risulta giustificata sotto il profilo dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico” e “ha concretato una grave violazione della dignità della vittima e della sua famiglia”.

Il direttore è andato oltre, smontando ogni possibile giustificazione editoriale: “Quelle immagini non aggiungono nulla alle notizie sulla vicenda, né risulta indispensabile a descrivere i modi particolari con cui si sono svolti i fatti o a qualificarne i protagonisti”.

La loro trasmissione, ha concluso Stanzione, “deve essere considerata come un dettaglio di violenza ingiustificato a fronte della rilevanza sociale dell’immagine e della notizia che intendeva supportare”.

Un precedente importante per il racconto della cronaca nera

La sanzione arriva in un momento in cui il caso di Garlasco è tornato prepotentemente sulle prime pagine, tra nuove indagini, perizie e un dibattito televisivo quotidiano che coinvolge avvocati, consulenti e opinionisti. Proprio questa sovraesposizione mediatica rende la decisione del Garante un precedente rilevante: il diritto di cronaca, ricorda l’Autorità, non può spingersi fino a violare la dignità delle vittime.

Il messaggio alle redazioni televisive è chiaro: raccontare un caso giudiziario, per quanto di enorme interesse pubblico, non autorizza a mostrare tutto. E mentre l’attenzione sul delitto di Garlasco non accenna a diminuire, la famiglia Poggi ottiene almeno un riconoscimento: il dolore di una figlia perduta non può diventare spettacolo.

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