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Morte Mattia Mingarelli, famiglia contraria all’archiviazione: traccia di sangue nel rifugio dove fu visto per l’ultima volta

Morte Mattia Mingarelli news: torna in auge il giallo di Chiesa in Valmalenco, perché secondo le indiscrezioni il fascicolo di inchiesta avrebbe preso la strada della archiviazione. Nessuna svolta, quindi, nell’ambito delle indagini sul misterioso decesso del 30enne comasco di cui si erano perse le tracce il 7 dicembre 2018. Originario di Albavilla (Como), Mattia si era recato nel rifugio di Chiesa in Valmalenco, in provincia di Sondrio, di proprietà della famiglia, insieme al suo cane Dante, per trascorrere alcuni giorni di vacanza. Venne ritrovato senza vita la vigilia di Natale, ma non si è mai capito come sia stato possibile che il cadavere si trovasse in un punto già battuto dalle ricerche nelle settimane precedenti e che nessuno lo abbia notato prima del 24 dicembre.

Morte Mattia Mingarelli: la famiglia convinta che gli abbiano fatto del male

La famiglia è contraria alla archiviazione: Elisa Mingarelli sorella di Mattia, ha infatti lanciato un appello a “La vita in diretta” su Rai 1. “Vogliamo la verità sulla morte di Mattia – ha detto – Siamo convinti che non si sia trattato di un incidente, di una semplice caduta accidentale. E il fatto che in procura a Sondrio sia ancora aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio dimostra la fondatezza dei nostri dubbi. Pensiamo che possa essergli stato fatto del male e che qualcuno sappia molto più di quanto detto agli inquirenti. Se qualcuno sa qualcosa deve parlare”.

Traccia di sangue nel rifugio dove Mattia fu visto per l’ultima volta

Ecco dunque che la famiglia di Mattia non accetta la ipotesi della morte accidentale. L’ultimo ad avere interagito con Mattia prima della sua sparizione è il custode del rifugio Giorgio Del Zoppo. Con lui il giovane aveva preso un aperitivo poi le sue tracce si persero. “Gli esiti degli esami tossicologici confermano che mio fratello aveva bevuto un paio di bicchieri di vino quella sera, ma non tali da fargli perdere la lucidità – ha precisato la sorella di Mattia – Non aveva motivo per avventurarsi nel bosco e ci sembra poco credibile che nessuno lo abbia visto. Siamo tornati spesso nell’ultimo anno ai Barchi proprio per parlare con la gente del posto, per cercare quello che ancora resta celato. Abbiamo anche nominato un secondo perito. Sappiamo che si attendono ancora i risultati di alcuni esami su una traccia ematica rilevata nel rifugio dove Mattia è stato visto l’ultima volta”. La profonda frattura cranica, compatibile con una caduta accidentale nel tratto scosceso che il 30enne stava percorrendo ma che potrebbe essergli stata causata anche da un oggetto contundente, lascia forti dubbi sulle cause del decesso. Dopo un anno di indagini, insomma, la dinamica dei fatti non è ancora chiara. Elisa Mingarelli fa sapere che “Se il fascicolo dovesse essere chiuso, noi continueremo a cercare la verità. Mattia non aveva motivo per trovarsi nel bosco quella notte, senza telefonino, una torcia e l’attrezzatura adatta. Senza il suo cane Dante da cui non si separava mai”.

 

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