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L’Europa che censura i canali di informazione russi non è diversa da Putin

In Europa sono stati oscurati i canali tv russi di informazione. Una domanda quindi sorge spontanea: che differenza c’è tra l’Unione europea che censura e la Russia che propone solo propaganda? Nessuna. La decisione è sbagliata sotto tutti i punti di vista, e crea un precedente non indifferente. Seguendo questo modus operandi, quante altre volte i governi potrebbero decidere cosa è giusto pubblicare e cosa no? Chi può parlare e chi no? Ma soprattutto, dov’è la libertà di espressione?

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Oscurati i canali tv russi in Europa: la scelta sbagliata dei governi

I due canali russi finanziati dal Cremlino, Russia Today e Sputnik, sono stati oscurati in Europa con l’accusa di “condurre azioni di disinformazione e manipolazione delle informazioni”, e di essere “sotto il controllo permanente, diretto o indiretto, delle autorità della Federazione russa”. Inoltre, si sostiene che siano “essenziali e determinanti per portare avanti e sostenere l’aggressione militare nei confronti dell’Ucraina e per la destabilizzazione dei Paesi vicini”. Nessuno ha intenzione di mettere in discussione le motivazioni: è vero. La Russia, da sempre, controlla le proprie informazioni per creare un’opinione pubblica favorevole alle scelte governative. Tuttavia questo non giustifica la censura che i governi europei, i governi di Paesi tecnicamente democratici, hanno scelto di mettere in piedi.

Durante la pandemia, probabilmente, ci siamo abituati ad apprendere le nuove regole senza discutere. Sapevamo che stavamo combattendo contro un evento senza precedenti, e ci siamo fidati di chi, più competente di noi, ci ha detto cosa dovevamo fare e come. Quando si parla di informazione, però, questo teorema non può funzionare: se permetteremo alla censura europea di passare inosservata, poi, non potremo più impressionarci di fronte alla chiusura di un giornale, a una voce zittita perché non in linea. Perché oggi, sostanzialmente, stiamo delegando all’Unione europea la possibilità di dirci chi può dire che cosa.

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Come alimentare le teorie del complotto

Tra l’altro, scegliere di oscurare dei canali di informazione non produce altro che l’alimentazione delle teorie del complotto. Già oggi c’è chi sostiene che le immagini degli ospedali colpiti dai bombardamenti, dei morti per le strade, degli attacchi siano completamente finte. In questo modo non stiamo facendo altro che dare in mano un’arma a chi, ogni giorno, vuole andare a tutti costi contro corrente, anche se il prezzo da pagare è quello di sostenere teorie completamente false. Come ha sottolineato Ricardo Gutierres, il segretario generale della European Federation of Journalists, mettere al bando un media “è un atto serio, che deve basarsi su solide basi giuridiche ed elementi oggettivi, per evitare arbitrarietà”. In questo caso, però, di solide basi non ce ne sono. Anzi: si sta lasciando libero arbitrio ai governi di scegliere chi può parlare, chi può dire cosa.

La strada intrapresa, insomma, non è quella giusta: bisogna contrastare la cattiva informazione, dimostrare dov’è la verità, permettere ai cittadini di farsi una propria idea. E questo significa anche lasciare che i programmi russi espongano la propria propaganda. Dimostrare la mancanza di indipendenza finanziaria, la manipolazione delle informazioni. Mettere alla luce gli interessi dietro a un canale, a un giornale. Poi, saranno i cittadini a scegliere a cosa credere e a cosa no. Ma di sicuro non possono farlo i governi. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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