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Enrico Mentana: «Ora che dovrebbero parlare, i partiti stanno tutti zitti», e su Mamma Rai…

Sull’HuffPost l’intervista di Stefano Baldolini ad Enrico Mentana, che il 2 luglio di 10 anni fa diventava il direttore del Tg La7. Di quell’estate il 65enne milanese, fondatore del Tg5 e che dal 2018 è editore di Open, giornale online da lui stesso creato, ricorda tutto: «Antonello Piroso era e resta un ottimo professionista, ma il tg concepito da chi mi ha preceduto era di secondo sfoglio rispetto ai tg canonici, mentre le contingenze della vita pubblica avevano creato uno spazio potenziale. Il Tg1 e il Tg5 erano allineati su posizioni di non conflittualità con il governo Berlusconi di allora. Anzi, la posizione era che si parlasse poco di politica, che si parlasse d’altro. (…) La cosa importante era fare un tg fondato sulle hard news. Quello era lo spazio. Invece di fare un tg che fosse laterale ho pensato di posizionarlo dentro la mischia, che non voleva dire ‘dagli a Berlusconi’, ma ‘parliamo delle questioni, parliamo dei problemi’».

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Enrico Mentana

Enrico Mentana: «Ora che dovrebbero parlare, i partiti stanno tutti zitti», e su Mamma Rai…

Un po’ come era successo nel 1992 con la nascita del Tg5 dopo appena un mese dallo scandalo di Tangentopoli: «Quando ho preso in mano il Tg La7 dopo poche settimane c’è stato lo scisma di Fini, l’attacco a Berlusconi, la casa di Montecarlo. Mi ricordo, cosa insolita per La7, che a settembre facemmo la diretta del discorso di Mirabello di Fini e facemmo il 10 per cento, un sogno. È stata, come per il Tg5, una storia fortunata», ha spiegato Enrico Mentana. Un telegiornale quello di La7 molto ‘editorializzato’: «Mi presero anche perché avevo una forte nomea di conduttore… L’ho fortemente personalizzato ma non è stato il classico convento dove mangia solo il padre superiore», ha replicato il noto giornalista, che ha voluto occuparsi di ogni cosa: «Abbiamo solo cambiato lo sfondo da verde a verde-azzurro. Com’era già successo al Tg5 non lascio nulla alla delega, ho scelto io i colori, il logo, la scenografia. Tutto. Forma e sostanza stanno sempre insieme in una scelta stilistica complessiva. Non puoi fare presentare a Belen un programma per anziani».

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Il direttore del Tg La7: «Sono stato criticato per aver dato un paio di sberloni anche a Conte…»

Prima di finire a La7 Mentana avrebbe dovuto prendere le redini del Tg3, ma il Pd di Bersani scelse Bianca Berlinguer: «Me l’avevano offerto, ma lo dissi chiaramente, avrei accettato solo con unanimità del consiglio di amministrazione e della redazione. Non è che sarei rientrato dopo 19 anni in Rai per farmi dire ‘intervista questo o quest’altro’ o ‘devi andare in commissione di vigilanza’. Lo dico con tutta la solidarietà per i miei colleghi Rai, sono logiche che rendono difficile la vita di un direttore di un telegiornale. Così non si fa giornalismo, sezioni, rappresentanti di lista. Politica». La libertà per Enrico Mentana è sacra: «Proprio in questi mesi che sono stato criticato per aver dato un paio di sberloni anche a Conte, beh, non ho avuto difficoltà a tirar fuori quelli dati a Berlusconi, a Renzi o a Salvini». Dunque con mamma Rai una storia chiusa? «Non ho difficoltà a dirlo, in trent’anni mi hanno offerto tante volte di tornarci. Mi hanno offerto tre volte di dirigere il Tg1, l’ultima due anni fa. Ma per fare il tg devi mettere tutto te stesso in un’avventura umana e professionale, ma il meno possibile politica. Non è pensabile che ogni volta che cambia la maggioranza cambia un direttore, perché significa che sei in carico a quella maggioranza, a quella forza politica. È un meccanismo devastante professionalmente. È il motivo per cui non voto peraltro». 

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Enrico Mentana: «Non vedo un’estate tranquilla. Troppo fuoco cova sotto la cenere»

Una panoramica infine sul presente: «Non vedo un’estate tranquilla. Troppo fuoco cova sotto la cenere. È evidente che non c’è un assetto stabile, non c’è un equilibrio. Anzi, in questo momento c’è un equilibrio a discapito della politica», ha dichiarato Enrico Mentana. «C’è uno sfinimento generale, ma il problema è un altro, che il Covid non è stato sostituito da niente. Siamo ancora al Covid, al post Covid, o a parlare di cose antiche come i processi a Berlusconi. (…) Ora che noi siamo costretti a cambiare, verso dove dobbiamo cambiare? Quale futuro dobbiamo disegnare? Improvvisamente ora che dovrebbero parlare, i partiti sono tutti silenti», ha concluso il direttore. leggi —> Mentana perde credibilità dopo le parole contro Conte: TgLa7 crolla negli ascolti

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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