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Marco Vannini, le parole incredibili di Martina: «Per me non è mai stato grave», ma il bossolo di pistola la smentisce

Omicidio Marco Vannini news: a Quarto Grado, nella puntata andata in onda venerdì 13 marzo 2020, un ulteriore approfondimento sulle evidenti discrepanze tra le parole dei Ciontoli, nello specifico di Martina, ribadite in aula a processo, e quanto rilevato dall’attività investigativa della Procura durante le indagini preliminari.

MARCO VANNINI NUOVO PROCESSO NEWS

Marco Vannini e le urla strazianti, Martina Ciorntoli parole shock: «Per me non è mai stato grave»

Alla luce delle durissime parole utilizzate dai giudici della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con la quale lo scorso 7 febbraio hanno annullato la sentenza di secondo grado e disposto un processo d’Appello bis a carico di tutta la famiglia Ciontoli, sembra ormai acclarato che la «Condotta omissiva tenuta da tutti gli imputati» abbia cagionato la morte del bagnino 20enne di Cerveteri deceduto dopo ore di agonia il 18 maggio 2015 a Ladispoli, dopo essere stato ferito con una pistola in casa della fidanzata Martina. La ragazza durante il processo, e come lei suo fratello Federico, la loro madre Mary Pezzillo e la fidanzata di Federico, Viola Giorgini (accusata di sola omissione di soccorso e assolta in primo e secondo grado), disse infatti di non essersi accorta che Marco fosse stato ferito da un proiettile né che in casa fosse stato esploso dal padre un colpo di pistola a bruciapelo. Queste le sue testuali parole pronunciate durante la deposizione in aula: “Per me Marco non era grave, non è mai stato grave … le sue erano delle lamentele ad alta voce” e non urla strazianti, precisò in aula la ragazza.

I Ciontoli sono tutti complici? Il bossolo di pistola trovato in casa li smentisce

Di diverso avviso i giudici della Suprema Corte che nelle loro motivazioni hanno rimarcato quanto strazianti siano state le grida emesse dal giovane agonizzante (parte delle quali tutti noi conosciamo perché ‘registrate’ in sottofondo durante le telefonate dei Ciontoli al pronto soccorso), udite addirittura dai vicini di casa. I Ciontoli sono quindi tutti complici e colpevoli del reato di omicidio volontario provato dai 110 minuti di voluto e consapevole ritardo nei soccorsi dati al povero Marco, che si contorceva di dolore con una pallottola conficcata nella spalla? È ciò che reputa plausibile la Cassazione che ha predisposto un nuovo Appello per rivedere le responsabilità di tutti gli imputati. Risulta infatti inverosimile credere che nessuno di loro si fosse accorto del colpo di pistola esploso in casa, da loro definito “colpo d’aria” (secondo quanto asserito da Antonio Ciontoli nella sua prima versione sull’accaduto) che provocò in Marco un grande spavento. In casa infatti Federico Ciontoli trovò il bossolo di pistola (la prova provata che il colpo d’arma da fuoco fu esploso eccome) e informò di ciò tutti i presenti in casa che quindi sapevano che il ragazzo era stato ferito da un proiettile mai uscito dal suo corpo. Corpo sporco di sangue che loro tutti, collaborando, ripulirono prima dell’arrivo dei soccorritori affinché la esatta dinamica dei fatti non potesse essere ricostruita. Quel colpo di pistola, in sostanza, andava nascosto in tutti i modi.

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