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Mario Bozzoli, la moglie chiede verità: «Sono sicura che qualcuno ha visto, dicano cosa è successo»

Mario Bozzoli nipote: il processo a Giacomo Bozzoli avrà inizio il prossimo 14 gennaio 2021. Le accuse a suo carico sono pesantissime. Secondo la procura generale di Brescia, il nipote dell’imprenditore scomparso a Marcheno l’8 ottobre 2015 avrebbe ucciso e fatto sparire lo zio. Un piano che avrebbe ordito fin nei minimi dettagli, animato da un odio nei suoi confronti che avrebbe covato da tanto, tanto tempo. Lui respinge ogni accusa e si prepara ad affrontare i giudici, certo che non vi siano prove di colpevolezza a suo carico. Non ha optato per il rito alternativo, ma ha scelto quello ordinario che vedrà sfilare nel dibattimento in aula, in Corte d’assise a Brescia, tantissimi testimoni chiamati a deporre dall’accusa e della difesa.

Il fratello di Mario Bozzoli: «Siamo innocenti»

Il fratello di Mario, Adelio Bozzoli, nonché consocio insieme ai figli dell’imprenditore scomparso, ha ribadito fuori dall’aula l’innocenza della sua famiglia sebbene lui noi sia coinvolto nell’inchiesta. “Non ho più parole da esprimere. Siamo innocenti”. Parla al plurale e difende suo figlio, Adelio. “Niente. Non è stato commesso nulla. Due anni fa ho perso mia moglie. Che venga giù dal cielo a farmi qualcosa se non è vero quello dico. Sono passati più di cinque anni. Abbiamo continuato a lavorare. Siamo qui anche oggi, io e i miei figli. A lavorare”.

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Il giallo della morte di Beppe Ghirardini

C’è poi il caso, che segue un iter parallelo a quello Bozzoli, relativo alla misteriosa scomparsa e morte del fidato operaio dell’imprenditore bresciano. Beppe Ghirardini scomparve dopo il suo titolare. Di lui si persero le tracce proprio il giorno in cui era atteso dal magistrato per essere sentito in qualità di persona informata dei fatti. Era in fonderia quando Mario si è come dissolto nel nulla. Ed è altamente probabile che sapesse qualcosa in merito alla sparizione del 50enne. L’addetto ai forni della fonderia di Marcheno fu rinvenuto cadavere a circa 100 km dalla sua abitazione, nei boschi di case di Viso, in zona Ponte di Legno. Ucciso da una capsula di cianuro, non trovabile in commercio, che aveva ingerito.

Sebbene la Procura abbia sempre indagato per istigazione al suicidio, la famiglia Ghirardini si è opposta con forza a siffatta ipotesi, convinta che mai Beppe si sarebbe ucciso e che qualcuno lo abbia costretto ad ingerire il veleno per metterlo a tacere per sempre, prima che parlasse con gli inquirenti. Il 23 dicembre prossimo è una data importante: sarà infatti discussa davanti al gip l’opposizione dei suoi familiari alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. L’ingente quantità di denaro contante (circa 4mila euro, qui i dettagli) trovato dagli investigatori a casa dell’uomo, ha alimentato l’ipotesi che quei soldi siano serviti a ‘comprare’ il silenzio dell’operaio della Bozzoli srl.

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Mario Bozzoli moglie: «Mi fa male l’omertà di Marcheno»

Ciò che dalla prima ora ha portato gli inquirenti a sospettare dei nipoti di Mario Bozzoli (inizialmente indagato insieme al fratello Giacomo, poi la posizione di Alex Bozzoli è stata archiviata) dipende dal fatto che ogni elemento confermerebbe che Mario non sia mai uscito sulle sue gambe dalla fonderia. I suoi vestiti negli spogliatoi, l’auto all’interno della ditta. Tutto era intatto, prova del fatto che quella sera il 50enne non è mai uscito dalla fonderia. Impossibile quindi sostenere qualunque altra ipotesi. Irene Zubani, moglie di Mario, respinge infatti con forza la tesi dell’allontanamento volontario sostenuta dalla difesa di Giacomo. “Questa cosa non la voglio nemmeno sentire”, ha detto. E sembra a lei impossibile che nessuno degli operai presenti in fonderia in quel frangente temporale abbia visto o sentito qualcosa di sospetto. Suo marito non può essersi volatilizzato nel nulla senza lasciar traccia.

“La speranza è che il dibattimento porti alla verità. Ciò che ho più a cuore è sapere cosa è successo quella sera. Il mio desiderio è proprio quello, che al di là delle dichiarazioni che sono state fatte, se qualcuno ha qualcosa da dire, lo dica al processo. Ho la speranza che venga fuori quello che non è stato ancora detto. Sono sicura che c’è qualcosa che non è stato detto. Sono sicura che qualcuno ha visto. Questa è la mia speranza”. (Fonte Il Giorno)

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Giacomo a colloquio con il pm durante le indagini fece anche delle illazioni, ipotizzando che lo zio, bell’uomo e a suo dire con un debole per le donne, potesse esser scappato con un’amante. Ma Irene Zubani non ha dubbi sulla fedeltà di suo marito e a mezzo stampa si è detta assolutamente certa di ciò: “Ci metterei non una ma due mani sul fuoco”. E adesso aspetta giustizia e verità. Potrebbe interessarti anche —> Caso Bozzoli, non solo Ghirardini: potrebbe esserci un’altra morte sospetta dietro il giallo di Marcheno

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