Dopo il massiccio ingresso di migranti registrato la scorsa settimana a Ceuta, l’enclave spagnola in territorio nordafricano, e la successiva imponente operazione di rimpatrio verso il Marocco promossa dal premier Pedro Sánchez, la situazione nella città resta tesa. Migliaia di persone avrebbero già iniziato a lasciare l’enclave in direzione della Spagna continentale e del resto d’Europa.

Migliaia di persone ancora presenti nell’enclave
Il governo di Madrid sostiene che il Soccorso marittimo e la Guardia Civil stiano mantenendo un’operazione di sorveglianza rafforzata nelle acque dello Stretto di Gibilterra, per intercettare eventuali nuovi tentativi di raggiungere la Penisola Iberica. Le autorità spagnole hanno inoltre ribadito che l’integrità dello spazio Schengen resterebbe pienamente garantita.
Nonostante le rassicurazioni ufficiali, secondo quanto riportato dal periodico Europa Sur, nel weekend diverse spiagge della zona, tra cui Faro de Punta Carnero, l’insenatura di Getares e la spiaggia di Levante a La Línea, sarebbero diventate punti di approdo per gruppi di giovani migranti marocchini, lasciati in mare vicino alla riva per poi disperdersi rapidamente nell’entroterra spagnolo.
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La paura dei residenti
Alcuni residenti della zona hanno raccontato di essersi rivolti alla polizia locale per chiedere consigli di sicurezza, dopo una notte segnata da rumori e un flusso continuo di persone lungo il lungomare. Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha dichiarato che circa 2.500 migranti sarebbero tuttora presenti nell’enclave, ammettendo che la città non sarebbe ancora tornata alla normalità.
La caccia della polizia a possibili jihadisti
Secondo quanto riportato dal quotidiano El Confidencial, la Guardia Civil e la Polizia nazionale spagnola starebbero analizzando i filmati dell’ingresso di massa a Ceuta, per individuare il più rapidamente possibile persone con precedenti per reati violenti e potenziali jihadisti che potrebbero aver approfittato del collasso del confine per entrare in territorio spagnolo.
Nell’ex ospedale militare di Ceuta, riadattato a obitorio, il numero dei corpi rinvenuti sarebbe salito a 88, undici dei quali ritrovati in territorio marocchino. Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha smentito di aver ricevuto avvertimenti specifici da parte del Centro nazionale di intelligence sulla crisi in corso.
Lo scontro diplomatico tra Spagna e Italia
Nel mezzo delle difficoltà interne, il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha criticato duramente altri governi europei, sostenendo che alcuni esecutivi non sarebbero stati all’altezza della situazione migratoria, includendo esplicitamente in questo giudizio anche l’Italia. Albares ha inoltre rivendicato la rapidità della risposta di Madrid alla crisi, paragonandola a quella italiana, definito il Paese con il maggior numero di ingressi irregolari in Europa.
Pronta la replica del Viminale italiano, che ha sottolineato come dall’inizio dell’anno gli sbarchi in Italia siano calati del 55% rispetto al 2025 e di circa l’82% rispetto al 2023, respingendo inoltre come infondata la presunta “invasione” di Lampedusa, dove al momento risulterebbero presenti 98 migranti, senza alcuna situazione di emergenza in corso sull’isola.
Le tensioni politiche interne alla Spagna
Sul fronte della politica interna spagnola, i partiti Partido Popular, Vox e Junts hanno chiesto chiarimenti sulle comunicazioni intercorse durante la gestione della crisi migratoria, mentre analoghe critiche sono arrivate anche dal presidente della città autonoma di Melilla, Juan José Imbroda, secondo cui i servizi di intelligence avrebbero segnalato per tempo il rischio senza ricevere ascolto adeguato da parte del governo.
Il rientro del premier marocchino
Nel frattempo, il primo ministro marocchino Aziz Akhannouch, che si trovava in vacanza sull’isola spagnola di Maiorca, è rientrato a Casablanca su ordine del re Mohammed VI. Lo stesso premier Sánchez resterebbe invece in vacanza a Lanzarote, scegliendo secondo quanto reso noto sui social di restare momentaneamente lontano dagli impegni istituzionali.
Fonte: La Verità, articolo di Patrizia Floder Reitter