L’avvio del nuovo anno scolastico porta con sé una nuova, importante criticità per gli istituti tecnici italiani. Con l’entrata in vigore, dalle sole classi prime, della riforma prevista dal Dm 29/2026, i docenti si trovano a dover insegnare discipline del tutto nuove, ma senza le indicazioni operative necessarie a strutturare i propri programmi.

Materie nuove, ma senza linee guida
Il nodo principale riguarda le cosiddette nuove discipline degli “Elementi di base” degli indirizzi tecnici: insegnamenti del tutto inediti, privi ancora di manuali, di linee guida definitive e di percorsi di formazione obbligatoria e finanziata per i docenti chiamati a insegnarli fin dalle prime classi di quest’anno scolastico.
Il ritardo del Ministero
Il Decreto Ministeriale 19 febbraio 2026, n. 29, che ha introdotto la revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici, era stato pubblicato il 9 marzo scorso, con l’impegno del Ministero a emanare nei mesi successivi le linee guida operative necessarie per supportare le scuole. A distanza di mesi, con l’anno scolastico già iniziato, quelle indicazioni risultano ancora mancanti, insieme al decreto sulla corrispondenza tra le nuove discipline e le classi di concorso.
Il parere critico del Cspi
Già a febbraio il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione aveva espresso a maggioranza un parere critico sullo schema di decreto, segnalando il forte ritardo nell’emanazione del provvedimento, arrivato quando le scuole avevano già avviato le attività di orientamento, in una fase avanzata delle iscrizioni. Il Cspi aveva inoltre evidenziato l’assenza di due elementi ritenuti fondamentali: le nuove linee guida per accompagnare il passaggio al nuovo ordinamento e la tabella di corrispondenza tra le discipline e le classi di concorso.
Le richieste dei sindacati
Diverse sigle sindacali hanno più volte sollecitato il Ministero a colmare questo vuoto normativo. Secondo la Uil Scuola, le scuole starebbero già lavorando su iscrizioni e organici definitivi senza però disporre degli strumenti operativi chiari necessari a orientare correttamente il lavoro didattico, con il rischio concreto che ogni istituto sia costretto a interpretare in autonomia norme generali, con effetti disomogenei sul territorio.
Il nodo della codocenza senza risorse
Un ulteriore elemento critico riguarda il ricorso agli insegnamenti in codocenza, introdotti dalla riforma: secondo diversi collegi docenti, in assenza di adeguate risorse e formazione, questo modello rischierebbe di ridursi a una semplice giustapposizione di insegnanti in aula, con la conseguente perdita di specificità degli insegnamenti e un possibile peggioramento della qualità della didattica.
La richiesta di un incontro urgente
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto al Ministero un incontro urgente per definire una cornice contrattuale certa sulla contitolarità funzionale, con il riconoscimento delle ore di codocenza, l’attivazione di percorsi di formazione obbligatoria e retribuita per i docenti coinvolti nelle nuove materie, e la salvaguardia delle titolarità e degli organici del personale scolastico.
Il rischio per studenti e famiglie
Al di là delle questioni organizzative interne alle scuole, il ritardo nell’emanazione delle linee guida rischia di ripercuotersi anche su studenti e famiglie, che si troveranno a seguire percorsi di studio ancora privi di una cornice didattica pienamente definita, in un contesto di generale incertezza sull’effettiva applicazione del nuovo ordinamento tecnico.
Fonte: Corriere di Torino, con approfondimenti di FLC Cgil, Uil Scuola, ANP e Cspi