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Mario Bozzoli nipote: un processo indiziario che però ha una certezza granitica

Caso Mario Bozzoli news: va avanti il processo a carico di Giacomo Bozzoli, il nipote dell’imprenditore scomparso all’interno della fonderia di Marcheno (Brescia) la sera dell’8 ottobre 2015. L’imputato è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Giacomo Bozzoli davanti alla Corte d’Assise di Brescia sostiene di essere totalmente estraneo ai fatti contestati. Non solo, l’uomo si fa forte del fatto che a suo carico non vi siano prove concrete dell’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura. Solo indizi che fanno del procedimento a suo carico un processo del tutto indiziario.

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Un delitto in 11 minuti

Secondo le indagini Mario Bozzoli sarebbe stato aggredito e ucciso all’interno dei locali della sua azienda, che gestiva insieme al fratello Adelio e ai suoi figli Alex e Giacomo. Quest’ultimo avrebbe teso allo zio una trappola mortale. Il delitto si sarebbe consumato in un arco temporale di circa 11 minuti. In udienza al processo la pubblica accusa sta cercando di dimostrarlo, ricostruendo nei minimi dettagli la vicenda sulla scorta delle numerose testimonianze ed elementi investigativi raccolti in anni di indagini. La pistola fumante non c’è, manca la prova regina. Il processo non può prescindere da questo assunto. Sarà dunque difficile per la pubblica accusa dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, la (presunta) colpevolezza dell’imputato.

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Un processo indiziario che però ha una certezza granitica

Sebbene indiziario, tuttavia, il quadro accusatorio si regge su una constatazione che non può essere confutata: non c’è la prova che Mario Bozzoli sia uscito vivo dalla fonderia. «Il giorno dopo la scomparsa di Mario Bozzoli abbiamo capito che era successo qualcosa di grave». Così in aula il carabiniere Andrea Barbero, sentito come testimone nel processo a carico di Giacomo Bozzoli.

«Le immagini delle telecamere registrate la sera della scomparsa ci hanno permesso di dire che Mario Bozzoli non era uscito con le sue gambe dalla fonderia, altrimenti sarebbe stato ripreso dalle telecamere così come tutti i presenti sono stati ripresi», ha spiegato Barbeno. Quindi, logicamente, l’imprenditore bresciano è stato ucciso. Se infatti fosse morto accidentalmente il suo cadavere sarebbe stato rinvenuto nell’immediatezza dei fatti. E invece, come è noto, il suo corpo non è mai stato ritrovato. Come svanito nel nulla. Né le telecamere della fonderia hanno ripreso il passaggio del 50enne dopo la scomparsa.

In seguito alla telefonata alla moglie Irene, fatta da Bozzoli intorno alle 19 di quella sera, di lui s’è persa ogni traccia per sempre. Eppure disse alla donna che aveva finito al lavoro, che sarebbe passato dagli spogliatoi per cambiarsi e di lì a poco l’avrebbe raggiunta a casa. La coppia, infatti, doveva andare a cena fuori.

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Quando è stato ucciso Mario Bozzoli: le convinzioni dell’accusa

L’ex comandante dei Ros di Brescia Amleto Comincini ha dichiarato in aula: «Non c’è la pistola fumante, non abbiamo prove certe, ma collochiamo l’omicidio di Mario Bozzoli tra le 19.13 e le 19.24 dell’otto ottobre». Perché dai tabulati telefonici si sono potuti ricostruire i movimenti dell’imputato ritenuti sospetti: «Le 19.13 è quando la vittima effettua la sua ultima telefonata alla moglie e le 19.25 è quando l’imputato fa la prima chiamata alla compagna, per poi uscire in auto dalla fonderia la prima volta a 19.33. Tornerà indietro alle 19.43, per poi uscire ancora alle 19.55».

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Mario Bozzoli, la testimonianza del figlio

Uno dei figli di Mario, Giuseppe Bozzoli, riferì da subito ai carabinieri che tra il padre ed il cugino i rapporti erano molto tesi. «Se mi chiede se mio padre avesse paura rispondo di sì. Disse che ci fosse capitato qualcosa … sarebbe provenuto proprio dalla famiglia dello zio Adelio». Come riporta il settimanale Giallo, fu proprio il ragazzo a raccontare agli inquirenti di una lite molto accesa fra il padre e Giacomo.

«Disse di avere avuto una discussione accesa con mio cugino Giacomo, erano venuti addirittura alla mani …». Ed anche una segretaria dell’amministrazione della fonderia di Marcheno avrebbe confermato che Mario Bozzoli temeva i suoi nipoti consoci. La donna avrebbe anche subito una sorta di mobbing da parte dei nipoti di Mario. Sarebbe stata minacciata sul posto di lavoro, sempre secondo quanto riporta Giallo. Minacciata verbalmente da Giacomo, a suo dire il più aggressivo tra i due fratelli. Potrebbe interessarti anche —> Mario Bozzoli processo nipote, parla il colonnello del Ris: «Non abbiamo trovato tracce del corpo nel forno»

 

 

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Domenico Centamore

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