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Angela Merkel e l’addio alla Germania, tutte le curiosità su di lei: dal “killer instinct” ai cani di peluche

Angela Merkel, dopo 16 anni lascia; è la fine di un’età irripetibile per la Germania. Oggi il giorno più lungo per il Paese, quello delle elezioni che segneranno un nuovo inizio. I tedeschi sono chiamati ad eleggere il Bundestag, la Camera bassa del Parlamento federale, che poi, a sua volta, dovrà ottenere una maggioranza e votare il futuro cancelliere. Sono tre i partiti in corsa per presentare un candidato: i conservatori della Cdu e Csu scommettono su Armin Laschet; la Spd corre con Olaf Scholz, ministro delle Finanze; e i Verdi con Annalena Baerbock. Chiunque sarà avrà un’eredità pesante: «Mutti» Merkel ha protetto la Germania da insidie e minacce, garantendo serenità e sicurezza al Paese. Anche (e soprattutto) in momenti difficili, in cui chiunque avrebbe perso la testa. Ma lei la leader più longeva d’Europa ha tenuto testa a tutti.

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Angela Merkel, l’età d’oro della Germania: dal «killer instinct» ai cani di peluche, tutte le curiosità sulla cancelliera

Angela Merkel ha reso la Germania una potenza invidiabile, la quarta economia nel mondo. In sedici anni la cancelliera ha parato i colpi avversi della sorte e ce ne sono stati: dalla crisi finanziaria del 2008 a quella successiva dell’euro, dall’incidente nucleare di Fukushima nel 2011 alla messa in discussione dell’atlantismo con l’elezione di Donald Trump. Fino alla pandemia che ha messo in ginocchio il Paese. Proprio quell’occasione, la Merkel, laureata in fisica a Lipsia e con un dottorato in chimica quantistica, ha dato sfoggio delle sue tante doti nascoste, spiegando, con grafici alla mano, come nessun capo politico è stato capace di fare, le curve dell’andamento del Covid-19 in Germania per giustificare i vari provvedimenti di chiusura. Anche se di qualcuno si è poi pentita, come il super lockdown annunciato per Pasqua 2021. La Merkel non è stata una Margaret Tatcher, una lady di ferro, ha ammesso i suoi errori: l’ultimo, in ordine di tempo, quello dell’Afghanistan. «Abbiamo sbagliato tutti», ha detto la cancelliera dopo la caduta di Kabul.

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«Mario, we have to move millimetrically», ripeteva a Draghi ai tempi della crisi dell’euro

Ad Angela Merkel il merito di aver modernizzato il suo partito, portandolo alla vittoria in quattro elezioni consecutive. Le sue ancelle: il pragmatismo (ed è forse in questo che è vicinissima al nostro premier) e la perseveranza manifestata in più occasioni. «Campionessa mondiale del compromesso», la definisce Paolo Gentiloni, come scrive Paolo Valentino nel libro «L’Età di Merkel», edito da Marsilio, appena uscito in libreria. «Con lei sai che atterrerai sempre sano e salvo, ma non sai mai dove atterri», le parole di uno dei suoi critici. La Merkel, come scrive il corrispondente del «Corriere della Sera» da Berlino, si muove “millimetro per millimetro”. È cauta, prudente: «Mario, we have to move millimetrically», ripeteva la cancelliera all’allora presidente della Bce Draghi, negli anni della crisi dell’euro.

Tra i due c’è sempre stato un rapporto di grande stima, anche perché l’economista in un’intervista, concessa a Massimo Nava, che ha dedicato un volume alla cancelliera, ha detto: «Ad Angela Merkel va riconosciuto di aver sempre difeso l’indipendenza della Bce e il rispetto dei trattati. E non è mai intervenuta nelle polemiche. Per la Germania, la moneta unica è un sigillo di europeismo, ma non va dimenticato, per comprendere le resistenze, quanto il Paese avesse politicamente investito nel processo, a partire dall’abbandono del marco».

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«Se per amicizia s’intende uscire a cena e mangiare una pizza insieme, direi di no», in che rapporti la Merkel è con Draghi

Sui rapporti personali il presidente del Consiglio ha detto: «In tutti questi anni, ci siamo sentiti e confrontati spesso. Ho incontrato una straordinaria leader, autenticamente europea, intelligente, sempre preparata, gentile, sia quando si tratta di esporre le proprie idee sia quando vuole esprimere il proprio disaccordo». Amici? Confidenti? Ai tempi della Bce li si vedeva spesso appartati, a parlare di banche ed economie in crisi: «Se per amicizia s’intende uscire a cena e mangiare una pizza insieme, direi di no. C’è grande rispetto e fiducia reciproca. Se ho bisogno di consultarmi, le telefono e lei fa altrettanto», ha chiarito Draghi. Che è stato, possiamo dirlo, uno dei pochi che è riuscito a tenerle testa: al quantitative easing di lui la cancelliera era contraria, come tutti i tedeschi.

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Angela Merkel, quando Helmut Kohl disse: «È il più grande errore della mia vita»

E non è Draghi il solo uomo potente con cui la Merkel ha dovuto confrontarsi in tanti anni di carriera politica. Tutto è cominciato per lei con la caduta del Muro di Berlino: la giovane, pian piano, ha preso ad appassionarsi alle vicende pubbliche del paese. Diventa viceportavoce di Lothar de Maizière, l’ultimo presidente del Consiglio della DDR, cui viene affidato il compito di gestire un governo di transizione in vista dell’unificazione. La svolta? L’incontro con Helmut Kohl, il politico della riunificazione, che in un certo senso la “adotta”, facendo di lei il ministro delle Donne nel primo governo della Germania unificata. La chiamava «La Ragazza», anzi «La mia ragazza».

Anni dopo Kohl si dirà pentito di averla aiutata a realizzarsi, lamentando di aver cresciuto una serpe in seno: «È il più grande errore della mia vita». Difatti quando Kohl rimase invischiato nello scandalo delle donazioni illegali al partito lei prese le distanze dal suo maestro: “Fece una cosa inattesa, la Merkel: telefonò a un giornalista della Frankfurter Allgemeine Zeitung e gli disse che aveva dei commenti da fare sui fondi neri della Cdu.  Lui le suggerì di mandare qualcosa di scritto, e qualche minuto dopo arrivò un fax nella redazione della Faz: era l’articolo con cui la Merkel disse che la Cdu doveva imparare a camminare da sola e per farlo avrebbe dovuto uccidere il padre, cioè Kohl, e dato che c’era, anche lo zio, cioè Wolfgang Schäuble. Fu la prima volta che la Merkel mostrò  il suo “killer instinct”, la capacità di capire il momento di affondare il coltello, e poi di affondarlo per davvero, senza vergogna, assumendosene le responsabilità”, come scrive Paola Peduzzi su «Il Foglio».

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La più grande paura di Angela Merkel

L’aveva sottovalutata il suo mentore, forse solo perché era una donna: «Helmut Kohl, quando era ancora in buoni rapporti con Angela Merkel, disse che lei aveva uno stile cameratesco con gli uomini. Ma Merkel è una donna, per natura e per indole, che non spaventa gli uomini. È una donna alfa, ma non li spaventa riuscendo al contempo a mantenere uno stile molto femminile», così Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino di «Repubblica». Merkel, dopo la caduta di Kohl, è diventata la guida del partito nel 2000, proprio la prima donna. Batterà se stessa però nel 2005 vincendo le elezioni, diventando il primo cancelliere proveniente dall’Est, la prima cancelliere donna e la più giovane a capo dell’esecutivo. Paure ne ha? Ne ha mai avute? Per dieci anni consecutivi la rivista Forbes l’ha considerata «la donna più potente al mondo». Eppure diventa una bambina quando si trova dinnanzi dei cani. Come racconta Paolo Valentino nel suo libro Angela Merkel «non è a suo agio quando ne ha uno intorno».

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Lo scherzo di Putin che lei commentò così: «Ha paura della sua stessa debolezza»

La grande paura affonda le origini in un episodio risalente alla fanciullezza: era l’estate del 1995, quando mentre era in giro con la bici nella campana di Unckermark, un bracco tedesco di nome Bessi le morse il ginocchio, costringendola ad andare in ospedale. Da allora la cancelliera ha rinunciato alle corse in bicicletta. Ad ironizzare sull’episodio il russo Vladimir Putin che nel gennaio del 2006 accolse la cancelliera offrendole un enorme cane di peluche. «Non solo un gesto simpatico per rompere il ghiaccio ma anche quello malizioso dell’ex agente segreto che dimostrava di aver studiato a fondo il suo nuovo interlocutore, fino a conoscerne le sue più intime debolezze», come scrive il giornalista del «Corriere». Non fini lì: Putin replicò lo scherzo, ma stavolta con un cane vero. L’enorme Labrador nero del presidente lasciò di sasso la Merkel, come provano alcune foto, che mostrano la cancelliera visibilmente tesa. Quando poi il cane si avvicinò ai report la Merkel disse con ironia: «Ora si mangia i giornalisti». Ai presenti sull’aereo con lei poi confessò qualche istante dopo: «Lo capisco, perché fa questo, deve provare di essere un uomo. Ha paura della sua stessa debolezza». Fu una lezione anche quella. Leggi anche l’articolo —> La Merkel “fatica a tenere occhi aperti”, il video preoccupante: rumors sulla sua salute

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