Vai al contenuto

El Niño, quali effetti nel 2027: “Caldo record e temporali estremi, ma sarà diverso”

15/09/2026 18:27

Dopo un’estate 2026 già segnata da temperature record in Europa occidentale, gli scienziati avvertono che il peggio potrebbe non essere ancora arrivato. Un El Niño di eccezionale intensità si sta rafforzando nel Pacifico tropicale, e secondo le proiezioni più recenti potrebbe rendere il 2027 l’anno più caldo mai registrato sulla Terra.

El Niño, quali effetti nel 2027: caldo record e temporali estremi secondo gli esperti

El Niño e riscaldamento globale non sono la stessa cosa

È fondamentale chiarire una distinzione: El Niño e il riscaldamento globale di origine antropica sono due fenomeni diversi, anche se interagiscono tra loro. Il riscaldamento globale rappresenta una tendenza di fondo, costante e progressiva, causata dall’accumulo di gas serra in atmosfera. El Niño, invece, è un fenomeno naturale e ciclico legato alle temperature superficiali del Pacifico tropicale, che si alterna a fasi opposte, note come La Niña, nell’arco di alcuni anni. Quando i due fenomeni si sommano, come accade in questo momento, gli effetti sul clima globale possono amplificarsi notevolmente.

Un El Niño mai visto prima

Secondo gli esperti del Met Office britannico, l’anomalia della temperatura superficiale del Pacifico potrebbe superare i 3 gradi entro la fine dell’anno, con alcuni gruppi di ricerca che non escludono valori fino a 4 gradi. Il climatologo Scoccimarro, del Cmcc, ha dichiarato di non aver mai visto un segnale di El Niño così intenso nelle previsioni, sottolineando come la differenza tra l’evento più forte mai registrato e il quinto più forte degli ultimi 150 anni sia di appena 0,5 gradi, mentre le proiezioni attuali indicherebbero un riscaldamento del Pacifico ben superiore a qualsiasi valore osservato in passato.

Le probabilità secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale

Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm), la probabilità che El Niño persista tra settembre e novembre 2026 e tra dicembre 2026 e febbraio 2027 sarebbe prossima al 100%. Le previsioni indicano inoltre una probabilità dell’81% che il fenomeno raggiunga un’intensità molto elevata tra ottobre e dicembre, con una probabilità del 97% che persista fino all’inizio della primavera 2027.

Perché il 2027 rischia di essere l’anno più caldo di sempre

Gli esperti spiegano che, durante i grandi episodi di El Niño, una quantità significativa del calore accumulato negli oceani viene trasferita all’atmosfera. Per questo motivo, l’anno successivo al picco del fenomeno tende spesso a registrare un forte aumento della temperatura media globale. Secondo le stime del Met Office, il 2027 potrebbe così superare il 2024 come anno più caldo mai osservato, con un nuovo, temporaneo superamento della soglia di 1,5 gradi rispetto ai livelli dell’epoca preindustriale.

Siccità in alcune zone, alluvioni in altre

Gli effetti di El Niño non sarebbero però uniformi in tutto il mondo: il fenomeno può infatti alterare la circolazione atmosferica, provocando condizioni opposte a seconda delle regioni. Secondo l’Omm, si prospettano elevate probabilità di alluvioni in alcune aree del pianeta, mentre altre zone potrebbero affrontare lunghi periodi di siccità.

Cosa rischia davvero l’Italia

Per il nostro Paese, il punto non è aspettarsi automaticamente lo stesso impatto in ogni regione: la stessa Omm ricorda che un El Niño molto forte non produce effetti identici ovunque. Ma un fenomeno di questa intensità arriva in un momento in cui il Mediterraneo è già esposto a estati più calde, mare più caldo, stress idrico, incendi, temporali violenti e consumi energetici elevati, un contesto che potrebbe amplificare ulteriormente le conseguenze sul territorio italiano.

L’allarme del segretario generale dell’Onu

Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha lanciato un monito diretto, sostenendo che El Niño starebbe assumendo proporzioni gigantesche e che il pianeta si troverebbe ormai in “acque inesplorate”, pienamente proiettato nella zona di pericolo dei fenomeni meteorologici estremi.

Fonte: Il Messaggero, Il Fatto Quotidiano, Geopop, LSDI, Key4Biz, con dati di Met Office, Omm e Cmcc

Continua a leggere su UrbanPost