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Nino Di Matteo, anniversario strage Capaci: «Tanti ostacoli e ipocriti, ma la lotta per la verità non si ferma»

Il 23 maggio 1992 Giovanni Falcone è stato vittima della mafia. La sua battaglia costante però non è finita con la sua morte, altre persone in Italia si sono sentite ancora più motivate a portare avanti la lotta con tra la mafia. Tra questi c’è anche il magistrato Nino Di Matteo. Aveva solo 30 anni quando è stato assassinato Giovanni Falcone e racconta: “La sera del 23 maggio, mentre piangevo non avrei mai immaginato che, solo dopo pochi anni, mi sarei trovato a indagare e a sostenere l’accusa nei processi sulle stragi del 1992″.

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Nino Di Matteo

Nino Di Matteo e la sua lotta

Nino Di Matteo è il magistrato più blindato d’Italia. Sotto scorta da 27 anni, da dieci al massimo livello previsto. Palermitano e oggi al Consiglio superiore della magistratura, pm di lungo corso che si occupa, da sempre, di indagini di mafia. Prima a Caltanissetta ha indagato e sostenuto l’accusa nei processi sulla strage di via D’Amelio (24 ergastoli), sull’omicidio del giudice Antonino Saetta (3 ergastoli); ha riaperto le indagini sulla strage Chinnici (ottenendo 16 ergastoli) e si è occupato di molte delle principali inchieste sia a Palermo – con il ‘pool Stato-mafia’ – sia alla Procura nazionale antimafia.

Sono passati ventotto anni da quel terribile 23 maggio 1992. Una data che cambio la vita di Nino Di Matteo. La mafia pensò di segnare una grande vittoria, ma in realtà fu solo un autogol. Quel evento così terribile stimolò tantissime persone a non arrendersi. Il messaggio che passò non è della loro forza, ma che Falcone non doveva morire per niente. Il magistrato racconta all’AGI come si è sentito quel periodo. “Avevo vinto da poco il concorso, stavo facendo il tirocinio alla procura di Palermo, in attesa di prendere servizio in quella di Caltanissetta. Fui colto da un sentimento di irrefrenabile angoscia e disorientamento. Giovanni Falcone per me, giovane studente che sognava di potere fare un giorno il magistrato, aveva rappresentato il modello di riferimento. Il simbolo della voglia di riscatto della mia terra e del mio popolo”. 

giovanni falcone

Il ricordo di Falcone

Oggi Di Matteo è diventato il magistrato più blindato d’Italia. Lui ha scelto una vita di rinunce pur di non far vincere la mafia. “Da 27 anni sono scortato, da dieci con il massimo livello di protezione. Non posso e non voglio ricordare ad altri quante ansie, quanti sacrifici e quante rinunce questa situazione abbia comportato a me e alla mia famiglia. In questo Paese molti non capirebbero, altri fingerebbero di non capire”.

In questa giornata di memoria racconta come non sopporti l’ipocrisia che dilaga tra le persone. “Anche Giovanni Falcone diventò facile bersaglio di ipocriti perbenisti che lamentavano il fastidio che le misure di protezione di cui godeva il giudice arrecavano agli ‘onesti cittadini’. Molti di loro oggi fingono di onorare da morto quel giudice che, da vivo, insultavano e deridevano”.

Di Matteo conclude l’intervista con un messaggio importante:  “come Giovanni Falcone, prima di essere ucciso a Capaci, venne ripetutamente ostacolato, isolato, delegittimato, anche da una parte importante delle istituzioni e della magistratura. La verità è quella che, ancora oggi, dobbiamo coltivare e perseguire per dare un volto a chi, insieme ai mafiosi che sono stati individuati e condannati nei processi, ha probabilmente concepito, organizzato ed eseguito la strage”. >>Gigi Simoni, malore improvviso: la situazione è grave

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