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Coronavirus lavoro, persi 840mila posti: i giovani la generazione più colpita

Coronavirus lavoro: la crisi manda in fumo 840mila posti. Il lockdown deciso dal governo italiano per cercare di arginare la diffusione dei contagi da Covid-19 ha avuto come da previsioni conseguenze pesanti sull’occupazione, certificate da numeri dell’Istituto nazionale di statistica (Istat). La sospensione momentanea di diverse attività ha innescato una forte crisi economica ed un calo del Pil nel secondo trimestre 2020 di quasi 10 punti percentuali.

Coronavirus lavoro

Nonostante il blocco dei licenziamenti previsto dal Decreto Rilancio, in Italia tra aprile e giugno 2020 si sono persi 470mila posti di lavoro rispetto al primo trimestre e 841mila rispetto ai primi tre mesi del 2019. La generazione più colpita è stata quella tra i 30 e i 35 anni, ma sarà travolta dalla crisi lavorativa anche la così detta “Generazione X”, ovvero quella compresa tra i 15 i 30 anni.

>> L’Italia dopo il Coronavirus: il primo rimbalzo del Pil aprirà davvero la strada della crescita?

Coronavirus lavoro: la crisi manda in fumo 840mila posti

La situazione lavoro ai tempi del coronavirus in Italia sembra aggravarsi giorno dopo giorno. Adnkronos nel rilanciare la nota dell’Istat sul mercato del lavoro ha sottolineato che “il numero di persone occupate ha subito un ampio calo in termini congiunturali (-470 mila, -2,0%), dovuto soprattutto alla diminuzione dei dipendenti a termine e degli indipendenti”. Inoltre, i numeri dell’Istituto nazionale di statistica certificano un tasso di occupazione che scende al 57,6%, in calo quindi di 1,2 punti rispetto al primo trimestre 2020. Peraltro i giovani tra i 15 e i 34 anni presentano la diminuzione più marcata (-2,2 punti).

Agostino Di Maio, direttore generale di Assolavoro, associazione di categoria delle agenzie per il lavoro, colloquiando con Quotidiano.net, ha dichiarato: «I dati negativi sull’occupazione parlano da soli. La domanda, semmai, è quanto tempo si perderà ancora prima di aprire un ragionamento serio, numeri alla mano, per modificare le norme di legge che oggi aggravano, invece di contrastarli, gli effetti di un ciclo economico sfavorevole. Ripetiamo ancora una volta che vanno allentati, in maniera selettiva e favorendo le forme di flessibilità tutelata e garantita, vincoli alle assunzioni ancora più irragionevoli se guardiamo al mutato contesto odierno».

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Le parole di Emmanuele Massagli

Analogo il giudizio di Emmanuele Massagli, presidente di Adapt Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali, istituzione che studia e monitora da anni le dinamiche del mercato del lavoro italiano. «La micidiale miscela di crisi connessa alla pandemia decreto dignità e blocco dei licenziamenti – ha detto Massagli a Quotidiano.net – ha generato non soltanto un tracollo dell’occupazione, ma principalmente una ulteriore discriminazione verso i più giovani. I vincoli del decreto dignità e il blocco dei licenziamenti hanno fatto sì che tutti i risparmi di costo nelle voci del personale si scaricassero su questa platea. Sono certamente vittime della crisi economica, ma non poche colpe sono da ascrivere a norme lontane dalla realtà e forti con i deboli e deboli con i forti». >> Altre News

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