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Barbara Palombelli e il victim blaming: “E se il femminicidio fosse colpa delle donne?”

“Negli ultimi sette giorni ci sono state sette donne uccise presumibilmente da sette uomini. A volte è lecito anche domandarsi: questi sette uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati oppure c’è stato anche un comportamento esasperante e aggressivo anche dall’altra parte?“. Così, dal salotto di Forum, Barbara Palombelli ha tentato di spiegare che forse, delle volte, queste donne (come alcuno ancora ha il coraggio di dire) “se la sono cercata”. Parole che, non si fatica a capire il perché, hanno subito scatenato numerose polemiche. E il motivo è uno: quello che ha fatto Palombelli durante la trasmissione ha un nome. Si chiama victim blaming.

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Barbara Palombelli e il femminicidio “per colpa delle donne”

A marzo Barbara Palombelli ci aveva affascinato (o forse disgustato?) con il discorso sulle “vere donne” pronunciato durante il festival di Sanremo. Di fronte a migliaia di spettatori disse: “Ragazze, noi dovevamo lottare per i nostri diritti, voi donne li avete già trovati fatti. Adesso sta a voi difenderli, ma con il sorriso, tanto non andremo mai bene ai mariti, ai padri, ai fratelli, non va bene neanche Liliana Segre!”. Praticamente, la conduttrice voleva dirci: “Non lamentatevi troppo, tanto non ne vale la pena! Sorridete!”. Oggi, torna a far parlare di sè, e non per merito. Durante una puntata di Forum Barbara Palombelli ha parlato di femminicidio, di rapporto tra uomo e donne, tra moglie e marito. E lo ha fatto nel modo peggiore che una giornalista, una conduttrice o qualsiasi persona di spicco possa fare. Colpevolizzando le vittime. 

“Negli ultimi sette giorni ci sono state sette donne uccise presumibilmente da sette uomini. A volte è lecito anche domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati oppure c’è stato anche un comportamento esasperante e aggressivo anche dall’altra parte? È una domanda che dobbiamo farci per forza, soprattutto in questa sede, in tribunale bisogna esaminare tutte le ipotesi”. Peccato che quella non sia la sede di un tribunale, e che lei, così come gli altri attori che ci lavorano, non sia tenuta a dare alcun giudizio. Anzi, dovrebbe contribuire a ribaltare quel tipo di narrazione mediatica che ancora definisce l’uccisione di una donna “un raptus d’amore”. Nessun raptus, nessun gesto disperato: quando un uomo uccide una donna compie un omicidio.

Così come quando un uomo uccide un altro uomo. O una donna un’altra donna. O ancora una donna un uomo. Con una “piccola” differenza: quando si tratta di un uomo che toglie la vita alla compagna, alla moglie, all figlia o chicchessia, lo fa per esprimere il desiderio e la necessità di possesso, tanto da volerla cancellare dal Pianeta.

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Palombelli

Barbara Palombelli e la colpevolizzazione delle donne

Non c’è quindi alcuna domanda da porsi: bisogna solo attenersi alla narrazione dei fatti, condannare. Affinché le donne si sentano sempre libere di denunciare, di ribellarsi, di scappare dalla gabbia in cui tante volte si ritrovano. Detto così, come ha fatto Barbara Palombelli, sembra che una donna che “porta all’esasperazione” un uomo si meriti di essere uccisa. E questo è un messaggio che non può assolutamente più passare. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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