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Esclusiva “Report”: i contratti ‘segreti’ per i vaccini Pfizer e Moderna

Contratti “segreti” tra Ue e le case farmaceutiche Pfizer e Moderna: l’esclusiva di Report. L’Unione Europea li ha tenuti nascosti per mesi: prima ha rifiutato di pubblicarli, poi ha coperto con una serie di omissis i dati sensibili. La trasmissione di Rai 3 è venuta in possesso dei contratti e ha pubblicato integralmente i primi contratti per l’acquisto dei vaccini anti-Covid stipulati da Bruxelles a fine 2020 con Pfizer e Moderna. Report tornerà a parlare di vaccini nella puntata di lunedì 19 aprile.

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I contratti “segreti” tra Ue e Moderna e Pfizer

Con questi contratti, l’Europa ha versato un anticipo di 700 milioni di euro a Pfizer e 318 milioni a Moderna, per prenotare rispettivamente 200 e 80 milioni di dosi. I contratti rivelano nuovi dettagli interessanti, come il vero prezzo del vaccino Pfizer. La cifra di 15,50 euro a dose per il vaccino di Pfizer-Biontech di cui si parla da mesi, infatti, non è propriamente corretta. Quella è soltanto la media fra due prezzi differenti concordati con la casa farmaceutica.

L’azienda infatti ha venduto il suo siero a 17,50 euro per i primi 100 milioni di dosi, e 13,50 euro da 100 a 200 milioni di dosi. Poi però il prezzo risale: per tutti gli ordini ulteriori fatti entro 3 mesi dall’autorizzazione concessa da Ema (dunque fino al 21 marzo), si passa a 15,50 euro a dose. Dopo, di nuovo a 17,50 euro. E il prezzo sembra destinato ad aumentare ancora in futuro. Per il momento, però, il primato di vaccino più caro sul mercato resta di Moderna: 18,80 a dose.

Effetti collaterali

I contratti confermano anche che, in caso di danni da effetti collaterali, gli indennizzi ricadranno quasi esclusivamente sugli Stati. Sulle concessioni fatte alle case farmaceutiche in materia di responsabilità civile si discute da mesi in tutta Europa. Ma il testo ribadisce che l’utilizzo “avviene in periodo di condizioni epidemiche e l’amministrazione dei prodotti sarà condotta sotto la sola responsabilità degli Stati membri”. Le case farmaceutiche rispondono soltanto in caso di dolo o di dimostrata violazione delle Good manufacturing practice (le buone pratiche di produzione che tutte le aziende sono tenute a rispettare). I brevetti, invece, restano in mano ai privati, nonostante la manleva e i finanziamenti pubblici.

Ritardi nelle consegne

Come già visto nel caso di Astrazeneca (Report aveva rivelato gli omissis del contratto con AZ a febbraio) gli accordi sembrano tutelare i big pharma anche su eventuali ritardi nelle consegne. In particolare nel contratto di Pfizer è stata inserita una clausola per cui, se l’autorizzazione Ema arriva entro il 15 agosto 2021 (come è successo) ma la produzione dell’azienda risulta insufficiente per soddisfare gli ordini previsti, quest’ultima si impegna semplicemente a rivedere il programma di consegna in base a non meglio precisati “equi e giusti principi”. Per Moderna invece le condizioni sembrano leggermente più severe: è scritto che se la consegna ritarda di oltre 90 giorni, gli Stati possono annullare l’ordine.

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Fra gli allegati del contratto di Moderna c’è anche un rendiconto dei costi sostenuti per avviare la produzione: dagli 85 milioni di dollari in materie prime ai 173 milioni di investimenti nelle strutture. Il preventivo delle spese era infatti uno dei requisiti per giustificare i lauti anticipi riconosciuti dalla Commissione. Non appaiono invece informazioni sui costi della produzione nell’accordo con Pfizer. >> Tutte le news di UrbanPost

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