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Coronavirus Italia, medico contesta metodi: «Ecco cosa stiamo sbagliando…»

Coronavirus Italia. Su “Start Magazine” lo sfogo di Stefano Biasioli, già primario in reparti di Nefrologia-Emodialisi, ora pensionato e libero professionista in nefrologia e endocrinologia, che ha espresso le sue perplessità sui metodi impiegati per far fronte all’emergenza Covid-19. «Faccio il medico da una vita: 40 anni passati in ospedale (Assistente, Aiuto e Primario in reparti di Nefrologia-Emodialisi) e, da pensionato Inps, libero professionista in nefrologia e endocrinologia», ha esordito il dottore. «Ho imparato ad affrontare i problemi clinici, i problemi del malato anche in assenza di linee-guida chiare e certe. Per questo non capisco e non accetto quello che sta succedendo con questa pandemia, soprattutto in questi mesi autunnali», ha proseguito.

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Coronavirus Italia, medico contesta metodi anti contagio: «Ecco cosa stiamo sbagliando…»

«In primavera, era giustificata la confusione terapeutica, per la stranezza e la violenza di questo virus. Ma sono passati 10 mesi da allora e c’è ancora incertezza sui comportamenti. No, non sto parlando dei virologi/microbiologi, parlo dei clinici e del mondo medico italiano, in generale. So di non farmi degli amici, ma non ho mai cercato di essere al centro della corrente», scrive Biasoli.

«È incomprensibile e ingiustificato il documento FNOMCeO-SIAARTI in cui, dopo tante belle parole, si arriva alla conclusione che, in presenza di criticità sanitarie, si trattano solo i pazienti con un alto rapporto benefici/costi e con alta probabilità di successo clinico. Gli altri saranno affidati alla prassi “caritatevole”. Ho già scritto che queste scelte non sono in linea con il giuramento di Ippocrate e con le leggi italiane. Non solo, ma che valore può avere, dal punto di vista etico e medico legale, un documento come quello citato?», ha tuonato il medico. «A chi spetterebbe “fare selezione”? Al medico di turno? Al Direttore della UOC (unità operativa complessa), al Direttore Generale, al Comitato Etico di ASL?», si è domandato perplesso il dottor Biasoli.

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«Debbo aspettare che, a casa, le cose si complichino, quando ormai sappiamo che dobbiamo evitare che il paziente arrivi, tardi, in ospedale?»

Poi un’aspra critica ad un documento della Federazione Regionale Lombarda degli Ordini dei Medici (sottoscritto dai Presidenti degli Ordini Provinciali lombardi) che sostanzialmente «dice che i “pazienti COVID a domicilio vanno trattati solo con antipiretici e che è sconsigliato qualunque altro trattamento, perché non supportato da lavori scientifici…». Con toni severi il medico ha scritto: «Evidentemente costoro: non leggono quanto compare quotidianamente nella letteratura medica (Up to date, Medscape etc); non sanno che, in opposizione al “non trattare” trattare, è preferibile usare una associazione farmacologica “sicura”: desametasone, enoxieparina e azitromicina».

E ancora: «È stato dimostrato – nei fatti – che questo maledetto virus non colpisce solo i polmoni e che la tempesta della interleuchine massacra (in modo irregolare) vari organi e apparati (cervello, cuore, reni etc) e soprattutto è associata al pericolo di una coagulazione intravascolare diffusa (come dimostrato dai livelli di D-dimero, in questi pazienti). E, allora, posso o no fare prevenzione, a domicilio? E, allora, debbo aspettare che, a casa, le cose si complichino, quando ormai sappiamo che dobbiamo evitare che il paziente arrivi, tardi, in ospedale?».

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Coronavirus Italia, lo sfogo del dottor Biasoli: «Tanta confusione, tanta incertezza. Tanta paura che cresce…»

Perplessità da parte del medico anche sul vaccino: «Sono passati 10 mesi… Quando avremo un vaccino “affidabile”? Come sarà stoccato, distribuito, somministrato? Quanto durerà la sua azione ? E che siringhe adopereremo? Non siamo stati capaci di garantire il vaccino anti-influenzale a tutti i nostri vecchietti e al personale sanitario. Come saremo in grado di somministrare il vaccino anti-COVID a almeno 10-15 milioni di italiani?». È preoccupato il dottor Biasoli: «Tanta confusione, tanta incertezza. Tanta paura, che cresce, nella gente. Siamo già arrivati all’aggressione delle ambulanze…». La chiosa finale è rivolta al governo: «Il Colle si limita a “discorsetti generici”, come se non fossimo in tempo di guerra. Einaudi, dove sei?». Leggi anche l’articolo —> Covid, il bollettino di oggi: 28.337 nuovi casi, 562 decessi, 3.801 in intensiva

 

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