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Cosa può fare un governo in carica per gli affari correnti

L’ufficialità delle dimissioni del premier Conte ha portato il presidente Sergio Mattarella ad invitare il governo a rimanere in carica per il “disbrigo degli affari correnti”, dunque per pratiche di ordinaria amministrazione, ma anche atti inderogabili e urgenti, indispensabili oggi più che mai in clima pandemico. È Gaetano Azzaniti, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università La Sapienza, a spiegarne il significato a Il Fatto Quotidiano, indicando cosa può fare nello specifico un governo in carica per gli affari correnti.

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Disbrigo degli affari correnti significato

Disbrigo degli affari correnti, il significato spiegato dall’esperto

Dai decreti legge sulle misure economiche, al rinvio delle cartelle esattoriali, dai nuovi ristori alla gestione dell’emergenza sanitaria: è la stessa Costituzione a dettare gli atti riservati ai “casi straordinari di necessità e urgenza”. “L’attuale governo – afferma il professor Azzaniti – come sappiamo ha ottenuto la fiducia necessaria ma si ritiene – e ha ritenuto il presidente del Consiglio – che non ci siano le condizioni politiche perché prosegua la sua attività. Ora, – dice – con le dimissioni, può occuparsi certamente dell’ordinaria amministrazione ma anche degli atti inderogabili, in assenza dei quali non potrebbe proseguire l’ordinaria attività della pubblica amministrazione, e di quelli urgenti. Non può dunque emanare nuovi atti, per esempio disegni di legge di iniziativa governativa, ma può adottare decreti legge”.

Via libera, dunque, ai decreti per il rinvio degli atti del fisco e al decreto ristori. Resta però – precisa l’esperto – il problema della conversione in legge da parte del Parlamento. Nessun ostacolo per i provvedimenti legati all’emergenza pandemica: “Il governo – dichiara Azzaniti – potrà e dovrà continuare a gestirla monitorando i contagi e applicando le norme esistenti, quindi per esempio adottando le decisioni sulla colorazione delle Regioni in base agli attuali parametri. Se poi ci fosse un’impennata dei contagi sarebbe possibile adottare un decreto legge, un provvedimento del ministro della Salute o ancora una volta – ma direi con grande parsimonia – un dpcm”.

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Cosa non rientra nell’incarico

Ciò che non rientra nel disbrigo degli affari correnti è invece il confronto con le parti sociali sul Recovery plan. “L’attività preparatoria – precisa il professore – è sospesa perché formalmente non sarà questo governo, con questa composizione, a gestire i fondi europei per la ripresa. Tanto più non potrà essere presa alcuna decisione sulla governance delle risorse. Al massimo possono essere adottati eventuali atti legati a scadenze comunitarie, in quanto legati a obblighi internazionali. Ma anche in questo caso inevitabilmente c’è uno scoglio politico perché quegli atti non possono essere discussi dalle Camere, la cui attività è sospesa con l’eccezione delle audizioni sul Recovery, che serviranno comunque al Parlamento quale che sia la maggioranza politica che emergerà”.

Da qui l’urgenza di risoluzione della crisi. “Non possiamo continuare ad avere un governo sospeso. – sottolinea Azzaniti – L’interesse nazionale, come ha rilevato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, spinge a una soluzione rapida. Le parti politiche, se non sono irresponsabili, devono tener conto del superiore interesse costituzionale, ma anche sociale e politico, rappresentato dalla salvaguardia del bene fondamentale della salute ma anche di interessi economici rilevantissimi”. >> Dimissioni Conte, blocco cartelle esattoriali a rischio: serve un nuovo decreto

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Written by Francesca Romano

Vincenzo De Lucia

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