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Attentato Addaura, Lodato: «Falcone mi fece il nome di Contrada», l’ex funzionario si difende

Nel corso della trasmissione ‘Atlantide’, programma condotto da Andrea Purgatori, si è tornati a parlare di Giovanni Falcone, magistrato italiano, che ha perso la vita con la moglie Francesca Morvillo e altri tre uomini della scorta a Capaci il 23 maggio del 1992. Tra gli ospiti in collegamento anche il giornalista Saverio Lodato, che a lungo ha lavorato a ‘L’Unità’ come corrispondente da Palermo. Su pressione del padrone di casa, a distanza di oltre 28 anni, Lodato ha svelato il nome di chi avrebbe tradito il magistrato siciliano: Bruno Contrada. L’ex funzionario però oggi si difende.

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Attentato Addaura, rivelazione choc: «Ecco chi tradì Giovanni Falcone»

«L’alto funzionario delle forze dell’ordine che avrebbe tradito Giovanni Falcone è stato Bruno Contrada», ha confidato Saverio Lodato, pungolato da Purgatori. Poi ha specificato: «Questa confidenza mi è stata fatta direttamente dal magistrato ucciso dalla mafia nella strage di Capaci». Giovanni Falcone ha parlato al giornalista delle «menti raffinatissime» alla guida della Mafia dopo l’attentato dell’Addaura, avvenuto il 21 giugno 1989 nei pressi della villa che il magistrato aveva affittato per il periodo estivo. «Il nome era quello del dottor Bruno Contrada.  Ma mi diffidò dallo scriverlo altrimenti non avremmo più avuto alcun rapporto», ha specificato l’ex corrispondente de ‘L’Unità’. E ancora: «Di fronte a un uomo  che era consapevole di un conto alla rovescia per lui io lo incalzai su quel nome e quei nomi visto che lui parlava al plurale. (…) Falcone aveva capito che si trovava in un gioco più ampio, quella che successivamente sarebbe emersa come trattativa Stato-Mafia. Oggi, 28 anni dopo, sollecito l’apertura degli archivi italiani e americani sulla trattativa Stato-Mafia, per onorare la memoria di Falcone», ha precisato Saverio Lodato. Bruno Contrada, per chi non lo sapesse, è un ex funzionario, agente segreto e ufficiale di polizia oggi in pensione. Classe 1931, questi è stato dirigente generale della Polizia di Stato, numero tre del Sisde, capo della Mobile di Palermo, nonché della sezione siciliana della Criminalpol. Già in passato il suo nome è stato associato ai presunti rapporti tra servizi segreti e criminalità. 

Morvillo: «Le modalità del fatto consentono di ritenere che quell’attentato è stato organizzato da qualcuno dello Stato che lo ha tradito»

Ad ‘Atlantide’ il magistrato Alfredo Morvillo, cognato di Falcone, ha parlato di altri punti oscuri, dilungandosi proprio sull’attentato fallito dell’Addaura. «Giovanni commentò il fatto e parlò di menti raffinatissime. Le modalità del fatto consentono di ritenere che quell’attentato è stato organizzato da qualcuno dello Stato che lo ha tradito. Carla Del Ponte era a Palermo ma non lo poteva sapere nessuno. Falcone di solito non faceva il bagno, nessuno poteva sapere che quel giorno sarebbe andato lì a fare il bagno», ha spiegato Morvillo. Come scrive Today’ il giudice ha menzionato«Oliviero Tognoli, narcotrafficante lombardo colpito da un paio di mandati di cattura internazionale, uno in Italia e uno in Svizzera. Era appena sfuggito a un arresto a Palermo grazie a una “soffiata” di un alto funzionario delle forze dell’ordine». Fermato oltre confine, questi ebbe un dialogo con Falcone e «ammise che a farlo fuggire dall’Italia era stato un pezzo grosso, appartenente alle forze dell’ordine. Poiché terrorizzato da quel nome, Tognoli rifiutò di metterlo a verbale per poi ritrattare». Morvillo quel nome ha voluto tenerlo per sé, Lodato no.

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Attentato Addaura, la telefonata del legale di Bruno Contrada al programma ‘Atlantide’

Sul finale di puntata è arrivata la telefonata del legale di Contrada, Stefano Giordano, che ha ricordato il provvedimento della Corte Europea, sostenendo l’innocenza del suo assistito. Lodato ha replicato dicendo: «Quando Giovanni Falcone mi disse quelle cose era il 1989. Bruno Contrada non era neanche sotto inchiesta per mafia». E ancora: «Afferma che suo cliente è innocente, ma devo dirgli che deve farsene una ragione. Il giudizio di Giovanni Falcone nei confronti di Bruno Contrada, quello che dopo tanti anni dopo sarebbe diventato il suo assistito non era un giudizio lusinghiero. Tutt’altro. Questo mi ricorreva l’obbligo di dire e confermare». 

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L’intervista di Bruno Contrada: «Denuncio tutti»

Qualche ora fa l’intervista di Bruno Contrada all’Adnkronos: «Ieri sera sono stato diffamato e calunniato. Provo solo disprezzo e nient’altro. Devono trovare un colpevole ad ogni costo, e lo hanno trovato in me. Non si rassegnano. Ma io non ci sto. Basta. Denuncio tutti». È un fiume in piena l’ex funzionario dei servizi segreti per quanto successo ad ‘Atlantide’. «Sono indignato, provo una rivolta morale. È incredibile sentire quelle frasi. Perché Lodato ha aspettato più di 30 anni per dirlo? Perché il giornalista non lo ha detto il 24 maggio del 1992, cioè all’indomani della strage di Capaci? Visto che aveva promesso al giudice di non scriverlo…», insiste Bruno Contrada, che il 24 dicembre del 1992 è stato arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo la condanna definitiva a dieci anni di carcere, la Corte di Cassazione, ha annullato due anni fa la sentenza: la Corte europea per i diritti umani aveva giudicato la decisione illegittima. leggi anche l’articolo —> Ceccano cadavere carrello della spesa: vittima non identificata

 

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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