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Draghi e il clamoroso fuori onda sugli esperti: «Se si ascoltano troppo, non si fa nulla» [VIDEO]

Fa abbastanza sorridere il fuori onda del presidente del Consiglio Mario Draghi, durante il G20 Cultura, con il ministro Dario Franceschini. I due, nella magnifica cornice del Colosseo, stavano parlando di lavori di restauro, quando l’ex numero uno della Bce si è lasciato andare ad una frase sugli archeologi: “Ho imparato che se si ascolta troppo gli esperti non si fa nulla”. Una boutade, sul serio. Soprattutto se si pensa che a pronunciarla è stato l’uomo che la stampa italiana ha ribattezzato “il banchiere presto alla politica”. Ossia l’economista approdato a Palazzo Chigi proprio per essere un tecnico di respiro internazionale.

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draghi fuori onda

Draghi fuori onda clamoroso sugli esperti al “G20 Cultura”: «Se si ascoltano troppo, non si fa nulla»

«Ha mai voluto fare il politico?». A questa domanda puntuale di un giornalista Draghi nel 2012 ha risposto sorridendo: «No». «Perché no?», ha incalzato l’intervistatore: «Perché si fa ciò che piace», la replica dell’ex governatore della Banca di Italia, che allora forse non pensava di approdare a Montecitorio. In un modo o nell’altro il professor Draghi, dalla fine degli anni Settanta a Febbraio 2021, aveva sempre declinato l’invito, appagato dalle varie nomine avute negli anni. Del resto, come raccontato da lui stesso, nel corso della cerimonia di consegna del Generation Euro Student’s Award a Francoforte nel 2018, è sempre stato un grande appassionato di numeri e cifre: «Per formazione, mi sono sempre interessato alle questioni economiche. Mi appassionavano già da ragazzino. Perciò a 18 anni la facoltà di economia fu una scelta naturale. (…) Di certo ha influito l’incoraggiamento della mia famiglia. In primo luogo dei miei genitori, e in secondo luogo di alcuni insegnati incontrati nel mio percorso e che mi hanno spronato a continuare su questa strada. Le scelte della vita si compiono assecondando le proprie passioni e grazie ad alcune figure chiave che ti esortano a perseverare».

draghi fuori onda

«Gli amici mi dicono che raramente mi tiro indietro davanti ad un compito impossibile»

Su Draghi inquilino di Palazzo Chigi ebbe a dire qualcosa anche la moglie Maria Serena Cappello: era il lontano 2018. “Lui non lo fa il governo, non è un politico”, disse la consorte replicando all‘Ansa davanti al seggio elettorale presso il liceo Mameli di Roma, dove i due si erano recati a votare. Puntuale la replica seccata quanto imprevedibile di Draghi, che per una volta mise da parte il suo aplomb: “Dai, stai zitta”, disse l’ex presidente della Bce salendo in macchina. La signora incassò la stilettata, ma l’anno dopo ottenne in pubblico un “riscatto” non da poco. Un «risarcimento» che però per alcuni fu una frase di circostanza per guizzare dall’imbarazzo. Durante la cerimonia di congedo dalla Banca centrale europea, ai giornalisti che lo interrogavano sull’eventuale partecipazione alla corsa per la prossima presidenza della Repubblica, nel futuro 2022, Draghi rispose: «Chiedete a mia moglie, ne sa più di me». 

Non ci siamo ancora arrivati, i giochi sono aperti, vedremo. Potrebbe essere stato proprio il desiderio di sedere al Colle ad aver spinto Mario Draghi ad accettare l’incarico di formare il governo dal Capo dello Stato Mattarella? I “malpensanti” sono di quest’avviso. La risposta però, secondo me, è da cercarsi altrove. Vale a dire nel “personaggio Draghi”, nel suo essere profondamente civil cervant, per usare una formula anglosassone. Ma anche guardando al debole dell’uomo del «whatever it takes» per le cause perse, che ne rivela di fatto una vanità di fondo: il voler scrivere la storia. O meglio essere parte della storia. Attore, non spettatore. «Gli amici mi dicono che raramente mi tiro indietro davanti ad un compito impossibile», ha detto Draghi a pochi giorni dall’insediamento alla Bce. Parole che potrebbero tranquillamente essere valide anche oggi, con la pandemia da gestire e l’economia del paese da rilanciare. Anche perché per quale altra ragione un fuoriclasse come Draghi avrebbe messo in discussione la sua credibilità, vista anche la tradizione italiana sfavorevole ai governi tecnici? Monti docet. Leggi anche l’articolo —> Draghi e quell’esperienza traumatica che gli inculcò la «religione del lavoro»

 

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