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È morto Mattia Maestri, il bimbo in coma da 9 anni per un formaggio a latte crudo

02/08/2026 10:30

Una vicenda che per anni ha profondamente colpito l’opinione pubblica italiana si è chiusa con il suo epilogo più doloroso. È morto Mattia Maestri, il bambino di Coredo, in Trentino, che dal 2017 viveva in stato vegetativo permanente dopo aver contratto una gravissima infezione alimentare. Aveva 13 anni.

Mattia Maestri, il bambino di Coredo scomparso dopo nove anni di stato vegetativo

Il messaggio del padre

A dare l’annuncio della scomparsa è stato il papà, Giovanni Battista Maestri, che ha affidato al quotidiano trentino Il T un breve e commovente messaggio: il nostro Mattia ci ha lasciato, ha scritto, ringraziando chi in questi anni ha contribuito a rendere meno doloroso il percorso della sua famiglia.

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Cosa era successo nel 2017

La storia di Mattia ha inizio il 5 giugno 2017, quando il bambino, allora di soli quattro anni, mangiò un formaggio prodotto con latte crudo, acquistato presso un caseificio di Coredo, in Val di Non. Il prodotto risultò contaminato dal batterio Escherichia coli, che scatenò nel piccolo la sindrome emolitico-uremica (SEU), una patologia rara e grave capace di provocare la distruzione dei globuli rossi, un drastico calo delle piastrine e un’insufficienza renale acuta.

Le conseguenze dell’infezione si rivelarono devastanti e irreversibili, compromettendo in modo definitivo le funzioni neurologiche di Mattia e costringendolo, da quel momento, a vivere in stato vegetativo permanente.

Il percorso giudiziario e la sentenza della Cassazione

Sul piano legale, la vicenda si è chiusa lo scorso anno con una sentenza definitiva della Corte di Cassazione, che ha confermato il nesso di causalità tra il consumo del formaggio contaminato e le gravissime lesioni riportate dal bambino, rendendo irrevocabili le condanne per lesioni colpose a carico dell’ex presidente del caseificio sociale di Coredo e del casaro responsabile della produzione.

Lo scorso anno, commentando proprio quella sentenza, il padre di Mattia aveva annunciato l’intenzione di procedere per omicidio colposo una volta che il figlio non ci fosse più stato, un passaggio che ora la famiglia potrebbe intraprendere.

Una battaglia trasformata in impegno civile

Negli anni, Giovanni Battista Maestri ha scelto di rinunciare a ogni risarcimento economico proposto, decidendo invece di trasformare il proprio dolore in un’intensa attività di sensibilizzazione sui rischi legati al consumo di alimenti a base di latte non pastorizzato. Il padre ha fondato un’associazione di consumatori dedicata proprio ai pericoli connessi ai prodotti alimentari potenzialmente rischiosi, con l’obiettivo dichiarato di destinare le eventuali somme ottenute all’aiuto di altre famiglie coinvolte in situazioni simili.

Maestri è tornato più volte a chiedere il ritiro del marchio di qualità assegnato dall’Apt Val di Non al formaggio prodotto dal caseificio coinvolto nella vicenda, sollecitando un’etichettatura più chiara e trasparente sui rischi legati al consumo di latte crudo.

Un dolore che ha unito un’intera comunità

La notizia della scomparsa di Mattia ha suscitato un’ondata di commozione in tutta Italia, e in particolare in Trentino, dove la vicenda del bambino di Coredo era diventata negli anni un simbolo della lotta per la sicurezza alimentare. Resta ora il ricordo di una battaglia lunga nove anni, condotta con dignità da una famiglia che ha scelto di trasformare il proprio dolore in un impegno concreto per proteggere altri bambini e altre famiglie da tragedie simili.

Fonte: Il Messaggero, Il Gazzettino, Il Dolomiti, L’Adige, Today.it, Il Fatto Quotidiano

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