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Mario Draghi e l’inganno delle case farmaceutiche: l’Europa non può chiudere un occhio

Mario Draghi ha partecipato in videoconferenza al Consiglio europeo. Il premier ha lamentato l’atteggiamento dell’Europa nei confronti delle case farmaceutiche. Gli Stati, secondo Mario Draghi, non possono restare inermi di fronte agli impegni non onorati dalle aziende farmaceutiche sui vaccini anti-Covid: “I cittadini europei hanno la sensazione di essere stati ingannati da alcune case farmaceutiche”, avrebbe detto agli altri leader, a quanto riportano fonti europee. D’altro canto, le case farmaceutiche hanno il coltello dalla parte del manico, senza di loro non è possibile uscire dall’emergenza Covid. L’Ue dal canto suo però non dovrebbe lasciarsi sfuggire la situazione di mano ricordando che una pandemia non deve essere l’occasione per qualcuno di fare profitti. Soprattutto perché in gioco c’è la salute della popolazione mondiale.

Mario Draghi vaccino

Mario Draghi vaccino: l’inganno delle case farmaceutiche

Mario Draghi ha partecipato oggi in videoconferenza al Consiglio europei, incontrando gli altri capi di Stato e di governo dell’Unione europea. Il presidente del consiglio ha toccato il tema della campagna vaccinale contro il coronavirus. In particolare ha sottolineato che le aziende farmaceutiche che non stanno rispettando i contratti stretti con Bruxelles. Secondo Mario Draghi l’Europa non può rimanere immobile verso questo ostacolo.Ma il premier non è l’unico che la pensa in questo modo.

Il sentimento di sfiducia verso la comunità europea è condiviso anche dai cittadini, perlomeno gli italiani. A scatenare il sentimento di sconforto, i ritardi delle case farmaceutiche nella consegna dei vaccini. Ad esempio AstraZeneca, che in più di un’occasione non ha consegnato tante dosi di vaccino anti-Covid quante aveva promesso. Il presidente del Consiglio avrebbe anche riportato quanto accaduto con i vaccini AstraZeneca ritrovati nello stabilimento di Anagni. Per poi chiedere alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, se è d’accordo con il fatto che le dosi di vaccino anti-Covid prodotte in Belgio o in Olanda vadano al di fuori dell’Unione. Von der Leyen, riportano sempre fonti Ue, lo avrebbe rassicurato sottolineando che i vaccini prodotti dentro l’Unione europea non usciranno dai confini comunitari.

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Mario Draghi vaccino

I guadagni delle case farmaceutiche sui vaccini

Nella speranza che il mondo possa presto uscire dalla pandemia, i governi si sono affidati agli unici colossi in grado di risolvere il problema del virus: le case farmaceutiche. L’Unione europea, dunque, ha stilato contratti con le aziende che prevedevano ingenti finanziamenti pubblici e quasi totale carta bianca sulla distribuzione. Secondo Bloombergsolo tra il 2020 e il 2021, e solo per il vaccino contro il Covid, le aziende di Big pharma si divideranno tra loro 20 miliardi di soldi pubblici (non è chiaro in quali percentuali). Le somministrazioni però non si esauriranno nel biennio 2021-2022. Il proliferare di varianti richiederà probabilmente la necessità di richiami periodici che renderanno il vaccino Covid qualcosa di abbastanza simile a quello influenzale.Sta di fatto che in gioco c’è un business che oscilla tra i 50 e i 100 miliardi di dollari l’anno.

Le case farmaceutiche non ricavano i guadagni solamente dalla vendita dei farmaci anti-Covid. I margini di profitti maggiori in realtà li registrano grazie agli accordi che stipulano con i vari governi. L’Ue in questa situazione di emergenza ha investito soldi al buio puntando su diversi vaccini e ha lasciato che il prodotto venisse totalmente privatizzato. L’idea di fondo però doveva essere un’altra. Nessun profitto sulla pandemia. Le condizioni di esclusività sui brevetti e i cospicui fondi pubblici che sono stati forniti alle aziende per lo sviluppo del prodotto sono i punti chiave per contrastare le big pharma. I colossi dei farmaci non hanno dunque perso tempo e hanno speculato sui possibili guadagni in borsa. Una delle case farmaceutiche che più sentiamo nominare lo scorso novembre ha incassato 5,6 milioni di dollari vendendo il 60% delle sue azioni. L’amministratore delegato di un’altra azienda ha a sua volta venduto titoli per quasi 100 milioni di dollari.>>Tutte le notizie

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