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Caso Roggero, no del Tribunale di sorveglianza al differimento della pena

14/09/2026 12:53

No del Tribunale di sorveglianza di Torino al differimento della pena per Mario Roggero. Il gioielliere cuneese di 72 anni è stato condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo nel 2021, fuori dal proprio negozio.

Mario Roggero, il Tribunale di sorveglianza di Torino respinge il differimento della pena

La richiesta della difesa respinta

La difesa di Roggero aveva chiesto il differimento dell’esecuzione della pena in attesa della decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in merito alla domanda di grazia e, in subordine, la detenzione domiciliare. Entrambe le richieste sono state respinte.

Confermato il parere negativo di luglio

Già lo scorso 22 luglio l’Ufficio di sorveglianza di Torino aveva respinto l’istanza di differimento della pena per l’uomo, detenuto dal giorno della sentenza nel carcere di Bollate. Secondo la magistrata di sorveglianza Elena Massucco, non sarebbero state ravvisate né indicate dagli avvocati di Roggero le circostanze di necessità e urgenza indispensabili per provvedere cautelativamente al differimento della pena. Gli atti erano quindi passati all’Ufficio di Sorveglianza di Milano, al Tribunale di Sorveglianza e alla Procura generale della Corte d’Appello di Torino, che oggi si sono espressi negativamente, confermando la decisione di fine luglio.

Roggero resta in carcere

Nell’ordinanza, i giudici osservano che il differimento in caso di domanda di grazia è un’ipotesi residuale, con pochissimi precedenti giurisprudenziali. Per concederlo, secondo il Tribunale, sarebbe necessario un fumus boni iuris talmente evidente da giustificare quella che i giudici stessi definiscono una quasi irrispettosa intrusione della magistratura di sorveglianza in un ambito che costituisce prerogativa esclusiva del Capo dello Stato.

La decisione rimandata al Quirinale

Una condizione che i giudici non ritengono presente nel caso Roggero e che, per la sua particolarità e per la divisione creata anche a livello di opinione pubblica, porta il Tribunale a lasciare alla decisione del presidente della Repubblica l’eventuale modifica, totale, parziale o condizionata, della condanna.

Fonte: Sky TG24

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