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Luca Ward ad “Oggi è un altro giorno”: dagli esordi nel doppiaggio alla malattia della figlia

Ospite ad “Oggi è un altro giorno” Luca Ward, attore e doppiatore, che ha dato alle stampe il libro “Il talento di essere nessuno”, edito da Sperling & Kupfer, curata da Mariano Sabatini. Il 60enne, che ha dato la voce a Russell Crowe nel Gladiatore, a Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, a Pierce Brosnan in James Bond e anche a Hugh Grant nel Diario di Bridget Jones, si è raccontato a 360°, ripercorrendo momenti alti e bassi della sua carriera e vita privata. Dalla morte del padre quando aveva solo 12 anni al rapporto complicato con la primogenita Guendalina; dalla passione per il mare alla malattia dell’altra figlia Luna, avuta dall’attrice Giada Desideri.

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luca Ward

Luca Ward a “Oggi è un altro giorno” malattia della figlia e i mille lavori prima del successo

«Questo libro scritto a 60 anni segna una ripartenza», ha detto Luca Ward: «Siamo persone normali, avevo voglia di dirlo ai giovani e meno giovani, che inseguono il successo e non una professione. È dedicato a quelli che pensano di non potercela fare», ha confidato l’attore e doppiatore, noto anche per fiction come “Elisa di Rivombrosa”, “Capri” e “Donna detective”. Figlio d’arte – il padre Aleardo, scomparso nel 1973 ancora giovane, e la madre Maresa Di Carlo erano entrambi attori – a soli 12 anni si è caricato sulle spalle il peso della famiglia: è stato facchino, bagnino, bibitaro, restauratore. Tanti lavori prima di arrivare al successo: «Trasformavo quella rabbia in affidabilità. Volevo che il mio datore di lavoro fosse orgoglioso», ha dichiarato Luca Ward. Dichiarazioni assai simili le aveva concessa all’Ansa stamani: «Ho inseguito un talento che c’era, perché ognuno ha un talento e bisogna solo scoprirlo. Ho avuto la fortuna di lavorare con tanti maestri, ma poi sono sempre stato un attore indipendente. I miei genitori non erano attori famosi e quindi io ero il signor nessuno, per questo ho cercato di difendere la mia professione, studiando e dimostrando di essere affidabile e capace. Prima però ho fatto tanti mestieri per portare i soldi a casa, perché quando è morto mio padre abbiamo conosciuto l’indigenza vera. La mia famiglia mi ha insegnato che ognuno deve fare il proprio dovere, sempre».

«Mi dicevano: ‘Non hai la scintilla’. Mi misi a studiare come un pazzo, passavo intere notti sveglio»

E non è stato facile: «Verso i venti anni mi è venuta voglia di una rivalsa verso chi non aveva compreso mio padre, anche se ho dovuto lavorarci parecchio, all’inizio nel doppiaggio ero davvero un nessuno…», si legge nel libro. Gli toccavano poche battute, tanti gli dicevano: «Non hai la scintilla». «Mi misi a studiare come un pazzo, passavo intere notti sveglio», ha raccontato nella biografia l’attore. E la scintilla arrivò: «Non si doppia solo con la voce ma con il cuore, con la testa e con la vita». Da lì il successo nell’84, con il primo doppiaggio di un attore protagonista in A trenta secondi dalla fine del regista Andrej Končalovskij.

Luca Ward e la malattia della figlia: «Mia moglie ha lasciato tutto per starle vicino»

Da Serena Bortone Luca Ward ha parlato anche del suo privato e della malattia della figlia Luna: la piccola soffre della sindrome di Marfan, una malattia genetica rara che le sta causando problemi all’apparato scheletrico. «Mia moglie ha lasciato la carriera per starle vicino, una scelta importante. Qui sta la forza delle donne», ha detto l’attore. «Ne parlo perché la pandemia ci ha fatto capire che l’accelerazione sulla ricerca è possibile. I vaccini Covid li abbiamo avuti in pochissimo tempo grazie a fortissimi investimenti economici…», ha detto il 60enne. Leggi anche l’articolo —> Luca Ward prende in giro Joaquin Phoenix: «Il tuo piccolo Oscar e il discorsetto sull’ambiente»

 

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