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Mattarella frena sul bis al Quirinale, la palla ora a Draghi (che potrebbe dimettersi comunque)

Mattarella, bis al Quirinale? Nella giornata di ieri, il capo dello stato, è tornato sulla delicata questione, sostanzialmente, però negli stessi termini, che aveva usato nei mesi scorsi. In febbraio aveva richiamato il precedessore Antonio Segni, stavolta è toccato a Giovanni Leone. Mattarella ha ricordato che il 15 ottobre 1975, Leone «ripropose la sollecitazione (già sottolineata da Segni) di introdurre la non rieleggibilità del presidente della Repubblica, con la conseguente eliminazione del semestre bianco». Le parole di Mattarella hanno scatenato politologi e giornalisti. Chi invece è chiuso nel suo silenzio è Mario Draghi. Il premier accuratamente si è tenuto alla larga dall’acceso confronto quirinalizio. Anche se continuamente vi viene trascinato, tirato qua e là per la giacchetta, dai partiti. Del resto il trasloco dell’ex numero uno dell’Eurotower da Palazzo Chigi al Quirinale sarebbe il primo caso nella storia della nostra Repubblica.

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Mattarella frena sul bis al Quirinale, la palla ora a Draghi (che potrebbe dimettersi comunque)

Per l’ennesima volta Sergio Mattarella ribadisce la sua non volontà di fare il bis al Quirinale. Nel discorso di fine anno, il capo dello stato aveva detto: «Care concittadine e cari concittadini, quello che inizia sarà il mio ultimo anno da presidente della Repubblica». Allora pochi ci fecero caso, prendendo la riflessione come una formula di rito. Nel corso di una visita ad una scuola elementare però Mattarella aveva rimarcato di sentirsi stanco: «Il mio è un lavoro impegnativo, ma tra otto mesi il mio incarico termina, potrò riposarmi, sono vecchio». Nella giornata di ieri il presidente della Repubblica ha ripetuto quella che è una sua convinzione, come scrive «Il Corriere della Sera»: considera il doppio mandato di fatto incostituzionale.

“Al di là della sua scelta personale, Mattarella pensa che il Parlamento dovrebbe affrontare, e risolvere, la questione, rovesciando la prospettiva. Perché il problema è soprattutto quello del semestre bianco, che affievolisce i poteri dei presidenti (impedendo loro di sciogliere le Assemblee) e che andrebbe cancellato per lasciare le mani totalmente libere a chi sta sul Colle. Questo il senso del riferimento di ieri”, scrive Marzio Breda. Lo stesso giornalista del «Corriere» aggiunge un particolare: “Se si vuole un altro indizio sulle sue intenzioni, è significativo che dieci giorni fa il presidente abbia firmato il contratto d’affitto per un appartamento tra i Parioli e il quartiere Salario Trieste, che aveva visitato in ottobre. Evidentemente conta di traslocare lì”.

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Le intenzioni di Mario Draghi

Resta da capire quali siano le intenzioni di Mario Draghi«Dovrà decidere Draghi se il suo contributo al Paese sia meglio nell’essere un anno in più nel potere diretto del presidente del Consiglio, o avere per 7 anni l’autorità che ha il presidente della Repubblica. Non è un’alternativa semplice, ma bella. Ma tocca così tanto la persona coinvolta, che non può che decidere Draghi», le parole di Romano Prodi su Radio24. Non è affatto una decisione da prendere a cuor leggero. Mi trovo d’accordo con Francesco Verderami, che in un articolo uscito stamani sul «Corriere», scrive: “Finora Draghi non si è espresso, e per quanto le forze politiche insistano a chiedergli di restare a palazzo Chigi fino al 2023, il suo silenzio viene vissuto come una forma di riflessione”.

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Quirinale, Mattarella si defila: cosa può accadere

Circola in queste ore un’ipotesi davvero forte, rilanciata da «Today» e ripresa anche da Ilario Lombardo sulla «Stampa». Si parla di alcune voci dei “franceschiniani”, secondo cui si apre “anche uno scenario che finora, nelle mille ipotesi in cui si è detto tutto e il contrario di tutto, non era stato delineato da nessuno. ‘Draghi potrebbe dimettersi comunque’, dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, o potrebbe minacciare di farlo, se non dovesse essere più lui il candidato”. Perché? “Lo farebbe, secondo il messaggio consegnato da Franceschini ad alcuni parlamentari, perché si sentirebbe sfiduciato dai partiti, la quasi totalità del Parlamento. Che sostengono la coalizione del suo governo di unità nazionale. Stando a una tesi simile che circola tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia, Draghi giustificherebbe il suo passo indietro sostenendo di aver completato il lavoro per cui era stato chiamato da Sergio Mattarella, sulle riforme legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e sulle vaccinazioni. A maggior ragione se dovesse andar via dal Quirinale il presidente con il quale aveva stretto l’impegno del governissimo”, si legge sul giornale. Per l’economista la partita del Colle è piena di incognite. Leggi anche l’articolo —> Draghi “gonfia” la manovra e prende in contropiede Lega e M5s | Retroscena
 

 

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