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Giannini Vs Conte, il direttore de La Stampa distrugge la politica estera dell’ex Premier

Prima un editoriale, poi una lettera, e infine una risposta. E’ quello che sta succedendo tra il direttore de La Stampa e l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Mentre da Palazzo Chigi storcono il naso. Non è piaciuta infatti la lettera che Conte ha inviato al direttore del quotidiano Massimo Giannini. Addirittura da alcuni è stata definita un vero e proprio “autogol istituzionale”. Ma per non saper né leggere né scrivere, Giannini ha scelto di spiegare le sue parole ripercorrendo, e distruggendo, passo dopo passo la politica estera del nuovo leader del Movimento 5 Stelle. Compresi quei passaggi oscuri che hanno segnato la storia della diplomazia italiana.

conte torna ad insegnare

Conte Giannini, l’atteggiamento dell’ex Premier non convince

Come riporta Dagospia, poi, il comportamento un po’ democristiano che sta assumendo Giuseppe Conte non sta convincendo nemmeno Beppe Grillo. E quest’ultimo non ha esitato a farglielo notare, chiedendogli di prendere più rischi, di essere più assertivo. Anche perchè le Amministrative si avvicinano, e la necessità è quella di essere il più concreti possibile. Altrimenti i malumori interni, già piuttosto pesanti, potrebbero avere la meglio.

Ma torniamo alla discussione tra Massimo Giannini e Giuseppe Conte. Nel suo editoriale di oggi si può dire che il direttore distrugga letteralmente la politica estera portata avanti dall’ex Premier durante i suoi due mandati. Tra i tanti punti, però, secondo Dagospia, ne dimentica uno molto rilevante: il momento in cui Conte autorizzò il capo del DIS, il generale Gennaro Vecchione, di ricevere William Barr. Dimenticando, forse, che in quanto ministro della Giustizia degli Stati Uniti era anche il capo della Cia.

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Conte Giannini, la risposta del direttore de La Stampa

“Caro Presidente Conte, La ringrazio per la Sua lettera e per la Sua attenzione”. Inizia così l’iter tanto storico quanto politico del direttore de La Stampa Massimo Giannini. “Capisco le ragioni che la spingono a replicare ai contenuti del mio editoriale. Ma mi corre l’ obbligo di replicare a mia volta. Per ribadire i fatti che Lei considera «falsità» e che invece, purtroppo, non lo sono. Scrivo «purtroppo» perché le questioni di cui stiamo parlando riguardano non già le baruffe chiozzotte tra i partiti di casa nostra. Ma la politica estera del Paese, che è materia delicata ed essenziale a definirne il profilo e a tutelare l’ interesse nazionale.

Il primo «fatto» è il severo giudizio di Mohammed bin Zayed, emiro di Abu Dhabi, sulla «sostanziale inutilità» dei due incontri ufficiali avuti con Lei a proposito della Libia e sulla sua ferma volontà di non replicarne altri. Per bollare come «falsità» questo mio resoconto Lei spiega che dopo quei due incontri ha avuto con lo Sceicco «ulteriori colloqui». A conferma dell’«eccellente rapporto personale instaurato». Io non so se dopo il marzo 2019 vi siano state conversazioni telefoniche tra voi: non ce n’ è traccia nelle comunicazioni ufficiali di Palazzo Chigi. Ma so per certo e ribadisco quello che ho scritto, e che mi è stato riferito da una fonte primaria e autorevolissima che, sul terreno, ha istruito e segue da sempre il dossier libico-emiratino.

Il secondo «fatto» è il blitz del 17 dicembre 2020 per liberare i 18 pescatori mazaresi sequestrati dai libici. Qui non ci dividono «falsità», come Lei dice, ma semplicemente opinioni. La mia rimane quella che ho scritto: il volo improvvisato a Bengasi e le modalità con le quali è stato organizzato il rilascio dei sequestrati, con tanto di photo-opportunity pretesa da Haftar, restano una pagina opaca della nostra storia diplomatica. Comprendo il “movente”: dopo aver respinto «altre richieste non accoglibili» (sono parole Sue) quella foto era evidentemente l’ unica che ritenne di accogliere per raggiungere il risultato, cioè il rilascio dei pescatori. Fu dunque un gesto di realpolitik. Ma l’ evidenza rimane: come ho scritto, fu comunque un episodio imbarazzante”, continua il testo.

Conte Giannini, il direttore de La Stampa: “Nessuna intenzione di denigrare”

“Detto tutto questo, Caro Presidente Conte- continua la lettera di Giannini- La voglio rassicurare sugli ultimi due punti della Sua lettera. Da parte mia non c’ è nessuna intenzione di denigrare chi c’ era ieri per lodare chi è arrivato oggi. Lei ha guidato l’Italia in una stagione infausta, soprattutto per la nostra collocazione geopolitica. Sa meglio di me che sulla credibilità del Paese che Lei rappresentava nei consessi internazionali hanno pesato fortemente le sbandate filorusse della Lega e le intemerate filocinesi dei Cinque Stelle. Diciamo che non solo la tela delle relazioni transatlantiche, ma più in generale tutta la politica estera (in particolare con il Suo primo governo gialloverde) ha subito strappi di ogni tipo.

Come dimenticare la missione del ministro degli Interni e vicepremier Salvini al Cremlino, quando il Capitano attaccò ferocemente Francia e Germania e concluse dicendo «qui a Mosca mi sento a casa mia, mentre in alcuni Paesi europei no»? Era il 16 ottobre 2018, e dopo il varo delle sanzioni contro Putin per l’ annessione della Crimea e l’ aggressione dell’ Ucraina noi scaricavamo così Parigi e Berlino, per schierarci al fianco del nuovo Zar di tutte le Russie. E come dimenticare la missione del vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico Di Maio proprio a Parigi. Quando insieme all’ allora suo scudiero Di Battista incontrò il leader dei gilet gialli Christophe Calencon e ne sostenne pubblicamente la battaglia, in nome «delle posizioni e dei molti valori comuni che mettono al centro delle nostre battaglie i cittadini»?”

Giuseppe Conte

Giannini contro Conte: “Lei ci ha messo del suo”

“Era il 5 febbraio 2019, e nel pieno di una protesta violenta che ogni weekend metteva a ferro e fuoco la capitale francese, noi prendevamo a schiaffi così l’ alleato Macron.In tanta confusione identitaria, se me lo consente, Lei talvolta ci ha messo del Suo. Un esempio su tutti: l’ atteggiamento un po’ troppo appiattito su Trump, che del resto le valse un endorsement fondamentale per il Suo secondo governo. Era il 27 agosto 2019 e, subito dopo la pazza crisi del Papeete, The Donald cinguettò il famoso «spero che Giuseppi resti primo ministro!». Un “abbraccio” non mortale ma certo soffocante, che forse spiega il ritardo col quale il 17 gennaio scorso sono infine arrivate le congratulazioni telefoniche con il neo-eletto presidente Joe Biden.

Ma a parte questo, Lei ha fatto quel che ha potuto. E di una cosa, decisiva per noi e per l’ intero Occidente, Le do atto volentieri. Ha tenuto la barra dritta sull’ elezione di Ursula Von Der Leyen alla presidenza della Commissione Ue. Una mossa non scontata, persino miracolosa, nelle assurde condizioni politiche di allora, che ha messo all’ angolo le destre populiste e sovraniste e ha cambiato il corso degli eventi in Europa. Era il 16 luglio dello stesso 2019, e forse proprio quella svolta (che a Strasburgo i Cinque Stelle condivisero con i popolari e i socialisti europei) convinse definitivamente Salvini a rompere un mese dopo il patto di governo. Dunque, come vede, da parte mia nessuna denigrazione preconcetta e nessuna critica «a prescindere».”

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Giannini: “L’apprezzamento e la stima non mi fanno velo quando giudico gli atti di governo”

“Infine, nella Sua lettera Lei parla di una «causa abbracciata» da me e «dall’ intero gruppo editoriale». La citazione di Talleyrand sull’ eccesso di zelo è bella, ma fa torto alla Sua intelligenza e alla Sua cultura. Per quel poco o tanto che ci conosciamo, dovrebbe aver capito che delle scelte fatte e della “linea” del mio giornale (sulle quali il mio gruppo editoriale non mi chiede e non mi ha mai chiesto conto). Rispondo solo a me stesso e ai miei lettori. E dovrebbe anche aver capito che in politica ho le mie idee. Ma non abbraccio «cause» a priori, dove per cause si intendono capi di governo o leader di partito.

Dunque, se oggi Lei per «causa» intende Mario Draghi, certo, Le confermo che apprezzo e stimo l’ attuale premier. Ma l’ apprezzamento e la stima (come del resto capitava anche per Lei) non mi fanno velo quando ne giudico gli atti di governo. Per averne prova, vada a leggere gli ultimi editoriali che ho scritto, sui troppi silenzi di Palazzo Chigi. Sui troppi ritardi nei vaccini, sui troppi errori nei viaggi consentiti all’ estero, sulle troppe promesse mancate per la scuola.

Concludendo, possiamo forse venirci incontro. Io prometto che non cadrò nella trappola dello zelo di cui scriveva Talleyrand, Lei prometta di non cadere nella Schadenfreude di cui parlava Schopenhauer. Non renderebbe un buon servizio al Paese. E soprattutto non La aiuterebbe nel compito impegnativo di cui si è fatto responsabilmente carico: e cioè (come Lei stesso mi scrive) «rifondare il Movimento 5 Stelle». E «renderlo pienamente idoneo a interpretare una nuova stagione politica». Segno evidente che finora non lo è stato”, chiude Giannini nella sua lettera di risposta a Conte. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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