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Pamela Genini, giallo sulle impronte: Dolci e il legale smentiscono il rifiuto

25/08/2026 08:07

Nuovo capitolo nel giallo della tomba profanata di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate il 14 ottobre 2025 dall’ex compagno Gianluca Soncin, oggi detenuto per omicidio pluriaggravato. Al centro delle ultime ore, un contrasto emerso sulle impronte digitali isolate sulla tomba della giovane, profanata nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo.

Pamela Genini, il giallo delle impronte sulla tomba profanata: la smentita di Francesco Dolci

Le impronte dietro la lastra della tomba

Secondo quanto ricostruito dall’inviata del programma “Verità Nascoste – Il Diario”, condotto da Milo Infante, sarebbero state isolate alcune impronte digitali dietro la lastra di plastica della tomba di Pamela. Gli addetti delle pompe funebri avrebbero fornito le proprie impronte per le comparazioni, mentre Francesco Dolci, ex fidanzato della vittima oggi indagato nell’inchiesta, secondo questa ricostruzione si sarebbe rifiutato di consegnare le sue.

La smentita di Dolci e del suo legale

Una versione respinta con fermezza sia dallo stesso Dolci sia dalla sua avvocata, Eleonora Prandi, intervenuti in diretta durante la trasmissione. Il legale ha precisato che non ci sarebbe stato alcun rifiuto da parte del proprio assistito: al pubblico ministero sarebbe stata invece chiesta la possibilità di fornire le impronte solo dopo il deposito dell’incidente probatorio, un passaggio procedurale ben diverso da un diniego.

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Cosa sappiamo finora sulla profanazione

La scoperta della profanazione risale al 23 marzo scorso, quando gli addetti delle pompe funebri, durante le operazioni di traslazione della salma verso la tomba di famiglia, trovarono il corpo di Pamela privo della testa. Secondo gli accertamenti del medico legale, la profanazione sarebbe avvenuta pochi giorni dopo il funerale, celebrato il 24 ottobre 2025. Sulla bara sarebbero stati isolati anche otto gocciolamenti biologici, contenenti secondo gli inquirenti tracce di DNA misto riconducibile ai responsabili del gesto.

Perché Dolci è indagato

Francesco Dolci, 41 anni, imprenditore edile bergamasco ed ex fidanzato di Pamela rimasto suo amico, è indagato per vilipendio di cadavere e profanazione di sepolcro. Secondo gli investigatori, la sagoma individuata dalle telecamere di sicurezza della zona sarebbe compatibile per l’80-90% con quella dell’uomo, ripreso in due distinti sopralluoghi al cimitero: uno risalente a poco prima della scoperta della profanazione, l’altro nel pomeriggio dello stesso 23 marzo, poche ore dopo il ritrovamento del corpo decapitato, quando la notizia non era ancora divenuta pubblica.

La versione di Dolci: “Ero ignaro di tutto”

Dolci ha sempre respinto ogni coinvolgimento nella profanazione, dichiarando di essersi recato al cimitero quel pomeriggio senza sapere nulla di quanto scoperto poche ore prima. L’uomo, sentito più volte dai Carabinieri anche in un lungo interrogatorio di sei ore condotto dal pm Giancarlo Mancusi, ha inoltre parlato pubblicamente di un presunto tentativo di essere incastrato, respingendo anche le accuse legate al ritrovamento, durante una perquisizione nella sua abitazione, di un coltello nepalese con una lama compatibile, secondo gli inquirenti, con lesioni gravi come una decapitazione.

Il giallo della testa mai ritrovata

La testa di Pamela Genini non è mai stata ritrovata, nonostante ricerche estese che hanno coinvolto anche speleologi impegnati a perlustrare le grotte della Valle Imagna, area indicata dalla madre della vittima, Una Smirnova, come possibile luogo in cui potrebbero essere stati nascosti i resti.

Un caso ancora tutto da chiarire

Le indagini della Procura di Bergamo, condotte dal Nucleo investigativo e dalla compagnia dei Carabinieri di Zogno, proseguono per accertare responsabilità e dinamica esatta della profanazione, in un caso che continua a intrecciare accertamenti tecnici, testimonianze contrastanti e un contorno mediatico sempre più acceso.

Fonte: Leggo.it, Sky TG24, Mediaset Infinity, Virgilio Notizie

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