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Aids giornata mondiale, gli studi più rilevanti: il Coronavirus non ha fermato la ricerca sull’Hiv

Con la pandemia tutto il resto sembra sia stato messo in secondo piano nel 2020. Prevenzione e screening non sono stati al centro dell’attenzione mediatica in questi ultimi mesi, ma gli scienziati non si sono fermati. I ricercatori hanno proseguito infaticabili la lotta ad una delle piaghe mondiali più insidiose: l’Aids. Nel 2019 sono state circa 1,7 milioni di persone infettate dall’Hiv.

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Aids giornata mondiale, gli studi più rilevanti: il Coronavirus non ha fermato la ricerca sull’Hiv

Alla vigilia della giornata mondiale contro l’Aids, che si celebra oggi 1 dicembre 2020, il programma delle Nazioni Unite per l’Aids/Hiv, Unaids, ha diffuso in due report i dati della situazione globale relativi al 2019. Sono state circa 38 milioni le persone nel mondo a convivere con l’Hiv. Tra questi, 36,2 milioni erano adulti e 1,8 milioni bambini fino ai 14 anni. La zona del mondo più colpita era l’Africaorientale e meridionale, con 20,7 milioni. Come si legge su “L’Osservatorio dei diritti” al momento “la terapia più efficace al momento è la Haart(Higly Active Anti-Retroviral Therapy), che attraverso una combinazione di farmaci antiretrovirali tiene sotto controllo il virus”. Ma non solo.

«Gli studi HPTN83 e HTPN84 sono tra i più rilevanti dell’ultimo periodo», ha riferito a “Il Fatto Quotidiano” Antonella Castagna, primario di Malattie infettive all’Irccs ospedale San Raffaele di Milano. «L’introduzione di un farmaco long actingsomministrato per via intramuscolare ogni 8 settimane ha portato a una significativa riduzione delle nuove infezioni di Hiv. Sia nelle donne che nei maschi che fanno sesso con maschi. Questa è una delle acquisizioni più importati di questi ultimi mesi», ha proseguito l’esperta.

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«Siamo stati travolti dalla pandemia di Covid-19»

«Dopo anni di successi in questi ultimi mesi siamo stati travolti dalla pandemia di Covid-19 che ha rallentato screening e trattamenti», ha avvertito la Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). «Abbiamo la necessità, a pandemia in corso e con i reparti di malattie infettive invasi da paziente con Covid-19, di garantire lo stretto necessario per il ricovero delle patologie acute Hiv/Aids correlate, considerando questa malattia né più né meno delle altre a cui per questo è stato provveduto nel contesto specialistico corretto», ha detto l’infettivologo dell’ospedale Sacco e dell’università degli Studi di Milano, Massimo Galli. Leggi anche l’articolo —> Google Doodle oggi, dedica al “December global holidays 2020”: il motivo non così scontato

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