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Fase 3 riaperture: via libera a discoteche, cinema, teatri, eventi e convegni

Fase 3 riaperture. Lunedì inizia ufficialmente la fase 3, la più attesa di tutte. Riaprono i cinema, i teatri, le discoteche, i convegni e gli eventi pubblici. Sebbene l’emergenza Coronavirus non sia ancora finita in Italia, è però il momento di far ripartire la macchina in tutti i settori dell’economia. E quindi, sostanzialmente, dire addio al lockdown. Ci saranno regole stringenti, ma sicuramente è un passo in più verso il ritorno alla normalità.

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Fase 3 riaperture, da lunedì possono riapartire le discoteche all’aperto

Sì alle discoteche all’aperto, purché si mantenga sempre il metro di distanza di sicurezza. Le Regioni hanno confermato anche per questi locali il divieto di assembramento, quindi “si devono riorganizzare gli spazi per garantire l’accesso in modo ordinato, almeno 1 metro tra gli utenti e 2 metri tra chi accede alla pista da ballo. Se possibile si devono organizzare percorsi separati per l’entrata e l’uscita”. Comunque, il ballo sarà concesso solamente “negli spazi esterni come giardini e terrazze”. Regole che si pongono in totale contraddizione con ciò che è il divertimento in discoteca, ma che almeno permetteranno ad alcune attività di ripartire. Anche qui, ovviamente, i clienti “dovranno indossare la mascherina negli ambienti al chiuso e all’esterno tutte le volte che non è possibile rispettare la distanza interpersonale di 1 metro. Il personale di servizio deve utilizzare la mascherina. Non è consentita la consumazione di bevande al banco”.

Più o meno lo stesso vale per gli eventi, per i cinema e i teatri. In questo caso le regole erano già state ufficializzate nelle scorse settimane. Tra le novità però c’è il via libera per i convegni: “Gli uditori e il personale addetto all’assistenza (accettazione, tecnici, tutor d’aula) dovranno indossare la mascherina per tutta la durata delle attività. Nelle aree poster bisogna riorganizzare gli spazi in modo da favorire il rispetto del distanziamento interpersonale, valutando il contingentamento degli accessi, e promuovere la fruizione in remoto del materiale da parte dei partecipanti. Eventuali materiali informativi e scientifici potranno essere resi disponibili preferibilmente in espositori con modalità self-service o ricorrendo a sistemi digitali”.

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Ristoranti, bar e alberghi

I bar e i ristoranti, dopo i negozi e i centri estetici sono stati tra i primi a ritirare su le serrande. E’ ovvio che la sfida dei locali pubblici contro la crisi economica scaturita dall’emergenza coronavirus è e sarà molto difficile. Al momento, stando ai dati forniti dalla Fipe, soltanto il 3% dei ristoranti e il 2% dei bar non è tornato in attività. L’impegno e la voglia di ripartire dei gestori tuttavia non coincide con quella dei clienti. Per i ristoranti, infatti, il calo degli incassi supera il 54% rispetto a quelli dei mesi precedenti all’epidemia di Covid-19. Per i bar, invece, la riduzione del fatturato al momento è pari al 49,9%.

Ma a soffrire in particolar modo di tutto questo sono gli alberghi. Come ha spiegato il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, infatti, c’è una “perdita di posti di lavoro pari a 118mila persone”. A riguardo la richiesta al governo è stata chiara: “La stagione primaverile 2020 è andata in fumo e anche l’estate è a rischio. Servono interventi urgenti per salvare imprese e posti di lavoro. Nonostante sia venuto meno il divieto di spostamento tra le regioni, solo il 40% degli alberghi italiani è attualmente aperto. E il 26,8% ha già deciso che rimarrà chiuso per tutto il mese di giugno. Solo il 78,9% degli alberghi italiani prevede di essere aperto ad agosto, nonostante si tratti tradizionalmente del mese clou per il mercato delle vacanze”. In generale, i turisti preferiscono cercare un appartamento dove trascorrere le proprie vacanze, piuttosto che soggiornare in albergo. E questo ha portato anche a un aumento dei prezzi degli affitti.

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Fase 3 riaperture, la movida da tenere sotto controllo

Infine c’è la famosa e tanto discussa questione della movida. A riguardo il timore dei sindaci è molto alto, perché contenere autonomamente l’afflusso delle persone e tentare di evitare gli assembramenti non è semplice, una volta che i locali sono aperti. E questo, lo sappiamo, potrebbe far rialzare la curva dei contagi. La linea della ministra Lamorgese, comunque, esclude una “militarizzazione” dei luoghi d’incontro, favorendo invece la “sensibilizzazione verso comportamenti più responsabili”. Il presidente dell’Anci Antonio Decaro, tuttavia, chiede una maggiore presenza della polizia. “I sindaci non possono gestire gli effetti e i controlli derivanti da decisioni assunte in posti molto lontani dal territorio. Questa storia che il governo prima, le Regioni ora o perfino un istituto come quello superiore di sanità, dispongano e a noi tocchi ottemperare non la tolleriamo più.

Quando il governo ci ha chiesto una mano ci siamo stati. Ora ci aspettiamo risorse e norme necessarie per gestire la situazione della ripartenza nelle nostre città”, ha sottolinea Decaro. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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