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Ospedale di Padova, ira dei sindacati per piani blindati “causa Belen”: la risposta dell’azienda sanitaria

La secondogenita di Belen Luna Marì è nata lo scorso 12 luglio all’ospedale di Padova. Oltre alla condivisione sui social delle prime foto della bimba, su Instagram sono spuntate alcune immagini sospette. Nelle chat dei dipendenti del reparto di Ostetricia e ginecologia era stata diffusa anche la foto di un cartello di questo tipo: “Causa Belen, disattivati i pulsanti del terzo piano degli ascensori”. E da qui la denuncia dei sindacati: secondo il loro punto di vista non è accettabile che una struttura pubblica privilegi una persona famosa. L’ospedale dà una risposta poco chiara sulla questione.

Belen ospedale di Padova

Belen ospedale di Padova piani blindati? La risposta insoddisfacente dell’azienda sanitaria

La foto incriminatoria ha scatenato una vera e propria bufera. “Causa Belen, disattivati i pulsanti del terzo piano degli ascensori”. Queste le parole che hanno alzato il polverone. Fanpage ha contattato l’azienda sanitaria per capire chi abbia firmato quell’ordine, firmato da P.I. L’ospedale ha risposto in modo poco chiaro alle accuse. “La direzione del reparto assicura che il reparto è in questo momento accessibile pur mantenendo intatta la garanzia della privacy di tutti i degenti. Quanto all’avviso, era una cosa burlona, mettiamola così”. Una spiegazione non completa che ha lasciato spazio a diverse polemiche, soprattutto da parte dei sindacati.

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La denuncia dei sindacati

La presenza di Belen a Padova non era passata inosservata e l’ospedale ha dovuto intervenire per garantire la privacy alla neo madre.  “Abbiamo avuto diverse segnalazioni. Si è dovuta organizzare una vera e propria macchina per tutelare la privacy di una celebrità che ha scelto Padova per partorire” ha detto Alessandra Stivali, della Fp Cgil, al Mattino di Padova. Il problema è che non si può chiudere un intero piano di un ospedale pubblico per una sola persona. “Ci risulta che un’ala del terzo piano, dov’era ricoverata Belen, sia stata chiusa e riorganizzata. Quello che noi pensiamo però è che si tratta pur sempre di un ospedale pubblico, dove il personale è stato costretto a spendere energie per riorganizzare un intero piano oltre che per contenere la presenza di paparazzi – un’ingiustizia secondo la Stivali dettata da “necessità specifiche non giustificabili”.>>Tutte le notizie

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